Il fiume Zero immediatamente a monte dell’abitato di Sant’Alberto (Zero Branco, TV)

Mi è stato chiesto da più parti di scrivere qualcosa a riguardo del problema relativo alla sicurezza idraulica dei piccoli fiumi, in relazione alla drammatica alluvione dell’Emilia-Romagna.

Alla fine, dopo non poche riflessioni e dopo qualche tentennamento dovuto al timore di scrivere cose scontate, ho deciso di affrontare il tema.

Un tema complesso, assai più di quanto non ne abbiano percezione amministratori pubblici, tecnici consortili e cittadini. Un tema che riguarda il dimensionamento delle difese idrauliche, coniugato con la qualità delle acque, con l’inquinamento biotico e con la coscienza civica degli stessi cittadini, che degli stessi “piccoli fiumi” dovrebbero essere i primi difensori, in quanto proprietari “in pectore” degli stessi.

Cominciamo con le difese e dunque con le arginature, con la sezione degli alvei di piena – che poi significa distanza delle stesse arginature dall’alveo di magra – e con le portate massime previste. Ebbene, se questi dati vengono rapportati con quanto accaduto in Emilia-Romagna, in termini di entità delle precipitazioni nell’unità di tempo, nulla è adeguato. In altre parole, nulla potrebbe evitare, allo stato di fatto, che i piccoli fiumi esplodessero, a fronte di centinaia di millimetri di pioggia in poche ore.

E’ accaduto in Emilia-Romagna, con le conseguenze di cui siamo stati e siamo testimoni e dunque di un disastro immane e con costi elevatissimi. Ma poteva accadere ovunque, come accaduto appena ieri ad Assisi. Poteva accedere nei territori veneti di pianura attraversati dall’alveo di Marzenego, Dese, Zero, Vallio, Meolo, Musestre, Lemene, Reghena, Versiola, ecc. ecc.

In altre parole, con le “bombe d’acqua” (termine sinistro coniato da qualche analfabeta di ritorno) tutto viene messo in discussione; ovunque, compreso il ricco Veneto, che del disastro ecologico dei piccoli fiumi e di alluvioni se ne intende non poco.

La soluzione, allora? Beh, la risposta è facile: la soluzione non esiste. Non esiste a meno di rivoluzionare la geografia idraulica del territorio, come fece la Serenissima con la diversione dei maggiori fiumi dal bacino lagunare. Non esiste senza investimenti miliardari (in euro!) per casse di espansione, rafforzamento, innalzamento e allargamento di argini, muri di contenimento alti almeno due-tre metri all’interno dei centri storici e così via. Il tutto da realizzare nei prossimi decenni e utile soltanto se l’innalzamento del livello del mare, nel frattempo, non raggiunge i 50-80 cm previsti.

Humprey Bogart, in questo caso, avrebbe detto semplicemente, con l’eterna sigaretta tra le labbra: “E’ il riscaldamento globale, bellezza”.

Ma il problema dei piccoli fiumi non è soltanto questo. Esso è ben più grave e complesso, come si diceva poc’anzi e come dimostrato dal “piccolo disastro ecologico dello Zero” dei giorni scorsi, a causa di un versamento di veleni sconosciuti nelle sue acque. Versamento che ha “ripulito” il fiume dalla vita animale per chilometri, per approdare infine e felicemente nella Laguna di Venezia. Perché, se qualcuno non l’ha ancora capito, ci sono cittadini emeriti che scambiano ancora i piccoli fiumi per collettori fognari o per discariche fluide di veleni. Il tutto senza che nessuno faccia niente: neppure una fiaccolata (che non serve a niente, ma che almeno fa folklore); neppure una notizia sul TG regionale, che preferisce lo sport. Neppure una indagine di facciata di qualche forza dell’ordine (leggi Carabinieri Forestali, Vigili urbani, Protezione Civile, Brigate ecologiche grilline, ecc. ecc.).

Ma se non bastasse, si pensi che il “piccolo disastro dello Zero” ha messo in luce che il fiume è infestato da siluri d’Europa e da gamberi rossi americani, anche se nessuno ha notato il disastro biologico nel disastro chimico.

Bene, a questo punto basta: non vogliamo scrivere cose scontate; soltanto un’ultima considerazione.

E’ notizia di oggi: il Consorzio di Bonifica del Veneto Orientale ha presentato, non senza evidente compiacimento, il nuovo “sbarramento per rifiuti galleggianti” realizzato nel canale Vela (tratto finale del fiume Vallio), poco a monte del sifone che ne immette le acque il laguna. Un impianto avveniristico e automatico, che intercetta e convoglia le tonnellate di plastica (solo quelle galleggianti) in un cassone laterale.

Un grande successo di civiltà, per una società che, nell’indifferenza generale, continua a considerare i piccoli fiumi alla stregua di impianti di smaltimento di rifiuti.

Michele Zanetti
Michele Zanetti vive vicino alle sponde del Piave e di acque, terre, esseri viventi si è sempre occupato. Prima come "agente di polizia provinciale" e adesso come naturalista a tutto tondo. È stato il cofondatore di un attivo centro didattico "il Pendolino" , ed è l'autore di una cospicua serie di libri su temi ambientali di cui è anche capace illustratore. ha intrapreso anche la via narrativa in alcune pubblicazioni recenti.

1 COMMENT

  1. Si sta pensando a una marcia lungo l’argine tra Campocroce e ZeroBranco, ma sarebbe da preparala bene e quindi farla in questo periodo ove le assenze dei già pochi naturalisti sono all’apice e ci farebbe solo fare brutta figura. Stiamo pensando all’autunno.
    Ciao

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