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Questo no, questo non lo dovevi dire, sig. Salvini.

Perdonatemi, m’intrometto, con un moto di spirito che mi paonazza il viso (e non ne avrei bisogno). Mi permetto di interrompere la programmazione di questa serena e apprezzata tribuna qual è diventato

Perdonatemi, m’intrometto, con un moto di spirito che mi paonazza il viso (e non ne avrei bisogno).

Mi permetto di interrompere la programmazione di questa serena e apprezzata tribuna qual è diventato il Diario a poche settimane dalla sua nascita.

Il fatto è che stasera, mentre cercavo di allestire qualcosa per cena, ho sentito al TG1 il commento politico della giornata del capo leghista Matteo Salvini. Il quale ha detto, con la sua tipica parlata:

“Noi siamo per rilanciare il turismo italiano aprendo le porte ai turisti che pagano, e contro i turisti che sbarcano”.

L’ha detto al TG1!

Lascio perdere ogni considerazione sui destini dei “turisti che sbarcano” (sforzandomi di non ricordare tutti quelli che sono stati inghiottiti dalle acque del Mediterraneo o morti sotto le torture nelle prigioni libiche o le bombe siriane) e sul loro omertoso utilizzo nelle campagne e aziende del nostro Belpaese (si faccia un giro “signor” Salvini nelle stalle, nei campi e nelle concerie della nostra regione per capire se a lavorare ci sono “prima gli italiani”).

Lascio perdere ogni considerazione politica su come cercare di risolvere la gravosa questione dell’emigrazione (e qui tutte le opinioni hanno diritto di cittadinanza, esclusa l’insipiente retorica della chiusura dei porti).

Quello che non doveva fare questo “uomo” (che offende la storia dei grandi lombardi di qualche secolo o solo qualche decennio fa) è chiamare queste povere donne, questi poveri uomini, e soprattutto queste povere bambine e bambini, “turisti da sbarco”. Di più: “turisti!”: “turisti” li ha chiamati! Ma com’è possibile che un uomo, se questo è un uomo, definisca in questo modo questa umanità soffocata dalla fame, dalle guerre, dalle torture?

Sono sgomento! Ancor di più: indignato! Lo so che il guitto non è nuovo a queste trovate, ma sentirlo parlare così, come espressione del Governo italiano, e usare queste parole disumane, pesanti come macigni, è un sonoro che prima di tutto ferisce il cuore.

Fino a quando potremo tollerare questo istrionico cinismo?

Vogliamo, signor Sindaco di Mogliano, signori Assessori, signori Consiglieri comunali di Mogliano Veneto far pervenire la nostra indignazione al Presidente del Consiglio Mario Draghi? Vogliamo recapitarlo anche al sig. Salvini?

Fosse per me, al lombardo semplicemente scriverei: “Sig. Salvini, un politico da sbarco sarà lei!”.

Ma questa è un’opinione squisitamente personale. Certo non istituzionale.