sabato, 7 Novembre 2026
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Israele. il sogno tradito e le radici della frattura. Anna Momigliano a Geostorie 2026

Martedì il terzo appuntamento della rassegna GEOSTORIE 2026 con la giornalista e saggista Anna Momigliano. Un viaggio rigoroso e senza slogan nella questione coloniale tra Israele e Palestina, dalla Nakba alle colonie di oggi.


Al centro dell’appuntamento di martedì 10 novembre, per la rassegna di Geostorie 2026, ci sarà il tema cardine del saggio “Voi avete creato il nostro esilio. La questione coloniale in Israele e Palestina”. Una riflessione che prende le mosse da una premessa netta: “Dalla Nakba alle nuove colonie, un’appassionante ricostruzione di come Israele ha tradito il suo sogno democratico”.

L’incontro di martedì sarà l’occasione per una disamina profonda e documentata sulle radici storiche, ideologiche e spaziali della presenza israeliana nei Territori Occupati. Attraverso il concetto di colonialismo d’insediamento, l’autrice ricostruisce come l’espansione e la politica abitativa abbiano progressivamente alterato il tessuto democratico originario su cui Israele intendeva fondarsi. Ripercorrendo il filo rosso che lega la Nakba del 1948, il trauma dell’esodo e della dispersione palestinese, fino al proliferare degli insediamenti contemporanei, la saggista mostra come la questione coloniale non sia un incidente di percorso marginale, bensì la chiave di volta per capire le contraddizioni strutturali di uno Stato in permanente conflitto con se stesso e con i propri vicini.

Per comprendere la portata e l’incisività della narrazione di Anna Momigliano occorre guardare al suo percorso umano e professionale. Nata a Milano nel 1980, Anna Momigliano incarna un cosmopolitismo raro nel panorama italiano. Durante l’adolescenza, negli anni Novanta, ha vissuto in prima persona le tensioni e le speranze del Medio Oriente, trasferendosi in Israele dove ha frequentato le scuole superiori e conseguito il diploma di Bagrut. Erano gli anni degli Accordi di Oslo, segnati dal sogno della pace e dal suo successivo, tragico declino. Un’esperienza diretta che le ha permesso di sviluppare un’incomparabile sensibilità per le dinamiche interne alla società israeliana e palestinese.

A questo bagaglio sul campo si aggiunge la formazione accademica negli Stati Uniti, dove si è laureata in Antropologia presso la University of Pennsylvania a Filadelfia. È proprio questa chiave antropologica a definire il suo tratto distintivo: l’attenzione per i linguaggi, le condotte quotidiane, le sottoculture e le strutture sociali che giacciono al di sotto dei grandi stravolgimenti geopolitici. Non è un caso se le sue corrispondenze le sono valse, già nel 2007, il Premio speciale Archivio Disarmo – Colombe d’Oro per la Pace, e se i suoi interventi appaiono con regolarità su testate internazionali del calibro di The New York Times, The Washington Post, The Atlantic, Christian Science Monitor e Haaretz, così come su Il Post, Corriere della Sera (La Lettura) e Radio Radicale, ricoprendo al contempo il ruolo di caporedattrice per Rivista Studio.

Tra le sue opere più significative figurano anche:

  1. Karma Kosher: Un’indagine originale e vivace sulla gioventù laica, sulla controcultura e sulla vita notturna di Tel Aviv, capace di illustrare le nevrosi, le speranze e il desiderio di normalità di una generazione cresciuta all’ombra del conflitto.
  2. Fondato sulla sabbia. Un viaggio nel futuro di Israele (Garzanti): Un’opera che analizza le crepe interne, le polarizzazioni religiose e politiche e le trasformazioni demografiche che stanno ridefinendo l’identità del Paese per i decenni a venire.

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