ESTINZIONE SUL NOSTRO FIUME ZERO

Questo articolo sgorga dal disgusto per gli inutili fiumi di parole, convegni, letteratura, divulgazioni che ci stanno addosso a richiamarci all’ordine, per un disastro ecologico imminente. Eppure, a fronte di tali manifestazioni clamorose, troppo poco scaturisce da tanta virtuosa profusione di fede per l’ambiente.

Questa stessa notte, tra il 22 e 23 giugno 2023 è avvenuto un ennesimo fatto gravissimo sul nostro fiume Zero.

La qualità della vita si costruisce a partire dalla quotidianità, dall’atteggiamento di ognuno; è troppo comodo delegarla completamente alla responsabilità altrui e infine, tanto per non cambiare, a chi ci governa: quell’italianissimo “piove, governo ladro” ci assolve tutti passivamente. Qui non intendo fare l’alfiere di una classe politica non abbastanza sul pezzo, ma stiamo rinunciando rassegnati anche alla responsabilità individuale: non è soltanto un noioso dovere, a volte diventa un diritto da esibire.  Pensiamo allo spreco di energie e di danaro che ogni giorno vengono dedicati a disinquinare, a ripulire ciò che la gente comune potrebbe risolvere con gesti semplici di civiltà.

Campagne istituzionali per la pulizia di cigli stradali, delle spiagge, di innumerevoli luoghi degradati vengono messe sotto i riflettori dai media per benedire quei bravi ragazzi eroici che, sacrificando il proprio tempo libero, tolgono di mezzo la porcheria lasciata dagli altri: questi mi rincuorano, ma tutti gli altri sporcaccioni, senza mezzi termini, fanno incazzare.

Che cos’hanno nella testaccia quel signor Rossi o quella signora Maria che seminano il mondo di spazzatura? Persino sui sentieri troviamo buste di plastica piene di robaccia appese ai rami e detriti ingombranti, in attesa che un improbabile angelo venga a prenderseli volando.

Già, in fondo paghiamo le tasse! quest’espressione è bestiale, quando pretende che sia la società a farsi carico delle nostre pigrizie, dei nostri bassi interessi che danneggiano la comunità. La sensibilità alla manutenzione del bene comune, la nostra terra, per molti rimane un anelito teorico, rassegnato al degrado. Hanno ragioni da vendere i ragazzi di Friday For Future, di Extinction Rebellion e simili, con le loro azioni non violente, ma pratiche. Basta parole, basta programmi megalitici. Bisogna ripartire dal basso.

Il nostro fiume Zero, dalle alte rive sinuose, è un posto magnifico anche per passeggiare, dominando la bella campagna. Essendo fiume di risorgiva, lungo appena poco più di quaranta chilometri, dove insistono pochi insediamenti industriali potenzialmente inquinanti, potrebbe avere acque sane e pescose. Invece ogni tanto si assiste a un disastro: l’ultimo di particolare gravità ieri notte. Tonnellate di pesce, senza esagerazione, hanno cominciato a fluire morte in superficie, a partire circa dal tratto di Sant’Alberto di Zero Branco.

Era un triste corteo funebre che scivolava nel buio sulle onde, testimone la falce di luna: erano cadaveri di tutte le specie presenti, anche di quelle abitualmente resistenti, come i siluri dalle dimensioni di oltre un metro. Galleggiavano anche i famosi inestinguibili gamberi americani, quelli invasivi che resistono a qualsiasi ingiuria e a temperature fino a 35°.

Alessandro Faggian, abitante di Zero Branco e noto ambientalista della Società Naturalistica Sandonatese, pila alla mano ha trascorso gran parte della nottata a risalire il fiume per individuare il punto da dove iniziava la moria. È stato chiamato il sindaco di Zero Branco e sono accorsi tecnici dell’Arpav. Ma il danno è grave: è estinta anche gran parte del novellame, cioè quella dei piccoli normalmente più resistenti.

Pensiamo che solo un paio di anni fa erano state liberate 11.500 tra carpe e tinche, per un progetto di ripopolamento che proprio il comune di Mogliano aveva adottato insieme con la Fipsas e l’Associazione Amici dello Zero.

Ora spetta alle autorità la ricerca delle cause specifiche e della fonte di inquinamento. Un lavoro a posteriori utile, ma a danno avvenuto. Non è la prima volta che sul fiume avviene uno sversamento, ma stavolta ha assunto proporzioni davvero spaventose.

Mentre educhiamo i nostri bambini a gettare le carte nel cestino e le bottigline di plastica vuote nella raccolta differenziata, i loro padri e madri furbescamente risolvono i propri problemi, generalmente per evitarsi spese, magari liberando le cisterne con i liquami nel fiume. Assistiamo impotenti alle immagini lontane di oceani di plastica, di qualsiasi genere di rifiuti a infestare i mari, ma almeno quando il disprezzo per l’ambiente ci tocca da vicino dovremmo alzarci tutti a protestare, a pretendere indagini da segugio e senza rassegnazione.

Anche la stessa nostra Amministrazione va sollecitata a farne ogni volta un caso grave: il fiume è un nostro patrimonio sacro. Troppo spesso ci si accontenta di un brontolio inefficace e perdente. Il grande filosofo Eraclito diceva che nessun uomo può bagnarsi nello stesso fiume per due volte, perché né l’uomo né le acque del fiume sono gli stessi. Per questa volta mi permetto di dare a questa massima un’interpretazione diversa, declinandola con un brandello di speranza: gli uomini, anche quelli meno degni passeranno e l’acqua del fiume nel tempo potrà rigenerarsi. Ma intanto muoviamoci solidali. Si può fare.

Roberto Masiero
Roberto Masiero è nato da genitori veneti e cresciuto a Bolzano, in anni in cui era forte la tensione tra popolazioni di diversa estrazione linguistica. Risiede nel trevigiano e nel corso della sua vita ha coltivato una vera avversione per ogni forma di pregiudizio. Tra le sue principali pubblicazioni: la raccolta di racconti Una notte di niente, i romanzi Mistero animato, La strana distanza dei nostri abbracci, L’illusione che non basta e Dragan l’imperdonabile.

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