Chi, tra i settantenni lettori di questa rivista non è mai “andato a rane” durante l’infanzia?

Pochi, vedo, comunque sempre tanti se raffrontati ai ragazzini di oggi che le rane le hanno viste soltanto in foto sui libri di scuola. Solo se hanno studiato le Scienze, ovviamente, il che non è così scontato; anche perché per raffigurare gli Anfibi sui libri di scuola, probabilmente, hanno scelto la foto di una rana multicolore e velenosa della Foresta amazzonica.

L’avrete capito subito e tutti (non ho mai trovato lettori dall’intuito così pronto come quelli de “ILDIARIOonline”), che in questo articolo della nostra rubrica vogliamo parlare degli Anfibi dei nostri ambienti: della nostra campagna, dei nostri orti e dei nostri giardini.

Ora, appare evidente dalle facce degli stessi Lettori che il tema non entusiasma precisamente; anzi, lascia alquanto perplessi, se non proprio schifati. Più di qualcuno infatti si chiede (segretamente, per timore del relatore): “perché mai parlare di quelle bestiacce? Oltre tutto non servono a nulla e il fatto che siano scomparse è tutta salute”.

Errore, caro Lettore: errore grossolano e tipico del cittadino del Terzo Millennio, che crede che il mondo sia cominciato nel Duemila e che sia stato creato per l’uomo e a sua immagine e somiglianza, come le divinità.

Errore per la banale (ma non tanto) ragione che gli Anfibi in genere e dunque le rane, le raganelle, i rospacci schifosi e i tritoni (vi spiegherò poi cosa sono questi ultimi) sono formidabili indicatori di qualità biochimica dell’ambiente. Dell’ambiente dell’uomo, il nostro e dunque lo stesso in cui noi scimmioni senza pelo (ma pur sempre scimmioni) viviamo, lavoriamo, facciamo sport e bruciamo le calorie in eccesso.

Se mancano gli Anfibi, si può allora affermare, c’è qualcosa che non va; c’è qualche veleno di troppo, che le acque sono inquinate, il suolo avvelenato e questo non solo non giova loro, ma neppure a noi, evidentemente.

A questo punto, però, sciogliamo il mistero e parliamo dei benedetti (è il caso di dirlo) Anfibi e dunque degli animali che i cittadini dai vent’anni in giù, probabilmente non hanno mai visto.

Come si diceva poco fa, gli Anfibi presenti nella Pianura Veneta appartengono a nove specie e sono o dovrebbero essere, precisamente, la Rana verde (Rana synklepton esculenta), la Rana di Lataste (Rana latastei), la Rana agile (Rana dalmatina), la Raganella meridionale (Hyla intermedia), l’Ululone dal ventre giallo (Bombina variegata), il Rospo comune (Bufo bufo), il Rospo smeraldino (Bufotes viridis), Il Tritone crestato (Triturus carnifex) e il Tritone comune (Lyssotriton vulgaris meridionalis).

Ora, a ben vedere, nessuna di esse se la passa bene, anzi, almeno quattro sono sull’orlo locale dell’estinzione e le altre cinque sono decisamente rare.

Questo significa che stiamo tagliano il ramo su cui ci siamo seduti e dunque che stiamo avvelenando l’acqua e il suolo e che stiamo semplificando drammaticamente la biocenosi di cui facciamo parte in qualità di ospite d’onore, in quanto fatti a immagine e somiglianza del Creatore.

Se non credete, provate a cercare una rana verde lungo i fossi della campagna. Sì, le banali rane, che si mangiavano pure e i cui concerti, nelle notti di primavera, erano assordanti. Ma provate anche a cercare un rospo, un comune rospo e poi un rospetto smeraldino di quelli che zampettavano sui marciapiedi a notte fonda, d’estate, quando si tornava dal cinema all’aperto.

Non li troverete, perché nel frattempo hanno diserbato i marciapiedi urbani, i bordi delle strade, gli orti, i cortili, ecc. ecc. con un pesticida che li ha uccisi.

Quanto alle altre specie, lasciate perdere. Evitate, perché sono cosa da naturalisti e dunque per coloro che soffrono al posto vostro, rendendosi conto di quanto abbiamo distrutto fino ad ora, allegramente.

Michele Zanetti
Michele Zanetti vive vicino alle sponde del Piave e di acque, terre, esseri viventi si è sempre occupato. Prima come "agente di polizia provinciale" e adesso come naturalista a tutto tondo. È stato il cofondatore di un attivo centro didattico "il Pendolino" , ed è l'autore di una cospicua serie di libri su temi ambientali di cui è anche capace illustratore. ha intrapreso anche la via narrativa in alcune pubblicazioni recenti.

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