Vogliate scusarmi. L’argomento è delicato, qualcuno potrebbe eccepire, qualche altro dire che questa nota è fuori luogo.

Peggio: fuori tempo, obsoleta, da archeologia sentimentale.

Però, di fronte alla morte della scrittrice Michela Murgia (come di fronte alle morti recenti di altri importanti personaggi “pubblici”) ho provato imbarazzo, accompagnato anche da una certa insofferenza.

Mi riferisco al clamore che da diversi decenni il circo mediatico riserva ai momenti più intimi della nostra esistenza, di cui la morte, oltre alla nascita e ad altri eventi personali, rappresenta il momento supremo. Tutto è diventato spettacolo, tutto si presta ad essere commercializzato.

In una intervista di qualche tempo fa, un giornalista chiese al poeta chansonnier Paolo Conte che cosa, secondo lui, mancasse di più nella nostra epoca e lui rispose, alla sua maniera: “il pudore, forse”.

Personalmente mi ritrovo di più nelle pratiche degli antichi indiani d’America, quando in prossimità della morte gli anziani si ritiravano a vivere da soli gli ultimi istanti della loro esistenza.

Ecco, io penso che dovremmo ritrovare il silenzio come condizione necessaria per riassumere il nostro cammino umano, per addentrarci con la necessaria intensità nella nostra condizione, così ben descritta negli ultimi giorni della sua vita dal filosofo laico Norberto Bobbio: “Come uomo di ragione, so di essere immerso nel mistero”. E il mistero presume la dimensione del raccoglimento.

Parlare di meno, riflettere di più, meno esibizione, più introspezione.  Forse c’è bisogno di questo per ridare il giusto valore alla nostra vita e salutare con rispetto le persone che per sempre ci lasciano.

Lucio Carraro
È nato a Mogliano Veneto il 3.6.1954. Ex insegnante, è stato Assessore alla Cultura, Pubblica Istruzione e Commercio del Comune di Mogliano Veneto. Scrittore, ha al suo attivo numerose pubblicazioni. Collabora con varie Associazioni culturali e sociali.

2 COMMENTS

  1. A quanto pare è stata proprio Murgia a volersi esporre fino all’ultimo.
    Personalmente mi infastidiscono gli applausi ai funerali, pratica che per la prima volta notai ai funerali di Falcone e della sua scorta, se non erro.
    Purtroppo gli applausi ora condiscono qualsiasi cerimonia, dai matrimoni ai funerali, ma credo sia solo un fenomeno italiano.

  2. Murgia ha espressamente scelto di esporsi fino all’ultimo: di fare della sua morte (come di una buona parte della sua vita) un atto fortemente politico.
    Non so se l’ammiro per questo (forse si), ma certamente non mi passa per l’anticamera del cervello di criticarla.
    Quanto agli applausi ai funerali sono combattuto: in genere infastidiscono anche me. Ci sono però casi in cui (e questo è certamente uno di quelli) sono un grande GRAZIE per quello che il defunto ha fatto. Una testimonianza, come il coro di Bella ciao…

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