Di Biodiversità si fa un gran parlare. Biodiversità di qua, Biodiversità di là, Biodiversità di su, Biodiversità di giù. Il dubbio, tuttavia, rimane: che l’abbiano capito, la gente comune, i semplici cittadini, il “paese reale”, che passeggia, che corre per smaltire i chili da eccesso di nutrizione o beve spriz al bar Sport?

Niente paura, siamo qui noi e grazie a questo portentoso e invincibile strumento di divulgazione (mi riferisco al computer, sperando che non salti la corrente elettrica), da domani tutti finalmente sapranno cosa sia la fatidica Biodiversità, quale sia la sua importanza e quali siano i presupposti della sua conservazione.

Ragazzi, ascoltatemi bene, che non ho voglia di ripetermi:

Biodiversità significa diversità di specie viventi. Essa può essere povera, quando le specie presenti in un certo ambiente, tipo giardino condominiale, sono in numero assai ridotto (es.: zanzare tigre, colombi, pantegane); oppure può essere ricca, quando le specie presenti in un certo ambiente, tipo siepe agraria mista, sono molto numerose (l’elenco sarebbe lunghissimo, ma ci torneremo).

Bene, ora che sappiamo cos’è la Biodiversità (che non è precisamente data dalle varietà di fagioli), diciamo a cosa serve o, meglio, qual è la sua importanza ecologica.

Semplice: più essa è ricca, più l’ambiente è pulito, sano, ricettivo ed efficiente in termini ecologici.

Più essa è ricca, più abbiamo la garanzia di trovarci (noi, scimmie umane … più scimmie che umani) a contatto con un ambiente gradevole e, soprattutto, vivibile.

Altro esempio (non vogliamo lasciare indietro nessuno): il giardino condominiale è un ambiente di deprimente povertà, oltre che costoso e inutilizzabile. Una passeggiata in giardino, in questo caso, può portare gli animi sensibili a gesti estremi, tipo gridare:

“Aiuto!!! C’è nessuno!!! Dove siete tutti!!! Qui c’è una pantegana morta!!!.

Una passeggiata lungo una siepe campestre, invece, solleva l’animo, allarga i polmoni, gratifica con il canto dell’Usignolo, del Merlo, del Fringuello, con il volo delle farfalle e con la comparsa di una splendida ragazza senza abiti, che poi sarebbe la Eva del Paradiso terrestre (ma quest’ultima è soltanto una visione dovuta alla fantasia dei soliti animi sensibili).

Ora, scherzi a parte (non mi sembrava che avessimo scherzato, comunque), la Biodiversità della Pianura Veneta risulta assolutamente discontinua: povera e monotona nei centri urbani e nelle periferie dei condomini, negli agglomerati balneari, nelle zone industriali, presso gli impianti sportivi, presso gli svincoli e le rotonde delle superstrade, nelle campagne a monocoltura di Prosecco, presso le discariche; in altre parole, sulla quasi totalità del territorio.

Poi ci sono gli angoli ricchi di Biodiversità. E sono le campagne tradizionali, i giardini ricchi di alberi autoctoni, i fiumi, i fossi e i ruscelli percorsi da acque pulite, i boschi agrari anche di recente realizzazione, i parchi storici e persino i centri storici con edifici ricchi di accoglienti nicchie.

In altre parole sono gli habitat che determinano la Biodiversità. Habitat monotoni e avvelenati come quelli da cui siamo letteralmente assediati, sono antitetici alla ricchezza di forme di vita selvatica. E se sono poveri di vita selvatica, sono pericolosi anche per la scimmia-umana, che nella smania incontenibile di arricchirsi (il denaro non è una voce ecologica, anche se può consentire di mandare in prescrizione un processo o di curarsi un tumore a New York) ha perduto di vista la propria qualità (bio chimico fisica) della vita.

Concludendo possiamo affermare che difendere gli habitat della vita selvatica e la loro qualità, a scapito di mega rotatorie e svincoli, di pedemontane, di mega stadi per mega …, non significa difendere semplicemente la vita selvatica (i rospi schifosi, le civette che portano il malocchio, le vespe che pungono: ma chi se ne frega!!! Dicono gli attuali governanti di questo bellissimo e disgraziato Paese), ma significa soprattutto difendere la nostra salute e le sue efficienti sentinelle naturali.

Michele Zanetti
Michele Zanetti vive vicino alle sponde del Piave e di acque, terre, esseri viventi si è sempre occupato. Prima come "agente di polizia provinciale" e adesso come naturalista a tutto tondo. È stato il cofondatore di un attivo centro didattico "il Pendolino" , ed è l'autore di una cospicua serie di libri su temi ambientali di cui è anche capace illustratore. ha intrapreso anche la via narrativa in alcune pubblicazioni recenti.

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