Se ci spostiamo di soli pochi chilometri da Mogliano possiamo trovare comuni più o meno organizzati del nostro, con un territorio più o meno ben tenuto, con servizi più o meno presenti e ben distribuiti. Solo su una cosa il nostro Comune non potrà mai reggere il confronto con i comuni limitrofi: la biblioteca.

Se devo pensare al mio comune ideale, questo senz’altro, oltre ad una serie di caratteristiche che non starò qui ad elencare, dovrebbe avere una biblioteca aperta, funzionale, moderna, spaziosa. La biblioteca è veicolo implicito di cultura, è spazio che nutre la città poiché permette ai suoi cittadini di poter avere a disposizione un numero più o meno grande di libri in uno spazio ben organizzato dove la lettura, anche sul posto, diventa un piacere, e perciò anche la frequentazione dello spazio può divenire un’abitudine.

Non parliamo poi dello studio: chi può avere sale studio ordinate e funzionali sicuramente frequenterà la biblioteca più di chi questo spazio non lo può avere o si ritrova ad averlo molto limitato, chi trova un wi-fi funzionante porterà i propri computer e potrà ricercare, studiare, elaborare idee da solo o coi compagni, cercando informazioni sulla rete. Una biblioteca funzionale potrebbe fare tutto questo. E, dato che oggigiorno si dice che con la cultura non si mangia, a questa biblioteca si potrebbe aggiungere uno spazio bar, per fare in modo che la pausa lettura o studio non sia ridotta allo spazio davanti ad una fredda macchinetta, ma ad un luogo dove il gestore (pubblico o privato che sia) possa introitare qualcosa.

Cercherei di evitare polemiche sterili ma non posso non pensare che, dopo decenni di vuoto sul tema, una soluzione sembrava finalmente all’orizzonte. Si era accantonato del denaro, si era chiesto uno studio di fattibilità, varie proposte per avere possibili soluzioni a portata di mano, ed era stata scelta la soluzione ritenuta più adeguata, come spazi e come investimento, al contesto del Parco di Villa Longobardi, dove la nuova biblioteca sarebbe dovuta sorgere, essendo stato il Parco stesso ritenuto collocazione ideale per un edificio simile anche dagli esperti in materia. Poi i 45 voti hanno fatto sì che la coalizione di governo della città abbia perso e ne sia subentrata un’altra. La questione passava semplicemente ad essere quale delle sei soluzioni fosse più gradita alla nuova Amministrazione, e si era parlato di una soluzione distinta da quella della precedente Amministrazione ma che avrebbe comunque permesso di creare uno spazio (un po’) più piccolo ma comunque, a loro modo di vedere, idoneo alla città. Si può prendere la pandemia come distrattore, ma in questo caso credo sarebbe stato più un elemento facilitatore. Dopo il lockdown i lavori sarebbero potuti partire in sicurezza e, quando le circostanze lo avessero permesso, si sarebbe potuto traslocare il materiale dalla vecchia e scalcinata biblioteca al nuovo edificio, ed invece nulla. La lettura può essere che si stia ancora studiando la soluzione più appropriata, ma un’altra lettura potrebbe essere quella che i proclami sulla scelta di un’altra proposta dello studio di fattibilità fossero solo tali e intendessero coprire una volontà di recedere dal progetto e di fare altro, non considerando la biblioteca una priorità per la nostra città: in effetti recentemente si è proceduto alla demolizione della struttura preesistente, ma si è letto sui giornali che l’idea paventata dall’attuale Amministrazione sarebbe quella di creare un’area ipogea, sostanzialmente quindi un teatro all’aperto, la cui utilità per la città sarebbe tutta da verificare e che comunque nulla pare avere a che vedere con il concetto di luogo di cultura.

Il lettore attento avrà capito che io credo fortemente che sarebbe necessario, anche per un’amministrazione che potesse credere meno nella cultura, edificare una nuova biblioteca. Torno alla considerazione iniziale: una città di 27.000 abitanti con una biblioteca come quella attuale è una città più spoglia, che può realizzare pochi progetti di letture animate, incontri, che non può realizzare mostre, presentazioni, convegni per mancanza di spazi, che può ospitare meno studenti; è insomma un luogo che può offrire meno possibilità alla collettività di quanto potrebbe fare una biblioteca nuova con spazi diversi. Credere nella cultura vuol dire anche investire, e fortemente, in essa, avendo un orizzonte che abbraccia le molte possibilità che un tale luogo può generare. Ma ci vuole una visione della città ed uno slancio che, ad ora, non ho visto. Spero sempre di sbagliarmi, perché l’occasione è imperdibile.

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Nato a Treviso il 02-06-1981. Laureato in Lingue a Ca’ Foscari, specializzato alla SSIS Veneto. Insegnante di spagnolo in una scuola superiore di Treviso. E’ stato presidente del quartiere Ovest-Ghetto e collaboratore de L’Eco di Mogliano; è consigliere di un’importante realtà associativa locale, il CRCS Ovest-Ghetto. Impegnato da molti anni in città nel mondo dello sport, dell’associazionismo volontario e della cultura.