UNA RIVOLUZIONARIA FORESTAZIONE URBANA.  GLI ALBERI E IL CONCETTO DI “INCOLUMITÀ”.

UNA RIVOLUZIONARIA FORESTAZIONE URBANA (decima parte)

Una “rivoluzionaria forestazione urbana” è possibile se è frutto di un operare sinergico su tre fronti: lo stop immediato, per legge, alla cementificazione, il drastico e radicale rafforzamento della tutela legislativa degli alberi e una “contronarrazione” sul valore ecologico, sanitario, identitario, sociale ed economico di una “infrastruttura verde”. 

Il radicale rafforzamento, attraverso “parametri rigorosi”, della “tutela legislativa degli alberi” deve essere ambivalente: da un lato, creare le “condizioni qualitative e quantitative” perché le piante possano dispiegare la loro “utilità sociale ed ecologica”, dall’altro, tutelare gli amministratori che cercano di coniugare la “tutela dell’incolumità e della salute” delle persone e dell’ambiente con “l’utilità sociale ed ecologica” degli alberi.

Come non  è tollerabile, ad esempio, che un albero cada a seguito di riduzioni drastiche e ripetute della chioma, eliminazione indiscriminata di branche strutturali, potature eseguite da personale non dotato delle necessarie competenze, ferite di origine meccanica al colletto ad opera di ruspe, mancanza di terra drenante, mancanza di irrigazione e di spazio per le radici. Ma un amministratore che, in osservanza di urgenti e rigorose leggi a tutela degli alberi, investe risorse sul monitoraggio, la cura e la manutenzione del patrimonio arboreo non può essere considerato penalmente responsabile per la caduta di un albero dovuta a ragioni naturali tecnicamente non prevedibili.

Semplicemente perché non esiste da nessuna parte e in nessun contesto civile  il “rischio zero” per eventi accidentali. Nel 2023 in Italia, i morti per incidenti stradali sono stati 3030 (ISTAT), ma non per questo noi e i nostri familiari rinunciamo a spostarci in auto. Anche se i dati statistici dicono che in Italia le morti per la caduta improvvisa di un albero variano da 6 a 8 l’anno, non credo siano più frequenti delle morti provocate da un fulmine, o dal vento forte per la caduta di una tegola, di un pezzo di cornicione, di un palo della luce o di un segnale stradale.

E in un contesto urbano gli alberi, elementi di una “infrastruttura verde”, devono essere piantati proprio dove vivono le persone, perché solo così possono mitigare gli effetti estremi dei cambiamenti climatici. Vorrei rivolgermi, idealmente, a quei sindaci che danno un significato riduttivo alla parola “incolumità”. Caro sindaco, di destra e di sinistra, l’incolumità delle persone comincia molto prima del momento in cui tu la citi, estraendo quella parola dal cilindro della propaganda basata sull’emotività.

Nel 2026, l’anno più caldo degli ultimi due secoli, quale deve essere la tua priorità nel declinare la parola “incolumità”? Non è forse una priorità la salute delle persone che si possono ammalare o morire per le malattie da inquinamento dell’aria (migliaia), per le ondate di calore (migliaia), per le alluvioni (centinaia) provocate dall’esondazione di piccoli e grandi corsi d’acqua sotterrati sotto il cemento della rendita immobiliare o di fiumi le cui sponde vengono cementificate e/o private della vegetazione riparia?

Caro sindaco, la vera priorità è investire sulla “utilità sociale ed ecologica” degli alberi, perché solo così stai dando un “significato ecologico e sanitario” alla parola “incolumità”.

La vera priorità è investire sulla qualità della vita negli spazi urbani, anche e soprattutto nelle periferie degradate. La vera priorità è piantare nuovi alberi e farli seguire nella loro crescita nei primi cinque anni da personale esperto, perché le piante sono come i bambini: hanno bisogno di cura e di amore. Un comune del Canada riconoscendo il ruolo degli alberi, quali preziosi alleati contro i cambiamenti climatici, ha riconosciuto ufficialmente gli alberi come “esseri viventi” titolari di propri diritti. Investire “sull“utilità sociale ed ecologica” degli alberi significa creare una rete di controlli e di vigilanza sulle attività antropiche che ne possono danneggiare la salute e la stabilità.

A tale investimento coraggioso e massiccio in una “infrastruttura verde”, in termini di risorse e di attenzioni, deve corrispondere, ovviamente, un “disinvestimento giurisprudenziale”: per la caduta di un albero una “depenalizzazione” per coloro che operano con coscienza e passione nella gestione degli alberi e che sono in grado di documentarlo. Anche la giurisprudenza deve cogliere la complessità del fenomeno climatico in tutti i suoi risvolti.

L’adattamento ai cambiamenti climatici deve essere uno sforzo multidisciplinare, dove interagiscono la politica, l’ecologia, l’economia, la sanità, la finanza pubblica, la giurisprudenza. Investire “sull’utilità sociale ed ecologica” degli alberi significa collocare gli alberi giusti nei posti giusti e, se questa operazione può garantire alla comunità la fornitura efficace dei loro servizi ecosistemici, può comportare anche la necessità di togliere asfalto e cemento e/o modificare la viabilità. Investire “sull’utilità sociale ed ecologica” degli alberi significa salvaguardare gli alberi maturi e le loro chiome in attesa che crescano le giovani piante.


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Dante Schiavon
Laureato in Pedagogia. Ambientalista. Associato a SEQUS, (Sostenibilità, Equità, Solidarietà), un movimento politico, ecologista, culturale che si propone di superare l’incapacità della “classe partitica” di accettare il senso del “limite” nello sfruttamento delle risorse della terra e ritiene deleterio per il pianeta l’abbraccio mortale del mito della “crescita illimitata” che sta portando con se nuove e crescenti ingiustizie sociali e il superamento dei “confini planetari” per la sopravvivenza della terra. Preoccupato per la perdita irreversibile della risorsa delle risorse, il “suolo”, sede di importanti reazioni “bio-geo-chimiche che rendono possibili “essenziali cicli vitali” per la vita sulla terra, conduce da anni una battaglia solitaria invocando una “lotta ambientalista” che fermi il consumo di suolo in Veneto, la regione con la maggiore superficie di edifici rispetto al numero di abitanti: 147 m2/ab (Ispra 2022),

2 COMMENTS

  1. Non vedo rappresentanti della politica che si preoccupino più di tanto della gestione manutenzione del verde pubblico. Dovrebbe essere invece uno dei punti qualificanti di un programma per farsi eleggere. Nella situazione attuale nei bar e in piazza si parla soprattutto se vale la pena o meno tenersi una pistola in casa. Giusto comunque tenere, almeno noi, in evidenza la questione, anche rimanendo inascoltati.

  2. sono solidale.
    Capisco una certa, immotivata, noncuranza del tema.
    Eppure vivere in un ambiente sano e piacevole migliora vita quotidiana, la salute ed è l’ambito che favorisce spontaneamente le relazioni

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