Il 4 novembre 1966 fu segnato da eventi atmosferici disastrosi soprattutto per le città di Venezia e Firenze.
La città lagunare fu invasa da un’acqua alta eccezionale (m 1,94 a Punta della Dogana) e Firenze dall’acqua dell’Arno che superò le spallette dei lungarni raggiungendo i 6 m nel quartiere di S. Croce. Ci furono, inoltre, inondazioni alla periferia del Capoluogo toscano da parte del Mugnone e del Macinante, nel pistoiese, in Maremma e a Pisa. Nel Nord-Est l’alluvione coinvolse il territorio compreso tra la provincia di Belluno, la pianura trevigiana e il Friuli. Il Triveneto fu invaso da quattro miliardi di metri cubi d’acqua.
Lungo il corso principale del Piave si verificarono quattordici rotture di argini tra S. Biagio di Callalta e Ponte di Piave.
Condizioni atmosferiche quali la bassa pressione atmosferica, le forti piogge durate per giorni e il forte vento di scirocco misero a dura prova il territorio regionale e non solo la laguna. Mi soffermo su Venezia. La Serenissima, città costruita su palafitte e terre emerse è da sempre sottoposta a due insidie naturali: il mare e la terra. Il primo, entrando in laguna, tende ad inondarla (fenomeno delle acque alte), la seconda tende ad abbassarsi (subsidenza). La Repubblica del Leone affidò la salvaguardia della laguna al Magistrato alle acque. Questa fu una carica secondaria per importanza solo a quella dogale. Il Doge, all’atto dell’incarico, pronunciava le seguenti parole: “pesatelo, pagatelo e, se sbaglia, impiccatelo”. Non erano possibili interpretazioni di comodo.
Per salvare Venezia dalle insidie della natura, furono deviati in mare i fiumi che sfociavano in laguna, fu vietato l’ingresso in laguna dei galeoni a pieno carico e, perfino, fu emanato il divieto di piantare pali (le bricole) senza autorizzazione del Magistrato alle acque. Il motivo era: “palo fa paluo” (il palo causa impaludamento). Le generazioni successive non furono così previdenti come i reggenti della Repubblica. Furono costruite le zone industriali di Marghera interrando parti di laguna, il canale dei petroli, fu consentito l’ingresso di navi in laguna e, per decenni, si estrassero dall’entroterra acque di falda superficiale e idrocarburi (gas nel Delta del Po). Condizioni metereologiche sfavorevoli e alterazione del territorio sono alla base di acqua alta e subsidenza. La subsidenza è un fenomeno comune in varie zone costiere dell’Europa. Nelle coste del Regno Unito, ad esempio, è stato registrato un abbassamento del suolo di 2 cm/anno.
La Pianura Padana è un bacino relativamente giovane dal punto di vista geologico che tende al compattamento e allo sprofondamento e questo fenomeno è accentuato dalla siccità prolungata ma anche dalle costruzioni, specie se pesanti. I valori della subsidenza variano da mm 7,8/anno a Ravenna a mm 5,5/anno a Venezia. Le principali cause di subsidenza sono: movimenti tettonici, estrazione di acque superficiali, attività estrattiva (minerali e idrocarburi), suolo soffice, compattamento naturale del terreno, peso delle costruzioni.
La regolamentazione dell’ingresso dell’acqua dell’Adriatico in laguna è stata ottenuta con la costruzione del sistema di cassoni mobili detto Mose. Per la città sono stati emanate leggi sia dal Parlamento (n.171/73, n.798/84, n.360/91, n.139/92) che dalla Regione: il Piano Area Laguna Veneta (PALAV) delibera della regione Veneto n. 7091 del 1986, L.R. n. 17/90, il Piano Territoriale Regionale di Coordinamento, PTRC, delibera n. 250/1991, il Piano Area della Laguna e dell’Area Veneziana, provvedimento del Consiglio Regionale n. 70/1995, delimitazione del PALAV estesa a 16 comuni tra cui Mogliano Veneto, Legge Regionale n. 11 /1999. Il Decreto della Giunta Regionale n. 819/2013 ha, infine, determinato i valori della concentrazione soglia di contaminazione dei suoli. Bandi a tutela di Venezia ad opera dell’Amministrazione Comunale si sono, infine, succeduti dal1985 al 2013. Il fine di tutti i provvedimenti è stato la salvaguardia della Città e della gronda lagunare, il disinquinamento, la tutela della attività produttive (artigianali in particolare) e il contrasto allo spopolamento del centro storico: il 31/10/2026 conta 47.239 residenti. La cifra compare sul contatore collocato sulla vetrina della farmacia in Campo S. Bartolomio*. La subsidenza è un fenomeno reversibile dicono gli esperti. Misure che potrebbero contrastare l’abbassamento del suolo sono l’immissione di acqua dei fiumi nel sottosuolo (in pratica, riempire anziché svuotare), attingere acqua per i vari usi dai fiumi e dai bacini montani e non dalle falde superficiali, evitare costruzioni “pesanti”, monitoraggio dei movimenti del suolo attraverso il radar satellitare eseguito dal Servizio di monitoraggio del suolo Copernicus. Il gruppo di studio internazionale guidato dal Geological Survey of the Netherlands (Osservatorio Geologico dei Paesi Bassi) ha pubblicato recentemente uno studio sulla subsidenza e sulle misure per contrastarla; tra gli autori figurano il Prof. Pietro Teatini e la Dott.ssa Claudia Zoccarato del Dipartimento di Ingegneria civile, edile e ambientale dell’Università di Padova**. La mano dell’uomo ha prodotto modifiche dannose per un sito fragile come quello della Laguna Veneta e della sua terraferma ma può anche (speriamo) provvedere a ridurre se non a eliminare i danni che gli eventi naturali possono produrre all’ambiente. La natura può provocare disastri se l’opera dell’uomo non rispetta il suolo, le acque e l’aria. Il 4 Novembre è una data che amministratori pubblici e cittadini non dovrebbero dimenticare.
*venessia.com
**K. Koster et al. Lessons learned from European land subsidence. Nat Sustain (2026). https://doi.org/10.1038/s41893-026-01918-4)
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