C’è un ponte ciclopedonale che scavalca la ferita, mai sanata, del passante a Campocroce e conduce a Sambughè: una passerella di pratica eleganza architettonica, con i parapetti in vetro trasparente. I cittadini la attraversano spesso, incamminandosi per un gradevole percorso che conduce a Preganziol. Come per un istinto di premonizione, attraversandola, io stesso mi rallegravo di notare com’era rimasta integra e pulita: una preziosità, di questi tempi. È un piacere rassicurante riscontrare che l’arredo urbano è in ordine. Dona una sensazione di funzionalità. Anche la manutenzione è bellezza. Una bellezza pubblica che si replica, una tutela. Ecco l’argomento di oggi: c’era già stata un’unica modesta incursione dei graffitari, ma adesso tutta un’intera sponda della passerella è insozzata da una nuova lunga striscia rossa ed una firma con la vernice: HOPE

Hope, in inglese, significa speranza. Allude alla soluzione dei problemi, quantomeno a una prospettiva futura. Ma qui è degrado, non c’è traccia d’arte come nei murales. È solo la firma, ripetuta ossessivamente, di qualcuno che lascia la propria orma pesante e sgradevole, deturpando: la stessa identica firma, come sul ponticello sul fiume Zero di via Motta e in altri punti di passaggio.  

Da un punto di vista urbanistico Campocroce è una località poco densa, poco più di 1500 anime distanziate, eppure ha un proprio orgoglio innato: si è sempre definita un “paese” e non frazione di paese. Lo so perché ci vivo da oltre cinquant’anni. Dal punto di vista umano accoglie anche delle belle persone, alacri. Nella sua dimensionale piccolezza ha dato dimora ad artisti visionari come Orlando Fasano, eclettico testimone e compartecipe dell’ambiente artistico francese di Picasso, Mirò, Cocteau, Prévert. Ancor oggi ospita delle artiste e artisti notevoli nel campo della pittura, della regia teatrale, della narrativa e poesia, sapienti coltivatori, affermati allenatori, uomini di legge, artigiani capaci. E un’azienda agricola secolare che ha fatto della propria tradizione il volano per una fortunata impresa commerciale dei propri prodotti.

Dal punto di vista sociale ha visto la nascita della prima scuola elementare a tempo pieno in provincia. La vecchia Filanda, gioiello architettonico industriale del secolo scorso, per merito dei suoi attuali proprietari non è un relitto ma mantiene la propria utilità, unita alla bellezza. C’è poco altro da ammirare esteticamente in questo borgo defilato, a parte la campagna stupenda e le rive sul fiume Zero. Qualche interessante villa veneta, chiusa. L’unica, comodissima al centro, è raggiungibile da una strada comunale pubblica, la via Rigamonti ottima per passeggiare, ma viene mantenuta ostinatamente sbarrata da una cancellata.

Parliamo ancora di paesaggio: a deturpare un altro angolo delizioso, a suo tempo, ci avevano pensato i lavori della provincia. Senza arte né parte è stato rifatto il bel ponte in mattoni ad arco romano accanto al Mulino Bertoldo, sostituendolo con un’opera improvvida da geometri senza gusto, comunque scomoda, imbrigliata nei guard rail metallici che ha pregiudicato per sempre la veduta.

Anche la prospettiva magnifica della filanda Motta e del convento con le finestre gotiche ha rischiato di essere compromessa da una recente operazione comunale che, in cambio di un discutibile prato, avrebbe consentito l’edificazione di 5000 metri cubi sul campo antistante. Solo l’intervento della giunta successiva, di Carola Arena neoeletta, sollecitata dalle iniziative del Comitato Salviamo il Paesaggio e di alcuni cittadini, è riuscito a mettere in sicurezza l’area. Rischio scampato, inoltre, per lo spazio davanti all’antica locanda Cibera, nel minuscolo centro storico: al posto della decorosa piazzetta attuale, senza voci contrarie, si sarebbe potuta collocare una squallida rotatoria stradale…  Storie vecchie. Il fatto è che senza presidio attivo di una popolazione illuminata è sempre in agguato un destino di declino, bruttezza nutrita dal disinteresse.

Per sfida, ho voluto scrutare Campocroce con gli occhi ipercritici di chi vi entrasse dal Terraglio, da turista che coglie in primis il punto di vista estetico di un luogo. Dopo la meravigliosa visione dello scampolo di paesaggio integro, con la Filanda e la Chiesa, ti accoglie un ben triste tratto della via Zero Branco: gli alberi di pruno che, come sontuoso accesso al borgo la contornavano, sono quasi tutti morti e troncati. La bordura di rose canine è uno scarno deserto con qualche ciuffo mal curato: solo in questa stagione un poco d’erba nuova spontanea rende le aiole più accettabili.

