La tattica della disobbedienza civile è una forma di lotta nonviolenta resa famosa dai successi di Gandhi e Martin Luther King, ma è ormai sempre più gettonata anche dal fronte ecologista.
E’ la tattica, per esempio, di:
– Insulate Britain, che chiede al governo inglese di adottare un piano strutturato per migliorare l’isolamento termico delle abitazioni;
– Save Old Growth (“salviamo le antiche foreste”) che in Canada si oppone alla distruzione di ettari di foresta boreale incontaminata per la costruzione di un oleodotto;
– Ende Gelaende e la sua lotta contro le centrali a carbone in Germania;
– Greenpeace ed Extinction Rebellion un po’ in tutto il mondo.
Ed è pure la tattica di Ultima Generazione, campagna che chiede al governo italiano di istituire assemblee di cittadini vincolanti (qui la proposta di legge) sul tema della transizione ecologica.
Generalmente, la disobbedienza civile consiste nel violare platealmente la legge per ottenere un risultato politico, mediatico o strategico: esempi sono gli scioperi delle tasse, le occupazioni di fabbriche, miniere o piattaforme petrolifere; il disturbo o interruzione di conferenze, riunioni e comizi; le manifestazioni in zone interdette; i blocchi del traffico stradale.
Il costo per gli attivisti può essere alto, specialmente in termini di soldi e libertà (leggasi: multe e tribunali), quindi generalmente queste azioni prendono luogo in occasioni favorevoli, decisive o anche disperate, quando ogni altro tipo di tattica nonviolenta (cortei, flash mob, conferenze, petizioni, denunce…) appare inefficace ma non si vuole ricorrere alla violenza.

Proprio dai blocchi stradali è partita in Italia la campagna Ultima Generazione (UG), che ha effettuato alcuni fermi di tangenziali e autostrade vicino a Roma con l’obiettivo di finire sui giornali e usare le interviste per introdurre nel dibattito pubblico la loro disperazione riguardo all’inazione climatica dello Stato Italiano; ma recentemente i suoi membri hanno scelto un nuovo bersaglio: il Ministero della Transizione Ecologica, giudicato dal mondo ambientalista come un’opportunità sprecata (se non una vera e propria finzione).

Nei giorni 1 e 2 febbraio, dopo aver inviato 26mila mail (senza risposta) in cui chiedevano un incontro con il Ministro Cingolani, una decina di persone appartenenti alla campagna UG è entrata nel ministero e l’ha dipinto di rosso e giallo dall’interno e dall’esterno, documentando il tutto e rivendicando l’azione “nonviolenta”.

La risposta non si è fatta attendere: dalle accuse di Cingolani di “violenza” (e la relativa risposta degli accusati) alla coartazione delle forze dell’ordine che, secondo gli attivisti di UG, non hanno osservato la legge stessa durante l’esecuzione in direttissima di arresti e perquisizioni.

Ora, mentre gli attivisti scarcerati hanno iniziato uno sciopero della fame davanti al ministero (iniziando un nuovo confronto con ministro e polizia), nel resto del mondo ambientalista italiano si è creata una discussione: se Greenpeace, WWF e Legambiente hanno preso le distanze dalla campagna (pur criticando l’operato di Cingolani), se Rise Up ed Extinction Rebellion l’hanno supportata, se FridaysForFuture ha preferito non esprimersi, è vero che in questi e altri movimenti e ONG italiani è nata una riflessione riguardo al sottile filo che separa violenza e nonviolenza, e che può rivelarsi una risorsa utile quanto un rischio incosciente a seconda dei casi.

Questa discussione è nata anche all’interno del nostro gruppo locale “Ribelli all’Estinzione”, e ha visto formularsi due principali visioni della questione:

– quella NEGATIVA: l’azione ha avuto come principali risultati una cattiva pubblicità al movimento Extinction Rebellion (in quanto “padre” della campagna) e la necessità, per gli attivisti, di pagare multe e risarcimenti oltre i 50mila euro; inoltre l’azione è risultata come “violenta” agli occhi delle persone comuni.

Gli attivisti di Ultima Generazione avrebbero potuto organizzare un sit-in dentro al ministero con 50 persone e, probabilmente, avrebbero ottenuto risultati migliori con rischi decisamente ridotti, con l’occasione di salvare i fondi per progetti più promettenti.

– quella POSITIVA: Le azioni di disobbedienza civile hanno proprio lo scopo di rompere l’indifferenza, anche a costo di ricevere critiche e dividere l’opinione pubblica. Aumentare l’impatto delle azioni di protesta è l’unico modo per mostrare la gravità del problema.

Poiché ci interessa proporre questa discussione anche al di fuori delle nostre conoscenze, vi proponiamo di rispondere ad un breve sondaggio con le vostre opinioni, che poi saranno riportate anonime in un articolo successivo.

Vi segnaliamo inoltre quest’interessante iniziativa separata, di natura decisamente più… legale e ovviamente, per chi sentisse solidarietà nei confronti degli attivisti di UG che sono stati protagonisti di questo articolo, la relativa raccolta fondi.