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Partiamo da un dato di fatto: pochi di noi, democratici e alfabetizzati cittadini della nostra bella e acciaccata democrazia occidentale, conoscono il suolo.

Sì, il suolo, la terra, l’umile terra che quotidianamente si evita di calpestare, avendo noi pavimentato, asfaltato e cementificato la totalità dei nostri spazi abitati e non solo.

Eppure dal suolo dipende la vita sul Pianeta e, anzi, il suolo è il dono di maggior valore assoluto che il Sistema vivente fa a se stesso e dunque anche a noi; a noi umani, l’ultima e la più devastatrice tra le specie animali elaborate dall’evoluzione naturale.

Il suolo, che è materia vivente e che si compone di una parte minerale dovuta alla disgregazione della roccia madre e di una parte organica, dovuta al naturale riciclaggio della sostanza organica vegetale, rappresenta infatti il presupposto stesso della vita vegetale e animale. Esso viene fabbricato dall’azione degli agenti esogeni e della Foresta e ospita al suo interno, quand’è vivo e non avvelenato da concimi, insetticidi, diserbati e liquami fecali, una ricca comunità vivente di micro organismi che ne garantiscono la fertilità; e che garantiscono all’uomo agricoltore di produrre gli alimenti di cui vivere.

In assenza di suolo fertile e dunque di questa esile pellicola di materiale terroso sulle superficie del Pianeta, dunque, la vita non sarebbe possibile e la Terra sarebbe come Marte, come la Luna e dunque un deserto assoluto.

Nonostante tutto questo e forse anche per il fatto che il suolo e il suo valore si insegnano raramente a scuola e che pertanto sono sconosciuti ai nuovi “uomini tecnologici” che fabbrichiamo in serie, dotandoli di social e di play-station fin dalla nascita, la nostra società sembra beffarsene allegramente. Lo dimostra il fatto che la nostra agricoltura prescinde in larga parte dalla conservazione e valorizzazione del suolo fertile e vivo, per produrre eccedenze alimentari chimicamente. Per produrre cioè colture seminate su suoli morti, destinati semplicemente a fare da supporto fisico alle stesse colture, alimentare dai concimi chimici, anziché dagli acidi humici naturali.

Ma non c’è soltanto questo problema alla base della ricchezza smodata della nostra democratica e occidentale civiltà postindustriale, perché uccidere chimicamente il suolo significa uccidere le acque interne con i reflui dei campi e persino inquinare la falda freatica, da cui attingiamo l’acqua potabile indispensabile al nostro vivere. Qualcuno ricorda, a questo proposito l’avvelenamento delle falde da Atrazina o da colibatteri fecali delle porcilaie?

Per completare il quadro, già di per sé drammatico, abbiamo anche inventato una calamità che si chiama “consumo di suolo”.

Si tratta di uno sport assai in voga nel capitalismo consumista dell’Occidente ricco e (quasi) padrone del Mondo e noi Veneti ne sappiamo qualcosa, dato che siamo i primi a livello nazionale ed europeo.

E’ pur vero che per il titolo ambito di campioni del mondo si deve lavorare ancora un po’, ma ce la faremo, abbiamo fede che ce la faremo.

A proposito, ma che significa “consumo di suolo”? Non vorrà mica dire che tutto ciò che si costruisce, che si pavimenta, che si asfalta, che si cementifica non serve a migliorare la vita dei cittadini, ma solo ad arricchire qualcuno?

Temiamo invece sia proprio così, se è vero, com’è vero che nel Veneto-Locomotiva del Nordest e d’Europa, c’è un capannone ogni 50 abitanti e che ben 11.000 (il presidente Zaia qualche anno fa aveva parlato di 15.000) sono dismessi e abbandonati come “rifiuti architettonici”. Ovviamente con i loro piazzali, con le loro strade e con tutto il resto che fa loro di contorno e che fa assommare il sacro suolo sottratto all’agricoltura a migliaia di ettari.

Curioso, comunque è il fatto che si continua a costruirne di nuovi, il che fa pensare che “a scuola di suolo” dovrebbero andare anche i nostri, democratici amministratori.

Michele Zanetti
Michele Zanetti vive vicino alle sponde del Piave e di acque, terre, esseri viventi si è sempre occupato. Prima come "agente di polizia provinciale" e adesso come naturalista a tutto tondo. È stato il cofondatore di un attivo centro didattico "il Pendolino" , ed è l'autore di una cospicua serie di libri su temi ambientali di cui è anche capace illustratore. ha intrapreso anche la via narrativa in alcune pubblicazioni recenti.

2 COMMENTS

  1. Ed ora si scatenano le nuove richieste di lottizzazioni ad uso capannoni sugli snodi della mai abbastanza “lodata” pedemontana…

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