Alla tua destra si stagliano una teoria di meravigliosi pali da forca ineguali tra loro, antiestetici, con le reti di protezione del campo da calcio un poco sbrecciate, senza mascheratura d’alberi. Almeno l’impianto servisse alla popolazione di qui, ma non è il caso, visto che è ad uso pressoché esclusivo di una squadra esterna.

Proprio davanti alla scuola materna si erge una piccola baraccopoli di capanni in legno e lamiera ingrigita.

Sono lì da tempo immemore, sempre pronti per la prossima sagra e qualcuno persino si offende se li si critica: del resto la sagra del Carmine è un vanto del paese, un valore oggettivo per la comunità e una prova di disinteressato volontariato. Certo meriterebbe una soluzione più moderna e ordinata. Per poco più di una decina di giorni di impiego festoso, le strutture rimangono a far brutta mostra di sé tutto il resto dell’anno. Ci si abitua a tutto, anche alla disarmonia. Anche all’assenza di servizi: in paese non c’è neppure una sala dedicata, dove far riunire la popolazione per gli eventi o le assemblee e, dopo la campagna per il rinnovo delle cariche, lo stesso consiglio dell’Associazione di quartiere sembra vivere isolato, di una vita propria. Siamo convinti che svolga una preziosa funzione, ma non ne dà conto. Non esiste, infatti, alcun dialogo pubblico sistematico con la popolazione; neppure con i mezzi che la tecnologia semplifica, attraverso i social o dei comunicati.

A Campocroce continuano a mancare alcune comodità essenziali. Non si parla di trasporti pubblici che forse rappresentano un lusso, per pochi passeggeri potenziali. Vero è che ci sono almeno due parrucchieri, e grazie a Dio, due medici e la farmacia. Ma l’unico negozio di generi alimentari è chiuso, anche se resiste la valida pizzeria d’asporto, un bar rinnovato e qualche ristorante in buona salute. Per quale strano miracolo nella vicina Sambughè, altrettanto se non più modesta, si è mantenuto un migliore assetto? C’è persino un piccolo mercato settimanale di pesce e verdure. Chi ne ha favorito l’installazione?

Sarebbe ingeneroso addossare tutta la colpa di questo stato di cose all’amministrazione, dipende da diverse circostanze, ma riterrei che una certa pressione debba essere esercitata su chi guida la comunità. Serve, ora più che mai, con tanti soldi che girano anche dal PNRR. Non fosse altro perché, altrove, il nostro Comune moglianese si concede di spendere oltre cinque milioni di euro per rifare un look di puro abbellimento, più che altro del fondo stradale, nella zona compresa tra la Chiesa parrocchiale e il municipio. Speriamo che per la periferica Campocroce qualcuno di competenza si incarichi almeno di far cancellare l’orrenda scritta HOPE dalla passerella sul passante, visto che qui di speranza, anche se ancora insoddisfatta, ce n’è già abbastanza.

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Roberto Masiero è nato da genitori veneti e cresciuto a Bolzano, in anni in cui era forte la tensione tra popolazioni di diversa estrazione linguistica. Risiede nel trevigiano e nel corso della sua vita ha coltivato una vera avversione per ogni forma di pregiudizio. Tra le sue principali pubblicazioni: la raccolta di racconti Una notte di niente, i romanzi Mistero animato, La strana distanza dei nostri abbracci, L’illusione che non basta e Dragan l’imperdonabile.

3 COMMENTS

  1. Domanda: Quando la giunta Arena boccio’ il piano di riqualificazione del centro di Campocroce, i residenti si sono espressi? È stato chiesto loro un parere o la “pressione” è stata esercitata solo da alcuni? Chiedo. Io non lo so ma se la risposta fosse che a decidere sono stati i residenti allora oggi non ci può lamentare della attuale situazione. Se non c’è crescita non ci possono essere servizi e se ci sono costano in maniera sproporzionata. Di certo, non si può lasciarla in queste condizioni e non solo per la scritta Hope… chi può faccia fatti e non parole…

  2. Il supermercato Maxi ha chiuso poco dopo il COVID e ad oggi i locali risultano inutilizzati.

    Abbiamo anche una farmacia, un parrucchiere e una bellissima attività agricola e di allevamento che prova a rispettare la tradizione (Ca Donadel, ottimo il gelato).

    Manca un bancomat o una posta, manca il restauro del palazzo in piazzetta e, soprattutto, una bella area cani dedicata, visto che il parco é frequentato da ragazzi e bambini.

    Abbiamo anche un campo da beach volley, modestissimo ma presente, e uno da calcetto, la palestra comunale e diverse amenità.

    Campocroce paga un po’ la distanza da Mogliano e la mancanza di bus o mezzi a collegarla un po’ di più

    Ho molti apprezzato l’articolo, spero possa essere di sprone a migliorare la zona

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