Esistono nella storia, non soltanto in quella con la esse maiuscola, ma anche in quella piccola che ci riguarda ognuno, episodi imprevedibili che ci aiutano a non disperare nel futuro, anche se abbiamo un’indole pessimistica. Invero le notizie di cronaca dell’oggi, dell’economia e della politica, non ci aiutano a compiere quest’operazione di fiducia. Ma gli esempi di consolazione non mancano, nella società civile del volontariato attivo come nell’impegno politico disinteressato.  Poi confidiamo in un pizzico di Fortuna, o nella Provvidenza – a dirla più cristianamente col Manzoni. Per spiegarmi, restando nell’area concreta degli ideali, se non vi disturba l’ossimoro, affrontiamo il discorso da lontano: qualche anno fa, avreste forse puntato anche un solo euro prima che dal fumo bianco, spesso palesemente stagnante del conclave cattolico, si materializzasse un papa dalla statura elevata come quella di Bergoglio? Tanto più che il suo curriculum formativo è quello di un gesuita, il cui Ordine non di rado ha avuto un occhio notoriamente bonario verso i potenti di turno.

Eppure è accaduto e varrebbe la pena amare quest’uomo illuminato, non fosse altro che per quell’enciclica rivoluzionaria dal titolo Laudato Si’: un concentrato di indirizzi modernissimi, per guidare l’umanità verso per una società obiettivamente più giusta, in un ambiente naturale rispettato, contro lo sfruttamento dissennato delle risorse e delle persone. Da laico, quale sono, lo consiglierei come libro di educazione civica nelle scuole.

Ma scendiamo dalle stelle, seguendo comunque il filo del mio pensiero cocciutamente positivo, per cogliere le occasioni: mi dichiaro pazientemente ottimista, anche ora che ci giunge sotto il naso l’odore della polvere da sparo della guerra, ora che la freccia tendenziale dell’economia europea sta per piantarsi al suolo e ci attende un inverno riscaldato più che altro dalle borse di acqua calda ai piedi. E in più ci sono le elezioni: tutti sanno, almeno abbastanza, chi non votare; pochi sanno senza tentennamenti chi preferire. In molti, troppi, se ne staranno a casa, nei giorni delle votazioni: credono di fare un dispetto ai politici – tutti per convinzione popolaresca ritenuti inetti – e così facendo di punirli. Questo è tragicomico: gli ingenui trascurano che ogni voto mancante nel fondo piatto dell’urna, comunque favorisce qualcuno. Il vincitore imporrà leggi valide anche per i brontolanti o gli scontenti. Quando si punta un colpevole con l’indice, le restanti tre dita della mano sono rivolte contro noi stessi, quasi sempre i primi responsabili dei guai, delle scelte o più spesso delle omissioni.

In questi ultimi giorni ho visto comparire sulla scena personaggi orribili, dinosauri riemersi da un passato mostruoso: su Tik-Tok un leader che non si rassegna al verdetto tragico dell’età, fa le mossette e racconta una barzelletta banalmente già ripetuta, sempre la stessa, da trent’anni (la memoria fa brutti scherzi); così spera di sedurre i pronipoti: è patetico; con scaltrezza borgatara la Meloni dei Fratelli d’Italia tira su dal cilindro Carlo Nordio, per dare più credibilità e spessore ai suoi fratellini, altrimenti alquanto discutibili: propone questo candidato debuttante, classe 1947, per il collegio della Camera a Treviso. Ha qualche carta in regola ma, quale ministro della giustizia in pectore, esordisce pubblicamente con l’intenzione agghiacciante di abolire le intercettazioni telefoniche, “per risparmiare”; eppure sappiamo quanto siano utili alle indagini contro un’innumerevole casistica che va dai reati per mafia alla pedopornografia, tanto per citarne un paio.

Nello stesso Jurassic Park ho visto un commercialista che ha già dato prova della propria competenza e che è stato ministro delle Finanze e poi anche dell’Economia in certi anni, d’oro per Berlusconi e gli evasori, ma pericolosamente rischiosi per lo stato italiano. Questo usato sicuro stavolta correrà per l’estrema destra. Incrociamo le dita. E cosa pensare del caos gastrico che provoca il conflitto, nella coppia separata in casa di Salvini e Meloni? Il primo straparla con esternazioni di piegamento davanti alle posizioni russe del buon Putin, con cui di fatto siamo in piena tensione bellica, mentre l’altra si affretta a smentirlo a Cernobbio, per non vedersi tagliata fuori dai consensi di chi conta in Europa. Ma che succederebbe con simili rappresentanti ambigui, ben installati al potere?

Dopo che vi ho scodellato questa visione decisamente catastrofica nauseante, vi chiederete dove stia l’ottimismo verso il futuro di chi qui scrive. Rispondo: è necessario fare attenzione, percepire i labili segnali del nuovo.

