Nella cornice elegante e sempre accogliente del Teatro Mario Del Monaco di Treviso, la stagione autunnale è proseguita il 17 settembre scorso con una produzione che invitava fin dal titolo, il celebre verso dei Canti Carnascialeschi di Lorenzo de’ Medici, a una riflessione profonda sul tempo, sulla bellezza e sulla caducità della giovinezza.
“Chi vuol essere lieto, sia: di doman non c’è certezza” non è soltanto un motto rinascimentale, ma diventa qui il perno concettuale attorno a cui ruota un’opera complessa, vivida e stratificata. Uno spettacolo di varietà dinamico e leggero pensato per alternare diversi registri artistici con l’obiettivo dichiarato di offrire momenti di spensieratezza ed emozione.
Comicità: Gli sketch del duo comico I Papu. Magia e Illusionismo: Le performance del mago Martin. Musica: La sezione Buonasera Fred, un omaggio musicale dedicato alle celebri canzoni di Fred Buscaglione. Arte varia: Interventi di lirica, danza e prosa ad arricchire il programma.
La scelta di portare in scena un tema così universale, da parte dell’ideatore e regista Guido Tegon [moglianese doc], rischiava di scivolare nel già visto, ma la regia è riuscita a schivare la trappola del citazionismo facile. Lo spettacolo costruisce un ponte ideale tra la Firenze medicea e la contemporaneità, interrogandosi su cosa significhi “cercare la letizia” in un’epoca segnata dall’incertezza e dalla velocità. Il ritmo drammaturgico si sviluppa in un alternarsi ben dosato di momenti corali energici, veri e propri affreschi visivi dionisiaci e monologhi intimi, dove la musica e la parola si fondono in un unico flusso narrativo.
La regia di Tegon lavora molto sui contrasti: alla vitalità dirompente della prima parte si contrappone una seconda metà più malinconica, in cui il peso del “domani” comincia a farsi sentire, lasciando il pubblico con un senso di consapevolezza più che di puro svago. Sul piano interpretativo, il cast ha dimostrato una grande tenuta scenica. Notevole la capacità degli attori di passare da toni farseschi e celebrativi a sfumature drammatiche e introspettive.
La gestione dei tempi comici nella prima parte ha strappato risate spontanee a una sala gremita e attenta, mentre nei momenti di maggior pathos il silenzio del pubblico del teatro Del Monaco ha testimoniato la forte empatia generata dalla performance. Menzione speciale per il lavoro vocale e corporale: in uno spettacolo dove il corpo è spesso simbolo di giovinezza e vitalità fugace, la fisicità del cast è apparsa curata nei minimi dettagli, integrandosi perfettamente con le coreografie e i movimenti di scena. Dal punto di vista visivo e sonoro, lo spettacolo convince appieno.
Scenografia: Essenziale ma d’impatto. Pochi elementi simbolici dominano lo spazio, permettendo alla luce e ai movimenti degli attori di ridisegnare continuamente il palco. Luci: Uno dei punti di forza della serata. Il passaggio da toni caldi, dorati e festosi a luci fredde, taglienti e d’ombra accompagna perfettamente il declino del giorno e l’avanzare dell’incertezza descritta nel verso mediceo. Tappeto Sonoro: La colonna sonora [tra reinterpretazioni di musiche d’epoca e sonorità contemporanee/elettroniche] crea un contrasto affascinante che sottolinea l’atemporalità del messaggio. Il pubblico del Teatro Mario Del Monaco ha accolto lo spettacolo con calorosi e prolungati applausi, testimoniando il successo di un’operazione teatrale che non si limita a intrattenere, ma pone domande scomode.
“Chi vuol essere lieto, sia” si conferma una produzione matura, capace di coniugare la bellezza formale del teatro classico con le inquietudini del nostro tempo. Una serata di grande teatro a Treviso che lascia nello spettatore un invito chiaro: celebrare il presente, finché ci è concesso.
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