“Nei tempi antichi attraverso i sentieri erbosi … le greggi raggiungevano la pianura … Avveniva la transumanza, cioè il trasferimento per ragione di pascolo di ovini dai monti al piano o viceversa, secondo l’avvicendarsi delle diverse stagioni”.

“La transumanza nel moglianese” è un lungo viaggio nella storia che si districa fra i massicci montuosi prealpini, fino alle sconfinate pianure lagunari. Un tragitto secolare tramandato di padre in figlio, che si muoveva su lunghe vie d’erba, che sono le più antiche strade del nostro territorio, percorse da milioni di pecore, migliaia di pastori con i loro cani e muli carichi di masserizie.

La pastorizia transumante non è stato solo un modello economico, ma anche sociale e culturale, le cui influenze sono tutt’ora riscontrabili nella nostra società. La lana, il bene più prezioso che le pecore producevano, è stata fonte di ricchezza per l’intero Veneto.

Tuttavia, gli eruditi studi ottocenteschi sulla transumanza veneta, sul diritto di pensionatico e il rovente dibattito di metà Ottocento sulla sua abrogazione, hanno affrontato l’argomento in modo marginale, perché interessati in maggior misura all’agricoltura. Un conflitto sbilanciato che ha trasformato uno sconfinato bene pubblico in proprietà privata.

La storia di Mogliano e quella della pastorizia transumante sono caratterizzate da un forte legame secolare. I documenti antichi rivelano come già prima del Seicento molti pastori transumanti hanno lentamente abbandonato la vita nomade per stabilirsi nelle comunità contadine della pianura moglianese. La ricerca su questi rapporti, la dislocazione sul territorio dei pastori e quali aree furono maggiormente interessate dal fenomeno, sono alla base di questa pubblicazione, che vuole essere un modesto contributo alla conoscenza dell’argomento.

Suggestiva è la testimonianza di un pastore transumante. “Gli argini dei fiumi erano le uniche vie possibili per la transumanza. Migliaia di ovini, centinaia di muli e una miriade di uomini percorrevano le vie della transumanza nel mese di maggio, trasferendosi dalla pianura alla montagna e nel mese di ottobre intraprendevano la via del ritorno. Era come se si mettesse in moto un esercito. Un battaglione di soldati dell’artiglieria. Per noi pastori che seguivamo il gregge, la via della monticazione era più festosa per l’ansia di rivedere le nostre famiglie, dopo sei mesi di forzata assenza”.

Sembra un romanzo che racconta “la storia di gente senza storia”. Un racconto realmente vissuto, che alla scomparsa dei diretti protagonisti ha lasciato molte domande senza risposta, impedendoci di riconoscere quello che è storia e quello che è leggenda.

I pastori transumanti consideravano i pascoli montani un naturale cordone ombelicale con la pianura, ma negli ultimi cinquant’anni, la silenziosa lezione di vita che traspare dalle loro esperienze è quasi scomparsa.

Sarebbe doveroso adoperarsi anche a Mogliano, affinché le umili imprese di questi uomini vengano conosciute quale autentico fatto storico e culturale durato migliaia di anni, che ha interessato e segnato in maniera indelebile il nostro territorio.



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