lunedì, 2 Novembre 2026
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La guerra segreta di Mogliano

A villa Favier operava il centro nevralgico della Terza Armata guidato dal colonnello Ercole Smaniotto.

Nel 1918, dopo la disfatta di Caporetto, Mogliano Veneto divenne uno dei principali centri operativi della Terza Armata. A villa Favier trovavano posto l’Ufficio Propaganda, il Servizio Informazioni, l’Ufficio Cartografico e i centralini telefonici e radiofonici.

A Mogliano il colonnello Ercole Smaniotto riunì alcuni tra i migliori giornalisti, scrittori e illustratori italiani per dare vita a La Tradotta, il più celebre giornale di trincea della guerra, progettato per parlare ai soldati con un linguaggio semplice, immediato e ricco di immagini.

Dietro questa attività si celava però un’opera ancora più importante: l’intelligence militare. Convinto che la raccolta di informazioni dovesse spingersi oltre le linee nemiche, Smaniotto organizzò il gruppo segreto della Giovane Italia, con base in una dependance rurale nel parco di villa Favier. I suoi agenti, infiltrati in territorio austro-ungarico e riforniti anche mediante aviolanci, raccolsero notizie decisive per le operazioni sul Piave. Fondamentale fu l’intercettazione del 14 giugno 1918, che consentì di prevedere l’offensiva austriaca e contribuì al successo della successiva controffensiva italiana.

Ma Smaniotto non fu soltanto un brillante organizzatore militare. Riteneva che il morale dei soldati fosse importante quanto le armi e sosteneva che il combattente dovesse sentirsi “amato, curato e protetto”. Sotto la sua guida, l’Ufficio P promosse attività ricreative, aiuti alle famiglie dei richiamati, licenze premio, distribuzione di generi di conforto e iniziative culturali nelle retrovie, avvalendosi della preziosa collaborazione di don Celso Costantini.

Il suo interesse si estese anche alla popolazione civile moglianese: nel giugno 1918 propose al Comune di Mogliano l’istituzione di una scuola provvisoria per i bambini costretti ad abbandonare gli studi a causa della guerra, mettendo a disposizione insegnanti militari e strutture dell’Armata. Il progetto non ebbe seguito perché l’epidemia di influenza “spagnola” travolse il territorio prima che potesse essere realizzato.

Fu proprio la pandemia a stroncare Smaniotto nell’ottobre 1918, pochi giorni prima della vittoria. Oggi riposa nel cimitero di Mogliano Veneto, lasciando il ricordo di un ufficiale innovatore, tra i pionieri dell’intelligence moderna italiana e di un uomo che seppe mettere al centro della guerra non solo la strategia, ma anche le persone.

(Tratto da “Il fante e la lumaca” di Ennio Tortato)


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