30 novembre 1941. Alla stazione di Treviso arrivano da Spalato, via Fiume, 233 ebrei che nei giorni successivi vengono destinati a vari comuni della provincia. Si tratta del terzo convoglio partito dalla città dalmata, un gruppo piuttosto consistente che va ad unirsi a quelli giunti nelle settimane precedenti dalla provincia di Lubiana. Un funzionario della questura ricorda: “Il treno veniva dalla Jugoslavia dove erano stati arrestati. Non erano tutti jugoslavi. Erano stati fermati dai tedeschi e inviati a Treviso per essere internati liberi. La questura aveva organizzato un ufficio in stazione con dei tavoli alla buona e la macchina da scrivere. Si presentavano in vari gruppi e dovevamo stabilire: tu qua, tu là. La prefettura aveva preso contatto coi Comuni e quindi questi sono stati smistati e poi seguiti per tutto il periodo che sono rimasti lì”.

Tra il 1941 e il 1943 risultano essere almeno 356 gli ebrei stranieri provenienti dai Balcani occupati dalle truppe naziste e fasciste e poi internati in provincia di Treviso (192 uomini e 164 donne, di cui 72 hanno meno di 20 anni). Se a questi sommiamo il numero degli ebrei in transito e quelli che rimangono sotto falsa identità nel Trevigiano, la cifra totale arriva a sfiorare le 400 presenze; e questo al netto degli ebrei italiani che, stando al censimento del 1938, sono appena 66, una cifra del tutto trascurabile se paragonata ad altre province. Dal punto di vista della nazionalità, la maggioranza di questi internati è di cittadinanza jugoslava (complessivamente circa 270): per lo più sono serbi, bosniaci e croati, in gran parte originari di Belgrado (ben 60) e di Sarajevo (47). Solo in minima parte provengono da altri paesi come Austria (30), Ungheria (16), Polonia (15), Cecoslovacchia (10), Germania (5), Romania (2), e ormai comunque entrati a far parte del Reich hitleriano o sottoposti alla sua occupazione militare. Si sono messi in viaggio da mesi senza una meta precisa e per coloro che sono riusciti a raggiungere Spalato, e a non essere respinti, la salvezza è rappresentata, paradossalmente, proprio dall’internamento in Italia.

Questi ebrei, ormai apolidi, sono destinati in particolare ai comuni della pedemontana e della castellana. A Mareno di Piave gli internati all’inizio sono ben 50, mentre tra Tarzo, Cison di Valmarino e Follina prendono alloggio quasi una sessantina di persone. A Valdobbiadene ne sono registrati 30, mentre Asolo, con 80 presenze complessive, è il comune con il più alto numero di internati. Una sessantina sono distribuiti nella pedemontana del Grappa, tra Cavaso del Tomba, Possagno e Crespano. Pur soggette a numerosi cambiamenti, presenze inferiori si registrano a Montebelluna e Castelfranco Veneto. Oltre a Treviso, dove risiedono complessivamente quasi una quarantina di internati, abbiamo notizie di ebrei stranieri anche nei comuni di Castello di Godego, Conegliano, Istrana, Loria, Oderzo, Preganziol, Riese, Vedelago, Zero Branco.

Nelle località d’internamento possono allontanarsi per brevi periodi, o per poche ore, ma solamente con l’autorizzazione delle autorità di Pubblica sicurezza. Ma sono le quotidiane forme di discriminazione a pesare maggiormente: il divieto d’uscire prima dell’alba e rientrare dopo il tramonto, di frequentare liberamente esercizi e locali pubblici, di possedere armi ed apparecchi radio; e poi il controllo sistematico della corrispondenza e soprattutto l’obbligo di firma almeno due volte al giorno recandosi in municipio o presso la caserma dei carabinieri. Non trascurabili sono le difficoltà imposte dalla lingua e dai rapporti con la popolazione locale che li percepisce come dei “nemici interni”.

A partire dall’armistizio la vicenda degli stranieri ebrei cambia radicalmente. Molti cercano la fuga verso Milano e quindi poi in direzione della Svizzera, verso una salvezza quasi certa; altri partono verso Sud con la speranza di poter arrivare a Napoli o a Bari e quindi imbarcarsi verso gli Stati Uniti o la Palestina, con la difficoltà però di dover attraversare la linea del fronte e sotto il pericolo non solo dei tedeschi occupanti, ma anche dei bombardamenti alleati; altri ancora preferiscono rimanere in provincia di Treviso o comunque in Veneto, cambiare identità e nascondersi in chiese, monasteri, ospedali. Alla fine di ottobre del 1943, stando alle fonti della prefettura, ben 236 internati stranieri si sono già “volatilizzati” e risultano “arbitrariamente” partiti “per ignota direzione”.

E poi ci sono i “sommersi”, gli invisibili inghiottiti dalla macchina atroce dello sterminio. Tra loro i coniugi Alfred Kaufer e Caterina Prausnitzer, internati a Mareno di Piave, fermati dai tedeschi già il 22 novembre 1943, detenuti nelle carceri di Trieste e quindi deportati ad Auschwitz il 7 dicembre. Eugenio Neumann, già internato a Treviso ed arrestato dai nazisti assieme alla moglie il 14 febbraio 1944, mentre si trovano a Fiume, sono tradotti nella risiera S. Sabba, e poi destinati ad Auschwitz. E ancora i coniugi austriaci Alfred Pressburger e Margherita Atlas, catturati a Montebelluna grazie a una delazione il 21 dicembre 1943 assieme ad un altro ebreo austriaco, Walter Thiersfeld. Il 28 gennaio 1944 i carabinieri di Badoere arrestano invece una coppia di ebrei polacchi, Tewel Linsen e Debora Blank, già internati ad Istrana. Incarcerati a Treviso, l’11 febbraio vengono tutti tradotti nel campo di Fossoli. Da qui, dieci giorni dopo partiranno verso l’inferno di Auschwitz assieme ad altre 650 persone, nello stesso convoglio di Primo Levi. Da quel viaggio della morte riusciranno a tornare a casa solamente in 24. Un pugno di sopravvissuti all’orrore della Shoah che ha sconvolto il secolo breve e che, a distanza di 75 anni, impegnano tutti noi non solo a non dimenticare, ma soprattutto a testimoniare.

Daniele Ceschin
Nato a Pieve di Soligo il 20.12.1971. Storico con un dottorato di Storia sociale europea dal medioevo all’età contemporanea. Docente a contratto di Storia contemporanea dal 2007 al 2011 all’università di Ca’ Foscari di Venezia. Autore di pubblicazioni a carattere storico. E’ stato Vicesindaco a Mogliano Veneto dal 2017 al 2019.

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