La lotta contro la minaccia nazista di ottant’anni fa costituisce una parte fondante della identità russa (ex sovietica) che nella Grande Guerra Patriottica sacrificò milioni di morti. Naturalmente le recenti giustificazioni addotte da Vladimir Putin sulla necessità di “denazificare” l’Ucraina pescano in modo spregiudicato proprio in questo background nazionale, senza troppo badare al fatto che le modalità intraprese dalle forze armate russe per questa “missione liberatrice” sono esattamente le stesse subite dai tedeschi nel 1941. Detto questo vale la pena di non dimenticare, in nome di una irrazionale frenesia antirussa, l’immane sacrificio che questo popolo ha fatto per liberare il mondo dalla vera minaccia nazista. E in questa lotta anche le donne ebbero un ruolo fondamentale perché l’Armata Rossa fu l’unica tra tutti gli eserciti della Seconda guerra mondiale ad impiegare in combattimento anche reparti femminili. Qui vogliamo raccontavi la straordinaria vicenda delle aviatrici passate alla storia con il nome di “streghe della notte”.

Quando il 22 giugno 1941 i nazisti scatenarono l’Operazione Barbarossa la presenza femminile nell’aviazione militare sovietica era piuttosto ridotta ma negli anni Trenta migliaia di donne avevano conseguito il brevetto di pilota civile grazie ai corsi organizzati dalla Società per la Cooperazione nella Difesa e nello Sviluppo Aero-Chimico, una organizzazione paramilitare fondata nel 1927 che diede vita ad una fitta rete di aeroclub finalizzati all’addestramento su aerei leggeri.

Per Stalin (come anche per Mussolini) l’aviazione costituì un formidabile strumento di propaganda politica e rafforzamento del potere e i numerosi record aeronautici conquistati dai piloti sovietici servirono per dimostrare al mondo la posizione di avanguardia raggiunta dalla industria aeronautica russa e il livello elevato dell’addestramento.

Le tre aviatrici più famose prima della guerra furono senz’altro Valentina Grizodubova, Polina Osipienko e Marina Raskova che nel settembre del 1938 stabilirono a bordo di un bimotore Antonov ANT 37 bis denominato Rodina (Patria) il record mondiale di volo senza scalo di oltre 6.500 chilometri e quasi 27 ore di durata tra Mosca e Komsomolsk, nell’estremo oriente sovietico. E proprio a Marina Raskova migliaia giovanissime aviatrici inviarono lettere che chiedevano di andare al fronte e contribuire a difendere la patria dalla minaccia nazista.

Forte del suo prestigio di eroina nazionale e di membro del Soviet Supremo, Raskova si recò prima al Ministero della Difesa e poi da Stalin in persona per perorare la realizzazione di unità di combattimento femminili. Superate le perplessità iniziali del dittatore, l’8 ottobre 1941 venne emanato l’ordine n. 0099 del Commissariato di Difesa del Popolo che stabiliva la costituzione di tre unità femminili, il 586° Reggimento Aviazione da Caccia, il 587° Reggimento Aviazione da Bombardamento a Corto Raggio e il 588° Reggimento Aviazione Bombardamento Notturno, tutti inseriti nel 122°Gruppo Aviazione. Quest’ultimo gruppo fu l’unico dei tre reggimenti composto interamente da ragazze per tutta la durata della guerra e venne denominato dai tedeschi con rispettosa ammirazione nachthexen cioè streghe della notte.

