“L’ambiente è la realtà che circonda e interagisce con un organismo nel corso della sua esistenza”: così il Vocabolario Treccani.

Il termine deriva da “ambire”, che significa “stare intorno a” e si riferisce a tutti gli elementi, fisici, chimici e biotici che concorrono alla sua definizione. Tra i primi, la luce e la temperatura, quindi la composizione chimica dell’aria, dell’acqua e del suolo; infine la biocenosi e dunque la comunità di organismi animali e vegetali che condivide l’habitat con il soggetto.

Per ciascuna specie vivente si può indicare un “habitat elettivo”, che corrisponde indicativamente all’ambiente in cui quella specie trova le condizioni ottimali per vivere e riprodursi.

Detto questo viene da chiedersi: ma esiste un ambiente elettivo per la specie umana? Quali sono, in altre parole, i parametri che caratterizzano la realtà in cui il “primate-uomo” si trova in perfetta sintonia con l’ambiente che lo circonda?

La risposta è assai difficile, più di quanto si pensi, per la semplice ragione che Homo sapiens (molto Homo e poco sapiens, verrebbe da dire) è una tra le specie viventi in assoluto più “generaliste”. Il che significa che è l’opposto di un organismo specialista e dunque estremamente adattabile: a qualsiasi ambiente e alle risorse alimentari più diverse.

Se comunque risalissimo alle origini del genere cui apparteniamo (Homo, appunto) dovremmo riconoscere che il nostro habitat elettivo era la savana. Era, insomma, quella speciale prateria della fascia equatoriale africana, vastissima e sparsa di rare alberature, oltre che di leoni, iene e antilopi.

Quello della savana è stato l’habitat che abbiamo conquistato dopo aver abbandonato l’ambiente forestale e la condizione di quadrumani arboricoli, assumendo la posizione eretta.

Il nostro percorso evolutivo è cominciato così e ci ha condotti, in appena poche centinaia di migliaia di anni, sulla Luna e su Marte, a scannarci con le bombe a grappolo e all’uranio impoverito e a trarre pericolosamente energia dall’atomo.

Certo questo percorso è stato dapprima lentissimo, accelerando soltanto negli ultimi tremila anni e assumendo un andamento esponenziale spinto solo negli ultimi due secoli.

In quest’ultimo lasso di tempo l’uomo ha modificato radicalmente il proprio ambiente di vita; non solo, ma ha modificato profondamente e drammaticamente quello planetario. Il suo è stato un delirio di onnipotenza autoreferenziale e dunque follemente antropocentrico e questo gli ha consentito di compromettere il suo stesso futuro di specie.

Negli ultimi duecento anni l’uomo ha inventato l’ambiente delle smisurate concentrazioni metropolitane, ha svuotato gli oceani e i mari, privandoli di preziose risorse ittiche, ha distrutto la metà delle foreste, ha inquinato gravemente le acque dolci di superficie e di falda delle aree più densamente abitate, ha avvelenato l’aria con le esalazioni prodotte dalle sue attività e alterato la composizione dell’atmosfera. Per di più e questo è il dato più sconvolgente, ha incrementato la propria popolazione fino a superare gli otto miliardi di individui. Come a dire che la biomassa della nostra specie (quantità in peso degli umani) supera quella di tutti gli altri organismi animali presenti sul Pianeta.

A questo punto la domanda su quale sia l’ambiente ottimale per l’uomo diviene un puro esercizio di teoria scientifica. Si può comunque affermare che l’uomo vive bene nelle realtà in cui il filo sottile e resiliente che lo collegava ad un habitat sano, di suolo, acque e aria puliti, oltre che ricco di Biodiversità, non è stato reciso brutalmente.

Banale conclusione, che il più stupido e auto lesivo organismo vivente sul Pianeta Terra stenta persino a comprendere.

Michele Zanetti
Michele Zanetti vive vicino alle sponde del Piave e di acque, terre, esseri viventi si è sempre occupato. Prima come "agente di polizia provinciale" e adesso come naturalista a tutto tondo. È stato il cofondatore di un attivo centro didattico "il Pendolino" , ed è l'autore di una cospicua serie di libri su temi ambientali di cui è anche capace illustratore. ha intrapreso anche la via narrativa in alcune pubblicazioni recenti.

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