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Toni Benetton e l’oca rosta

Adesso anche la sua villa, la fucina dove generò le sue straordinarie sculture, è in vendita, perché una villa così è difficile da mantenere, nonostante gli encomiabili sforzi della moglie Ada

Adesso anche la sua villa, la fucina dove generò le sue straordinarie sculture, è in vendita, perché una villa così è difficile da mantenere, nonostante gli encomiabili sforzi della moglie Ada e del figlio Giovanni. Triste epilogo. La verità è che Toni Benetton, (come pure accade per Augusto Murer in quel di Falcade, e anche in questo caso nonostante l’impegno del figlio Franco) non è mai stato adeguatamente valorizzato ai più alti livelli, come meritava e come merita: un colpevole ammanco culturale!

Ricordo che quando diventai assessore alla cultura del nostro Comune, andai a trovarlo assieme all’assessore Luciano Caon della Provincia di Treviso per ragionare attorno al rilancio della sua “Accademia del Ferro”. Lui ci accolse amabilmente, ma subito precisò con allenato scoramento: “Asesor, qua ze dai anni 60 che vien a trovarme onorevoli, senatori, presidenti: mi go preparà tanti pransi, co l’unico risultato concreto che me ze ‘nda via un cortìo de oche e anare roste”.

Nel nostro piccolo, vari amministratori comunali che si sono avvicendati nel tempo hanno provato ad animarla quella splendida e unica villa di via Marignana. Ci provò il vicesindaco Alberto Bovo con una grande mostra su Piranesi (Mogliano e Roma come sedi), io tentando di trasferirvi stabilmente parte dell’archivio fotografico della Biennale di Venezia (il suo segretario Martelli aveva già sottoscritto l’accordo, ma poi cadde la Giunta), l’assessore Francesca Campolo, organizzando stage europei per giovani scultori, e poi via via altri eventi come il Premio Berto e, ultima ma non ultima, una grande mostra di pittura organizzata dall’artista Angelo Zennaro e dal Centro Culturale Piranesi, con il contributo del Comune.

Ma non è bastato. Non è bastato perché la cultura è da tempo la cenerentola di questo Paese, le si riservano pochi spiccioli e a fatica! Gli investimenti vanno in altre direzioni. Anche l’Accademia del Ferro del maestro Toni Benetton rischia dunque di scivolare nell’oblio, e nell’oblio rischia di estinguersi anche la nostra più profonda identità.

Per questo facciamo appello all’Amministrazione locale e alla Regione Veneto. Chiediamo loro di seguire con attenzione gli sviluppi di questa situazione per capire se si aprano opportunità per salvare l’anima di questo patrimonio artistico e culturale, con un dialogo approfondito fra i diversi attori in campo, pubblici e privati, esplorando e facendo ricorso a possibili contributi a livello nazionale ed europeo.

Perché ciò che ha fatto Toni Benetton, poeta del ferro, è un capolavoro che va ben oltre i nostri confini.