Nella foto: l’entrata del Museo Toni Benetton a Mogliano Veneto è temporaneamente inagibile.

Dei miei amici stavano bevendo qualcosa in Piazza Caduti, alle dieci di sera di questo lunedì.
All’improvviso una raffica di vento è arrivata sollevando l’ombrellone sotto cui stavano (con il relativo supporto in cemento) e animando di colpo sedie e tavoli di plastica.
Si sono alzati di corsa, hanno pagato in tutta fretta e, dopo un vano tentativo di impedire al mobilio esterno del bar di “conquistare” la strada che taglia in due la piazza, sono schizzati verso casa.
Hanno corso lungo via Barbiero, con i tigli si agitavano come ad un rave party, ma è stato all’altezza della vecchia Cadoro che i nostri si sono sentiti inseguiti: una sorta di tromba d’aria, alta parecchi metri, che come un pachiderma si spostava lentamente nutrendosi di foglie, di bidoni della spazzatura e del loro contenuto (per fortuna quel giorno c’era fuori la carta).
Potrei proseguire le loro peripezie, o raccontarvi del volo del mio calcio balilla; ricordare dei turisti tedeschi vicino a casa mia che stavano per veder decollare la loro tenda con tutte le loro cose, o enumerare le mille piccole devastazioni che la nostra città ha subìto la sera dopo Ferragosto.

Si stima più di un milione di euro di danni solo a Mogliano Veneto.
Tra le altre cose, in città abbiamo perso mucchi di alberi, anche secolari, che solo nei casi migliori non hanno travolto macchine, negozi e abitazioni.
Ma questo disastro è stato un’inevitabile casualità, o come al solito la responsabilità è della crisi climatica, che mette gli steroidi a quasi ogni evento (incendi, siccità, intemperie) altrimenti gestibile?
Beh, non si può negare che i classici temporaloni di fine agosto esistano da sempre, ma non si può negare neppure che negli ultimi decenni, con l’aumento delle temperature, la loro frequenza e la loro violenza stiano lievitando come il pane.
Basta scorrere il calendario indietro per vedere che ormai “ce n’è sempre una”, e una volta non era così.

Del resto, è scritto nero su bianco nell’ultimo report delle Nazioni Unite che la crisi climatica sta facendo agli eventi estremi ciò che la benzina fa ai fornelli del gas (da non provare a casa!), e lo sta facendo ovunque.

Per colpa dei gas serra emessi in atmosfera da una società ancora dipendente dal petrolio, la situazione sta peggiorando velocemente; e se vogliamo fermare questa escalation di disastri prima del punto di non ritorno, se vogliamo un futuro vivibile per noi e per i più piccoli, non possiamo più limitarci a fare solo “il nostro piccolo”.

Questo perché, inseguendo un profitto fine a sé stesso governi, grandi banche e aziende multinazionali usano i nostri soldi (tasse, risparmi, ricavi) per alimentare il disastro ecologico: oltre a cercare uno stile di vita più ecosostenibile, chiunque sia dotato di buonsenso ha l’obbligo morale di agire per costringere il “potere” a cambiare radicalmente i propri obiettivi.

Ma come si fa? Ne parliamo bene insieme il pomeriggio di venerdì 3 settembre con un workshop in Villa Benetton, nel quartiere di Marocco, nel contesto del Festival CombinAzioni.

PS la burrasca anomala di lunedì sera ha sradicato il grande albero all’entrata della Villa, rendendo ancora più evocativa la location.

 

 

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