La sera del 03 luglio 1990, nello stadio San Paolo di Napoli, Roberto Donadoni sbaglia un calcio di rigore contro l’Argentina ponendo così fine al sogno: l’Italia, padrona di casa dei Mondiali di Calcio, non arriverà a giocare la finale a Roma. Un’occasione sprecata molti avrebbero poi detto, ancora canticchiando a mezza voce “Notti Magiche”. Una diagnosi probabilmente vera dal punto di vista dell’evento sportivo, ma certamente vera dal punto di vista dell’opportunità socioeconomica. Il paese, ancora ubriaco dalle feste e dall’opulenza degli anni Ottanta e non ancora brutalizzato dalle bombe di mafia e da Tangentopoli, purtroppo conferma la propria propensione al caos e, tra cattedrali nel deserto e idee visionarie, non riesce a sfruttare l’occasione di Italia 90 per rilanciare davvero la propria immagine e il proprio ruolo nel mondo.

Saltiamo avanti nel tempo di ben 33 anni ed eccoci all’estate 2023. L’Italia sta faticosamente cercando di rialzarsi dopo i violenti colpi ricevuti (e in parte ancora in arrivo) dal COVID prima e dalla Guerra in Ucraina poi. Al centro degli sforzi per rilanciare il paese, un acronimo misterioso e asettico: PNRR.

Si tratta del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, vale a dire un pacchetto di aiuti finanziari ricevuti dall’Unione Europea pari a 191,5 Miliardi di euro. Un intervento senza precedenti, se non si conta il Piano Marshall post-bellico, e superiore a tutti gli altri messi a disposizione dalla UE per i suoi Stati membri. Un’opportunità senza pari. Ed ecco tornare all’orizzonte le cattedrali nel deserto di Italia 90.

La stampa internazionale, con sempre maggiore preoccupazione, osserva come l’Italia continui ad essere in ritardo sul calendario di investimenti concordato con la UE, mostrando di non riuscire ad allocare con efficacia tutte le risorse messe a disposizione. Gran parte dei fondi è stata spesa per finanziare gli incentivi fiscali introdotti per l’edilizia (il numero “110” si è guadagnato ormai una triste reputazione che durerà ancora a lungo), ma poco si è visto degli investimenti di rilancio veri e propri quali ad esempio quelli per le infrastrutture. Il risultato? Bruxelles ha preso atto della situazione e ha rallentato il versamento delle tranche di aiuti. Sembra quasi che gli eterni problemi strutturali del sistema Italia, portati ancora più in evidenza dalla Pandemia, stiano infettando e rovinando quegli stessi strumenti che sono stati concepiti per risolverli.

Non è una situazione da sottovalutare. L’eventuale fallimento dell’applicazione del PNRR in Italia avrebbe conseguenze pesanti anche sull’Unione Europea stessa, la quale sta vivendo forse il periodo più difficile dei suoi quasi settant’anni di storia. La Commissione Europea, nella persona del Commissario agli Affari Economici (e ex premier italiano) Paolo Gentiloni ha espresso la propria educata preoccupazione per come l’Italia stia gestendo tutto ciò. La storia non è nuova, i fantasmi sono sempre gli stessi: “scarica barile” delle responsabilità su Governi precedenti e accuse di intromissione inopportuna in affari interni del Paese (atteggiamento singolare: è come scandalizzarsi per il fatto che un amico che ci ha prestato la sua auto si preoccupi di sapere come la sua auto stia venendo trattata).

La speranza rimane viva, ma nel frattempo si conferma una desolante consapevolezza: l’Italia sottovaluta sempre l’importanza del proprio coinvolgimento nelle politiche e negli affari globali, chiudendosi in un proprio psico-mondo di aggressivo cinismo – e sognando intanto altre notti magiche.

Enrico De Zottis
Enrico De Zottis Nato a Venezia nel 1987 e cresciuto a Mogliano Veneto, da oltre un decennio si occupa professionalmente di Gestione delle Risorse Umane presso aziende multinazionali. Ad oggi vive e lavora a Lione (Francia). Nel tempo libero si dedica allo studio di tematiche socio-economiche, oltre che alla musica e al trekking. Ha conseguito la Laurea Magistrale in Giurisprudenza a Padova e un Master in Analisi Economica a Roma.

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