Il piano di Gualtieri, sindaco di Roma, che prevede la costruzione di un inceneritore di rifiuti vicino alla città ha solamente un merito, quello di aver suscitato una discussione sul tema.

Come al solito, le posizioni apparentemente più “ragionevoli” e “razionali” sembrano quelle favorevoli al progetto (tra l’altro l’uso del termine “termovalorizzatore” è molto più rassicurante). Vediamo alcune di queste posizioni, e vediamo anche perché sono tutt’altro che “buone”.

  1. Produrre energia bruciando rifiuti sarebbe la cosa più logica da fare adesso, vista la crisi energetica prodotta dalla guerra in Ucraina e dalla conseguente difficoltà di reperire combustibili fossili. D’altronde, viene detto, i “termovalorizzatori di nuova generazione” sarebbero sicuri, come è dimostrato dal loro uso nei Paesi del Nord Europa.

Non viene detto che c’è un piano dell’Unione Europea che prevede lo smantellamento di tutti gli inceneritori di rifiuti entro il 2030, proprio perché è dimostrata la loro dannosità per la salute, e che i Paesi nordici hanno già programmato il loro abbandono. Se poi consideriamo che il tempo medio della costruzione di un nuovo inceneritore va dai 5 ai 10 anni… fate voi i conti.

  1. Sarebbe dimostrato che i termovalorizzatori sono “sicuri” ed “economici”, come si vedrebbe dal loro utilizzo anche in Italia, per esempio a Brescia.

In realtà è ormai dimostrato proprio il contrario. Tutte le indagini scientifiche finora condotte dimostrano la dannosità per la salute delle popolazioni esposte ai fumi degli inceneritori (e non c’è “nuova generazione” che tenga). Dove è stato possibile condurre indagini, come a Torino e a Forlì, analizzando i metalli pesanti nelle unghie dei bambini (grazie all’impegno dei medici ISDE) si è trovato che già nell’infanzia è significativo l’assorbimento di inquinanti dannosi. Portare l’esempio di Brescia come “virtuoso”, poi, è addirittura scandaloso, dopo che si è visto tutto quello che comporta per la salute l’inquinamento di quelle zone della Pianura Padana anche nei momenti più gravi della pandemia. Per quanto riguarda l’economia: è del tutto evidente che gli inceneritori producono profitti solo per chi li vuole costruire e poi sfruttare, sono molto più vantaggiose per l’occupazione e i salari le strutture dedicate alla raccolta differenziata e al riciclaggio.

Mi pare che il quadro generale che emerge dal discorso politico, come viene diffuso dai media principali, vada nella direzione della ineluttabilità delle combustioni per la produzione dell’energia, come a dire che se non ci sono più gas o petrolio da bruciare allora bisogna ricorrere a qualsiasi altro materiale, e cosa meglio dei rifiuti, che sono così abbondanti? E se anche sono pieni di schifezze (e lo sono) che poi finiscono nell’aria che respiriamo, non importa. L’unica alternativa sarebbe, secondo questa logica perversa, l’energia nucleare. Le energie rinnovabili vengono presentate come una cosa futuribile, quasi utopica, comunque limitata. Invece tutti gli studi veramente indipendenti mostrano come la vera alternativa, anche in termini di tempo e di investimento per la collettività, è rappresentata dall’eolico e dal fotovoltaico. La domanda allora diventa: come mai la politica non prende decisamente questa strada? La risposta porta a considerazioni profonde ed estese su chi detiene saldamente il potere economico, in tutto il mondo.

Siro Valmassoni
Medico ambientalista, per 40 anni anche anestesista rianimatore

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