Non perdetevela. Non lasciatevela sfuggire, andate a vederla. È la mostra organizzata in occasione del Giorno della Memoria nella piccola ma preziosa galleria d’arte del Brolo, di fianco alla millenaria Abbazia di Mogliano. S’intitola “Ascolta mondo”, invocazione ripresa da un testo dello scrittore Jean Amery. Ad organizzarla, con il fattivo contributo dell’Amministrazione comunale, è stata l’associazione “Oltre lo sguardo” con la direzione artistica di Angelo Zennaro.

È una mostra esemplare. Per tanti motivi, ma soprattutto perché rivela, in modo lampante, come l’arte possa toccare il cuore della memoria riportandoci direttamente nelle sue oscure profondità. Si articola in tre sezioni, tra loro coerentemente intrecciate.

Ci accolgono innanzitutto le serigrafie realizzate da 27 importanti artisti veneti (fra i quali Emilio Vedova, Vittorio Basaglia, Virgilio Guidi) e pubblicate nel 1984 in un volume curato da Angelo Zennaro e Alberto Gianquinto. Spiega il critico Pietro Bianchi che le opere furano donate dagli artisti “come generoso e simbolico gesto a favore della pace, della libertà e della condanna di qualsivoglia violenza nella certezza che l’unico futuro che ci potrà arricchire è quello che nasce da una buona azione collettiva”. 27 stili, dall’astratto al figurativo, che raccontano una creatività fatta di “sogni e realtà, di momenti di serenità e di malessere, di visioni positive o apocalittiche”.

Al piano superiore incontriamo gli straordinari disegni Anton Zoran Mušič, realizzati durante la prigionia nel campo di concentramento di Dachau. Dei 200 disegni elaborati su piccoli fogli, riuscì a salvarne 35. Ci svelano con potente espressività “cataste di morti in attesa della cremazione. L’esperienza visiva era questa: la morte come normalità”. Un trepidante incontro con le metafore profonde del male.

Infine, lungo tutta la galleria, i testi di poeti e scrittori selezionati da Elena Sbrojavacca e Nicola De Cilia. Una chiave di lettura per l’intera mostra, la necessità di affrontare questa orribile pagina della storia senza depotenziarla con parole inutili, andando al centro del problema: l’insostenibile disumanità degli uomini-belva.

Ben la raccontano alcuni versi di Vittorio Sereni (fra gli autori selezionati) questa mirabile scelta: “Non una parola di più / Non si tratta di rappresaglia o di rancore / ma d’inflessibile memoria”. Solo andando alle radici del male potremo ritrovare il senso del bene, nell’etica di un silente raccoglimento.

Ai visitatori viene donato il catalogo della mostra, arricchito con significative foto di Giacomo Zennaro. Un’opera da tenere a portata di mano e da sfogliare come promemoria di una ineccepibile memoria.

Lucio Carraro
È nato a Mogliano Veneto il 3.6.1954. Ex insegnante, è stato Assessore alla Cultura, Pubblica Istruzione e Commercio del Comune di Mogliano Veneto. Scrittore, ha al suo attivo numerose pubblicazioni. Collabora con varie Associazioni culturali e sociali.

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