Molti anni fa, quando il mondo era ancora in ordine, l’Amico degli Animali Angelo Lombardi esordiva nella sua trasmissione televisiva con una frase di rito: “Amici dei miei amici, buonasera!”

Ma quali amici?

Dopo una pandemia che non sembra volerci lasciare, lo scoppio di una guerra in Europa, i prezzi delle materie prime alle stelle, una crisi idrica sempre più drammatica  e le previsioni su un estate che si avvia a battere tutti i record di caldo, ci stavamo giusto chiedendo cos’altro aspettarci dal futuro quando puntualmente è arrivato il vaiolo delle scimmie. Devo dire che, rispetto alle previsioni dei più pessimisti che si attendevano solo l’arrivo di un meteorite in rotta di collisione con la terra, questa “piccola” calamità (in attesa di certezze) lascia più perplessi che spaventati. Innanzitutto la parola “vaiolo” per noi di una certa età (baby boomers?) è indissolubilmente legata a quelle incisioni sul braccio, appena sotto la spalla, vissute allora come una prova di coraggio ed esibite con orgoglio per il resto della vita, quasi fossero cicatrici di una guerra vinta contro un nemico terribile. Pensavamo, almeno noi dei paesi (ex) ricchi, di non dover più aver a che fare con il retaggio di sventure svanite per sempre, un po’ come la peste o la guerra in Europa (appunto).  Comunque la parte più esotica di questa nuova emergenza sanitaria riguarda sicuramente le scimmie.

Ci chiediamo come le giocose abitatrici della foresta, fedeli compagne di Tarzan, possano diventare veicolo di una malattia che ha la simpatica abitudine di manifestarsi con devastanti pustole ulcerose. Chi ha letto l’illuminante saggio di David Quammen intitolato Spillover, (scritto nel 2014!) sa che il salto di specie è una delle caratteristiche più letali dei virus, questa furbissima forma di vita specializzata nel trovare organismi ospitanti sempre più comodi, un po’ come fanno gli immobiliaristi. Del Covid-19 si è cercata l’origine prima nei serpenti, poi nei pipistrelli e infine nei pangolini, tutti animali che rientrano nelle singolare gastronomia orientale, per poi andare sul sicuro e incolpare i soliti scienziati cinesi pasticcioni.

Il vaiolo delle scimmie, invece, sembra si riscontri per lo più nella fascia tropicale dell’Africa centrale e occidentale e viene chiamato così perché identificato nelle scimmie da laboratorio già nel 1958. Successivi studi su animali in Africa hanno riscontrato che anche roditori come gli scoiattoli svolgono un ruolo importante come ospiti naturali del virus. Un duro colpo all’immagine di Cip e Ciop. Ma attenzione: anche noi umani possiamo contrarre questa malattia attraverso un morso, il contatto diretto con sangue, liquidi organici o lesioni da un animale infetto. E’ consigliabile quindi limitare al massimo le relazioni con scimmie e scoiattoli, cosa che non dovrebbe risultare molto difficile. E tutto potrebbe finire qui ma su un giornale di tiratura nazionale di qualche giorno fa troviamo la seguente subdola affermazione:

Il rischio è che il contagio possa avvenire tra uomini che fanno sesso con altri uomini, «o che hanno rapporti sessuali occasionali o che hanno più partner sessuali». Ad affermarlo il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc). Il vaiolo delle scimmie si trasmette infatti attraverso saliva e contatti stretti che presuppongono lo scambio di fluidi corporei.

Qualcuno dell’Ecdc dovrebbe spiegarci perché lo scambio di saliva, fluidi corporei e i contatti stretti siano ad esclusivo appannaggio degli omosessuali. E tutti gli altri? Si limitano a languidi baci e perfide carezze? Sembra incredibile ma sembra di essere ritornati a quarant’anni fa quando l’HIV fece prepotentemente l’ingresso nelle nostre vite e si cercò di renderlo esclusivo di orientamenti sessuali “diversi”, eufemismo che stava per “condannabili”. Meglio allora  tenere alta la guardia, sia sanitaria che dei diritti civili, non si sa mai. In margine a tutto ciò registriamo l’epidemia di peste suina che sta facendo strage di cinghiali e costretto a creare un’ampia fascia rossa-sanitaria intorno alla capitale. Ma in questo caso la reazione è diversa.

Questa peste non è trasmissibile all’uomo e la sorte dei cinghiali romani sembra non interessare a nessuno vista la tendenza di questi ingombranti ungulati a cercare cibo tra i rifiuti sempre più vicini alle zone abitate. Se uniamo questa abitudine alla loro spaventosa prolificità e al carattere poco socievole, capirete che in questo caso l’epidemia viene intesa più come dono che come castigo divino, a parte naturalmente le preoccupazioni per gli allevamenti di suini e i relativi benamati salumi.

Mentre concludiamo queste note leggiamo di un lupo che si è aggirato qualche giorno fa in un centro cittadino dalle parti di Vittorio Veneto. Dopo una rapida ispezione dell’ambiente antropizzato se n’è ritornato disgustato nei suoi boschi. Non possiamo dargli torto, con buona pace di Angelo Lombardi.

Renzo De Zottis é nato a Treviso il 9 settembre 1954 e da qualche anno ha lasciato l'insegnamento nella scuola media. Collabora da lungo tempo con svariati mensili occupandosi prevalentemente di argomenti di carattere storico. Ha inoltre al suo attivo diversi servizi fotografici per le maggiori testate nazionali di automobilismo storico ed é stato addetto stampa in diverse manifestazioni internazionali del settore. Fa parte del direttivo dell'Unitre Mogliano Veneto e da almeno un ventennio svolge conferenze per questa associazione e per l'Alliance Française di Treviso.