Il 17 ottobre 1941 e circa 300 volontarie partirono per raggiungere la grande scuola di aviazione di Engels a 800 chilometri a sud-est di Mosca. Ogni giorno c’erano lezioni di dieci materie più due ore di esercitazioni e il programma di addestramento che normalmente richiedeva tre anni venne condensato in meno di sei mesi. L’8 febbraio 1942 Eudokiya Bershanskaya, esperta istruttrice di volo e pilota di aerei civili, venne nominata comandante del futuro reggimento da bombardamento notturno e nello stesso mese vennero consegnati ai reparti dei biplani Polikarpov PO-2 utilizzati negli anni Trenta come addestratori, velivoli lenti e poco potenti, totalmente privo di strumentazione per il volo notturno e per il puntamento. Naturalmente il PO-2 poteva trasportare solo un piccolo carico di bombe e limitarsi ad attaccare obbiettivi leggeri come truppe, veicoli non corazzati e depositi di carburante o rifornimenti. Inizialmente era privo di armi di difesa di bordo per cui le probabilità di sopravvivenza in caso di incontro con i caccia notturni nemici erano praticamente inesistenti.

Il 23 maggio il 588° Reggimento Bombardamento Notturno raggiunse la sua destinazione sul fronte meridionale a Morozovskaya, nella zona del bacino del Donetsk. Le ragazze vennero accolte freddamente dal comandante la 218° Divisione Bombardamento Notturno a cui il reggimento era stato assegnato. “Ho ricevuto 112 principessine, e su dei Polikarpov, per giunta! Che cosa ci si aspetta che io debba farne?” si lamentò con i suoi superiori ma il suo scetticismo sarebbe stato presto clamorosamente smentito. Intanto però le aviatrici fecero i conti con una realtà militare assolutamente impreparata ad ospitare elementi femminili, tanto che dovettero adattarsi ad indossare tute di volo previste per equipaggi maschili. L’8 giugno il reggimento venne inviato per la prima volta in azione contro il quartier generale di una divisione della Wehrmacht nella zona di Voroshilovgrad, durante la quale venne perduto il primo equipaggio composto da Vera Tarasova (pilota) e Lyuba Olkovskaya (navigatrice). Dal settembre al dicembre 1942 il 588°gruppo si spostò ad Annisovskaya sul fronte del Caucaso settentrionale, un teatro di guerra particolarmente difficile con alte montagne e condizioni meteo estreme, per di più fortemente presidiato dalla Luftwaffe. Le azioni notturne delle ragazze russe sortirono presto gli effetti desiderati impedendo ai tedeschi di dormire sonni tranquilli. Un rapporto della Wehrmacht riporta letteralmente: “i loro attacchi sono assolutamente imprevedibili e, per questo estremamente disturbanti, riducono il già scarso riposo delle truppe ed hanno un effetto negativo sulle operazioni di riferimento”. Come contromisura i tedeschi organizzarono una unità di caccia notturna e il 588° reggimento cominciò a subire perdite dolorose. Nel febbraio del 1943, in considerazione dei suoi meriti in battaglia, l’unità venne rinominata 46° Reggimento delle Guardie da Bombardamento Notturno.

Con l’intensificarsi delle missioni le aviatrici decisero di raggruppare sul campo gli specialisti in modo che assistessero tutti insieme l’aereo di chi atterrava, chiunque fosse ai comandi. Così diventò possibile rifornire e riarmare un aereo in soli cinque minuti e il numero di missioni per notte di ogni equipaggio aumentò notevolmente. Il prezzo da pagare però era pesante. “C’era sempre il pericolo di cadere addormentate durante le missioni e alla fine per tenerci sveglie i medici si somministravano certe pillole eccitanti soprannominate Coca Cola” ricorda Larisa Livtinova-Rozanova.