Dunque mi offro alla vostra possibile gogna a viso aperto, senza il velo di un’ipocrita equidistanza che non reputo possibile, in certe situazioni critiche. Sostengo una certa convinzione che, a mio modesto avviso, aiuta a sperare: la sinistra moderata (leggi PD) con i suoi alleati ha operato, tra molte incertezze, alcune scelte coraggiose che magari gli costeranno la perdita delle elezioni, ma almeno potrà guardare in faccia la gente con lealtà. Tra i cosiddetti avversari, non considero significativi i due Gemelli Diversi, Renzi e Calenda, cannibaletti ingenerosi di chi un tempo li accolse e di cui oggi si nutrono volentieri. Mi perdonino invece gli amici che tifano per altre compagini dignitose, come i 5stelle, ma a causa di questa disgraziata legge elettorale concordo con chi consiglia di concentrare i voti utili.

Paolo Galeano

Quantomeno nel nostro territorio trevigiano, che più ci interessa, il Pd ha scelto un paio di candidati che finalmente rappresentano un’idea pulita di futuro, accollandosi tutti i rischi del caso. Nel collegio uninominale per il senato ha candidato Paolo Galeano. Meno appariscente, in un’arena di tromboni, quest’uomo poco più che quarantenne ha messo insieme una bella storia di credibilità ed efficienza. Laureato in legge, da due mandati è alla guida del Comune di Preganziol. È importante sapere quanto sia considerato questo sindaco gentiluomo, come abbia saputo fare cose, in un comune relativamente piccolo, e imprimere alla sua giunta – detto fuor di retorica – un’impronta di assoluta vicinanza alla gente.

Tanto per non cadere nell’ovvietà delle strade asfaltate, delle attività culturali o sportive, della sensibilità all’ambiente (comune pluripremiato per la raccolta differenziata rifiuti: dal 2019 oltre il 90%) e di una apprezzabile solidarietà sociale, merita -a mo’ di esempio- aggiungere l’impegno a realizzare un’innovativa residenza per anziani autosufficienti, chiamata Borgo Gatto: nulla a che vedere con le tristissime case di riposo tradizionali.

Paolo Galeano è anche Coordinatore regionale di Avviso Pubblico. In questa tornata elettorale, lo ricordava recentemente Nando Dalla Chiesa, ci si è dimenticati quasi completamente del problema dei problemi italiani: anche il Veneto sta cedendo troppo spesso alle lusinghe delle mafie (vedasi ad esempio i casi dei Comuni dii Abano ed Eraclea). Prezioso è dunque l’impegno di questa associazione che raggruppa i comuni aderenti allo statuto di trasparenza e per la lotta alle ingerenze mafiose nella Pubblica Amministrazione.

Rachele Scarpa

Personalmente trovo centrata anche la scelta di Rachele Scarpa, appena venticinquenne, capolista a Treviso per la Camera. Le destre l’hanno azzannata come iene, stralciando una sua frase: secondo loro vorrebbe finanziare i fannulloni che non vogliono lavorare e vivono di sussistenze parassitarie. Invece quella sua è la protesta legittima dei giovani che pretendono di guadagnarsi un domani, una famiglia, il diritto ad avere dei figli. Le regole del gioco spietate del mercato glielo impediscono. Ha chiarito lei stessa Il senso del proprio intervento: “Tanti di noi giovani, pur lavorando, rimangono poveri: questo è per me un terribile ‘circolo vizioso’. La redistribuzione della ricchezza non è attivata dal lavoro, se questo rimane lavoro povero. Immaginare forme di sostegno al reddito universali non deve essere un tabù. La mia generazione ha una grande esperienza di lavoro dequalificato, sottopagato e precario. Conosciamo il mondo degli stage gratuiti o mal retribuiti, e la precarietà spacciata per flessibilità.”

L’intelligente scrittrice Dacia Maraini, nel suo romanzo Il treno dell’ultima notte, già nel 2008 ha descritto con la consueta sensibilità una situazione che potremmo applicare al momento che stanno vivendo i giovani: “Il futuro si apre davanti a lei come un fiore precoce che ha sentito il primo raggio di sole, ma potrebbe rimanere congelato sul ramo. Perché la primavera non è ancora arrivata e quel raggio di sole l’ha ingannata.”

Per noi tutti, giovani e meno giovani, desidero cordialmente aprire ad essi, con realistico ottimismo, la possibilità di salvarci dalla corrente meschinità.

Roberto Masiero
Roberto Masiero è nato da genitori veneti e cresciuto a Bolzano, in anni in cui era forte la tensione tra popolazioni di diversa estrazione linguistica. Risiede nel trevigiano e nel corso della sua vita ha coltivato una vera avversione per ogni forma di pregiudizio. Tra le sue principali pubblicazioni: la raccolta di racconti Una notte di niente, i romanzi Mistero animato, La strana distanza dei nostri abbracci, L’illusione che non basta e Dragan l’imperdonabile.

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