La campagna elettorale sta già entrando nelle case degli italiani, e con essa il nugolo di promesse che ogni volta essa porta con sé. Dato che ormai i social sono lo strumento preferito dai leader politici e dai vari candidati, si assiste ad un bombardamento mediatico incrociato di j’accuse verso questo o quel partito per le più svariate ragioni. Il problema è che molte persone poi non si informano su ciò che leggono (e sempre se leggono tutto l’articolo), poiché ormai lo slogan fa più presa della notizia ponderata, pensata, ragionata.

E’ troppo difficile approfondire, e ancora di più lo è leggere i programmi delle varie coalizioni da cui, sono sicuro, si ricaverebbero indicazioni utilissime sulle priorità di questo o quel partito. Perciò il leggere un titolo può bastare per gridare allo scandalo, la frase estrapolata da un contesto più ampio può essere usata contro un dato politico, anche se travisa completamente il suo pensiero. Nel mio mondo ideale, assieme a qualcuno dei vecchi slogan che, ahimè, mai ci toglieremo durante una campagna elettorale, mi piacerebbe sentir parlare di programmi, di modalità operative concrete per risolvere i problemi dei cittadini, di risposte esaustive a domande poste civilmente, a candidati che sanno ciò di cui parlano. Invece spesso si vedono trasmissioni dove il giornalista è solo colui che introduce l’intervento di un politico, e poi lo lascia parlare senza porre alcuna domanda, anche se dice cose inesatte.

Per quanto mi sforzi, quando un mio studente dice una corbelleria magari mi taccio, ma alla seconda o alla terza lo interrompo, evidenziandogli l’errore. Ecco, la politica è una cosa seria, che dà la direzione alle vite di moltissime persone, e perciò sarebbe non solo corretto ma assolutamente necessario approfondire, studiare, impegnarsi concretamente: questo lo devono fare non solo i candidati ed i giornalisti, ma anche i comuni cittadini, che devono essere in grado di discernere una cosa possibile da una cosa chiaramente impossibile informandosi, leggendo, chiedendo.

Va detto che ci sono trasmissioni dove alcuni esperti cercano di spiegare se una determinata proposta è fattibile o meno, e chi ne trarrebbe vantaggio o ne sarebbe penalizzato. Ma, nel marasma attuale, spesso il cittadino si perde o semplicemente non ha voglia di approfondire, dovendo badare a problemi più urgenti ed impellenti per sé e la sua famiglia. Ecco perché la politica dovrebbe parlare chiaramente al cittadino, cercando nei limiti del possibile di risolvere problemi concreti, e non esporre vuoti slogan buoni solo per raccattare qualche voto in più, anche se poi spesso si perdono nel nulla.

In questo periodo storico, nel quale la percentuale di astenuti è a volte quasi uguale a quella dei votanti, è compito della politica utilizzare un linguaggio consono, pragmatico, utilitaristico, solo a volte idealista, per far comprendere quali sono gli obiettivi e se e come sono perseguibili. Questo succede, ma ancora troppo poco. Dicevo, appunto, in un mondo ideale.

Federico Faggian
Nato a Treviso il 02-06-1981. Laureato in Lingue a Ca’ Foscari, specializzato alla SSIS Veneto. Insegnante di spagnolo in una scuola superiore di Treviso. E’ stato presidente del quartiere Ovest-Ghetto e collaboratore de L’Eco di Mogliano; è consigliere di un’importante realtà associativa locale, il CRCS Ovest-Ghetto. Impegnato da molti anni in città nel mondo dello sport, dell’associazionismo volontario e della cultura.

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