Il 31 luglio 1943 nei cieli della Crimea il reparto subì la sua più grave disfatta di tutta la guerra perché in una sola notte vennero persi ben quattro equipaggi. Tra l’estate e l’autunno del 1943 gli equipaggi femminili furono destinati ad appoggiare l’attacco dell’Armata Rossa per la liberazione della città portuale di Novorossiysk sul Mar Nero. Il 46° ebbe soprattutto l’incarico di sganciare rifornimenti di cibo, munizioni e medicinali alle forze da sbarco russe con voli a bassissima quota tremendamente rischiosi. Nei primi mesi del 1944 il Reggimento, basato nella penisola di Taman proprio davanti alla Crimea, condusse per sei mesi consecutivi pericolose missioni in supporto alle operazioni anfibie dell’Armata Rossa volando di notte attraverso lo stretto di Kerch che unisce il Mar Nero al Mar di Azov. “Conducevamo una vita da zingare – ricorda una delle aviatrici – Ogni notte colpivamo un obiettivo nuovo e dormivamo in un posto nuovo, sotto le ali dei nostri aerei: quello era il nostro spazio di lavoro, la camera da letto e la sala da pranzo (…) le condizioni di igieniche erano pessime. Non avevamo abbastanza acqua e sapone e a volte usavamo l’acqua delle pozzanghere per lavarci. Per bere scioglievamo la neve.” Dopo la liberazione della Crimea, nel maggio del 1944, il Reggimento si spostò dapprima in Bielorussia e poi in luglio si trasferì nella Polonia nord-orientale supportando l’Armata Rossa nella sua inarrestabile offensiva verso ovest. Dall’aprile del 1943 all’agosto del 1944 il reggimento svolse ben 3.260 missioni offensive ma le perdite dovute alla caccia notturna tedesca diventarono pesanti perché va ricordato che queste aviatrici volavano nella maggior parte dei casi senza paracadute, sia per risparmiare peso sia per la motivazione che era meglio morire che essere prese prigioniere.

Così diverse morirono bruciate vive nel rogo dei loro piccoli aeroplani di legno e tela. Nel gennaio del 1945, durante il periodo finale della guerra, il reparto operò nella Prussia Orientale in condizioni meteorologiche terribili: “C’era tanto fango che era impossibile decollare. Allora usando delle staccionate costruimmo una piattaforma di legno lunga 200 e larga 30 metri sulla quale decolli e atterraggi venivano effettuati nella stessa direzione senza tener conto della direzione del vento. Di notte il suolo gelava e i pattini sotto la coda si rompevano continuamente.” Col progredire dell’avanzata sovietica il 46° Reggimento venne infine basato sull’aeroporto di Buchgoltz, a nord ovest di Berlino ormai assediata. Il 3 maggio due veterane del Reggimento, Ira Sebrova e Natal’ya Meklin, decollarono in pieno giorno per controllare dall’alto la città dove ormai sventolava la bandiera rossa.

“L’8 maggio, vigilia della vittoria finale – ricorda il tenente Polina Gelman, eroina dell’Unione Sovietica – ci venne assegnata una missione. Era tutto pronto: bombe agganciate ed equipaggi in attesa di decollare quando all’improvviso i meccanici corsero verso gli aerei per disattivare gli ordigni. I tedeschi si erano arresi. La guerra era finita. Scoppiai a piangere … tutte piangemmo quel giorno”. In tre anni di attività (1.100 notti) il Reggimento aveva compiuto più di 24.000 missioni sganciando 3.000.000 di chili di bombe al prezzo di 31 aviatrici, (il 27% del personale di volo). L’unità concluse la Grande Guerra Patriottica con il maggior numero di eroi dell’URSS (23) nonostante tale titolo venisse concesso agli equipaggi femminili dopo un numero ben maggiore di missioni rispetto ai reparti maschili. Il 46° Reggimento delle Guardie da Bombardamento Notturno venne ufficialmente sciolto il 15 ottobre 1945. L’ultima aviatrice, Irina Rakobolskaja, si è spenta nel settembre del 2016 a novantasette anni, gran parte dei quali dedicati a mantenere vivo il ricordo delle sue streghe della notte.

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Renzo De Zottis é nato a Treviso il 9 settembre 1954 e da qualche anno ha lasciato l'insegnamento nella scuola media. Collabora da lungo tempo con svariati mensili occupandosi prevalentemente di argomenti di carattere storico. Ha inoltre al suo attivo diversi servizi fotografici per le maggiori testate nazionali di automobilismo storico ed é stato addetto stampa in diverse manifestazioni internazionali del settore. Fa parte del direttivo dell'Unitre Mogliano Veneto e da almeno un ventennio svolge conferenze per questa associazione e per l'Alliance Française di Treviso.