martedì, 27 Ottobre 2026
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Nuova biblioteca a Mogliano Veneto. Progettare il futuro del paese dimenticando chi lo abita 

Non è la prima volta che affronto il tema della   biblioteca di Mogliano Veneto in vista della nuova sede e della nuova riconfigurazione che questa Amministrazione si è impegnata ad assegnarle.  È l’impegno che comporta il vivere in una società “liquida”, come ci ricorda il famoso sociologo Bauman. Oggi, dove tutto sembra diventare provvisorio, precario, superabile, i processi decisionali vanno continuamente monitorati per impedire che si disperdano nel pulviscolo di informazioni, suggestive emotivamente, ma razionalmente carenti, insufficienti sul piano conoscitivo. Complice di questo stato di cose anche la fretta, tratto distintivo del nostro tempo, incalzati come siamo da ritmi frenetici nel lavoro, nelle relazioni, nell’organizzazione della vita familiare e anche nelle decisioni politico-amministrative.

Proviamo a tradurre questo preambolo con un esempio, riferito proprio a Mogliano. Si continua a parlare, senza una visione sistemica, di un erigendo centro giovani, perseguendo una logica di separazione, quando, invece, serve una risposta di integrazione intergenerazionale e sociale. Per questo, il centro giovani potrebbe essere parte di una biblioteca polivalente, progettata anche con “zone di rumore”, secondo un gradiente che va dalle aule silenziose dello studio alle piazze coperte, adibite al dibattito e alla socialità, fino ai padiglioni insonorizzati. All’opposto, capita che si diano in pasto all’opinione pubblica decisioni aprioristiche e verticistiche, nella convinzione di poter incapsulare e regolare la complessità del reale.

In questo modo di procedere non si va alla radice dei problemi, sono quasi sempre misure tampone destinate a durare fino alla successiva emergenza. In estrema sintesi, si scambia la rapidità con efficientismo o, all’opposto, l’astrazione con la concretezza. 

Si dirà: “Che cosa c’entra tutto ciò con il tema formulato nella titolazione di questo intervento, cioè il futuro della biblioteca moglianese “Ernesto Scoffone”?

È presto detto. Nella gestione del problema biblioteca da parte dell’Amministrazione è evidente una cesura, vi è un prima e un dopo. La prima fase è stata caratterizzata da un positivo atteggiamento di apertura e sostegno ad iniziative di promozione della biblioteca da parte della società civile.  In questa luce, ad esempio, è giusto ricordare la sponsorizzazione e il contributo dell’Amministrazione al progetto   per i quarant’anni dalla fondazione della biblioteca “Ernesto Scoffone”.

 Dopo questa favorevole fase, si è assistito ad un cambio di rotta. È oggettivamente manifesta una postura attendista, se non reticente, fors’anche di chiusura, proprio nel momento più delicato e importante, quando cioè si dovrebbe passare dalla fase esplorativa a quella operativa, previo il confronto ad ampio raggio con la cittadinanza. Ci riferisce ai diversi soggetti sociali interessati: cittadini, giovani e anziani, uomini e donne, istituzioni scolastiche e non, associazioni culturali e sportive ecc. In breve, tutte le presenze che caratterizzano una società viva e attiva come la nostra Mogliano.

Una biblioteca pubblica è un bene sociale collettivo, un volano di crescita per la comunità ad elevato tasso di democrazia. Essa è un landmark, un punto di riferimento di interesse storico e paesaggistico, una  struttura polivalente destinata a diventare una componente identitaria del territorio. Un servizio che, per le circostanze storiche, economiche e socio-ambientali che stiamo vivendo (pervasività delle nuove tecnologie, crisi climatica, intelligenza artificiale, crescente urbanizzazione, componente migratoria, aumento della povertà, compresa quella educativa) rappresenta oggi un unicum culturale, una infrastruttura primaria del nostro sistema socio-educativo-formativo.

 Un obiettivo poco considerato in genere è il suo porsi come strumento di contenimento delle diseguaglianze, di sviluppo del potenziale umano e del benessere delle persone, di innovazione del sistema produttivo, di superamento dei divari territoriali. La biblioteca, ogni biblioteca degna di questo nome, è un insieme di servizi destinato ad occupare un lunghissimo tratto della nostra comunità.

Per queste ragioni, la previsione dell’impatto sociale di una biblioteca pubblica oggi, ossia il tipo di cambiamento che potrebbe generare nell’individuo e nella comunità, non può essere previsto solo sulla base del rapporto costi-benefici. Il valore di una biblioteca è fuori mercato, va ben oltre quello del ritorno economico, è più ampio.   

La biblioteca oggi è chiamata a dare risposte ad una pluralità di bisogni che si legano all’organizzazione del sapere, all’intelligenza artificiale, alle nuove tecnologie, alla mediazione critica dei contenuti, all’accesso alle risorse informative, alla   diffusione dei dispositivi per l’accesso ai dati, all’offerta di ambienti formativo-ricreativi, inclusivi sotto l’aspetto sociale e relazionale, a partire dalle diverse età della vita. In breve, i servizi erogabili da una biblioteca pubblica sono decisivi, anche se non è ancora diffusa la consapevolezza del ruolo che possono avere, in rapporto alle reali esigenze della popolazione. 

In questo scenario vi è un convitato di pietra: la società che dei suddetti servizi è il naturale destinatario. Nella realizzazione di una tale struttura polifunzionale a fortissimo impatto sociale manca il coinvolgimento attivo della cittadinanza. Per un progetto così denso di implicazioni sociali serve un dialogo costruttivo, in vista dell’elaborazione di un modello di biblioteca capace di rispondere alle aspettative del tempo della nostra storia.  

Del resto, giova ricordare che le moderne biblioteche pubbliche di lettura, come abbiamo cercato dimostrare (Spazio B. Biblioteca e democrazia,2025) nascono nel periodo post-unitario, nella seconda metà dell’800, come biblioteche popolari circolanti. Per Mogliano si è trattato di una iniziativa popolare, un esempio straordinario della forza rappresentata dalla mutualità e dall’aiuto reciproco da parte dei cittadini. Questa storia è un vanto per il nostro Comune, l’esempio memorabile di un nuovo tipo di biblioteca nata nel 1882 dal basso.

Solo se saprà resistere alla tentazione del “qui comando io”, solo se vorrà dare ascolto ai cittadini che hanno preso nettamente posizione sulla soluzione logistica della nuova biblioteca, solo se vorrà custodire la memoria della comunità moglianese solidale nata con l’unità d’Italia, l’Amministrazione pubblica darà prova di saper resistere a logiche di altra natura. 


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Carla Xodo
Carla Xodo è professoressa emerita di pedagogia generale e sociale dell’Università degli studi di Padova. Tra i molti incarichi istituzionali al Ministero e all’Università, è stata anche vicesindaco e assessore alla pubblica istruzione e cultura del Comune di Mogliano Veneto nella legislatura 1980 al 1984.

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