Intervista all’architetto Virginio Chioatto, professionista di Quarto d’Altino specializzato da anni nel settore della sostenibilità ambientale, che ringrazio per la disponibilità.
Lei è da tempo specializzato nel settore della sostenibilità ambientale e della crisi climatica, soprattutto dal punto di vista urbanistico. Quali sono, a suo parere, i principali problemi delle nostre città (Marcon e Quarto d’Altino) che non favoriscono la sostenibilità ambientale e che anzi vanno contro gli interessi delle città stesse?
Credo siano due temi un po’ distinti. Se partiamo dal primo concetto, il problema è anche storico: Marcon e Quarto d’Altino sono due città inserite in una struttura sostanzialmente policentrica.
È storicamente così: il Veneto contadino si è organizzato attorno a piccoli nuclei, che costituivano il primo punto di riferimento per il territorio circostante. Dunque è un territorio fatto di piccoli centri, quasi come una rete. Questa organizzazione però, col nostro modo di vivere la città, ci ha reso fortemente dipendenti dall’automobile, e tutto ciò rappresenta un grande problema dal punto di vista della sostenibilità ambientale.
Il mio maestro, l’urbanistica Bernardo Secchi, poneva sempre questo esempio, diceva: “Io abito a Quarto d’Altino, poi ho la fidanzata a Marcon e la vado a prendere, andiamo a bere il caffè a Mestre, poi ci troviamo per la pizza con gli amici a Treviso e infine andiamo a ballare a Jesolo”. Questa cosa, se tu la moltiplichi per tutti i nostri abitanti, ma anche solo semplicemente per gli spostamenti di lavoro che ci sono, ti crea un problema laddove c’è una mancanza di rete di trasporto pubblico, ed è fortissimo dal punto di vista ambientale; questa è sicuramente la problematica principale.
Un’altra problematica sono le tipologie di abitazioni: siamo due città sostanzialmente fatte di villette, che dal punto di vista ambientale sono tremende, basti pensare al tema del consumo di suolo, o quello ancora irrisolto dei consumi energetici.
Riguardo a quest’ultimo tema, a Marcon, nell’ultimo decennio, la percentuale di suolo consumato e cementificato è cresciuta esponenzialmente, anche a fronte di una crescita continua della popolazione. Secondo lei, dal punto di vista urbanistico e architettonico, quali soluzioni si potrebbero adottare per coniugare la domanda di nuove abitazioni con la sostenibilità ambientale del territorio?
Le soluzioni ci sono, basta pensare al problema in una dimensione più ampia: l’altro giorno leggevo sul giornale che un terzo delle case ATER sono sfitte, parliamo di migliaia di alloggi.
Dunque credo che il riuso sia fondamentale per rispondere alla crescente domanda abitativa senza consumare altro suolo.
L’ATER ha poi risposto che servirebbero milioni di euro per riqualificare quegli alloggi, ma la strada da percorrere è questa: l’edilizia pubblica è stata totalmente abbandonata per moltissimo tempo, ma è la soluzione a molti problemi attuali.
E come non parlare del problema della gentrificazione e degli Airbnb.
Non è un problema che riguarda solo Venezia o le grandi città: riguarda anche i paesi come Quarto d’Altino, dove si sottraggono case per gli studenti di H-Farm o per i turisti, essendo ben collegata a Venezia.
Questo fenomeno però sottrae le case alla residenza stabile, disincentivando gli affitti a lungo termine per le famiglie.
E secondo lei, un’amministrazione comunale come potrebbe intervenire?
Pensando ad alloggi pubblici. È chiaro che è un problema che difficilmente può essere affrontato solo da un’amministrazione comunale: va affrontato a scala regionale, se non nazionale.
Però c’è stato un abbandono totale delle politiche sull’abitazione pubblica da anni.
Sarah Gainsforth, nel suo libro “L’Italia senza casa”, mette a fuoco un punto fondamentale: per un certo periodo di tempo ci fu un programma enorme di edilizia pubblica, dopodiché, con il neoliberismo, questa cosa si è completamente fermata. Lo Stato cosa ha detto? “Non costruisco più case pubbliche, ti do un sussidio affinché tu possa comprare la casa dal privato”. Ma questo ha due rovesci della medaglia: il primo è che hai perso completamente l’edilizia pubblica con tutto quello che vi andava dietro, e in più ha aperto completamente il campo alla speculazione edilizia, favorendo molto di più gli affitti brevi (AirBnb), con il conseguente aumento dei prezzi alle stelle, e questo perché non c’è più un calmieratore sociale come l’edilizia pubblica.
Passando all’ultimo punto, più pratico, nella frazione del Colmello a Marcon, era presente la cosiddetta ex tranceria, uno spazio che oggi è totalmente libero e che avrebbe diverse possibilità di utilizzo. La coalizione di centrosinistra, in vista delle elezioni del prossimo anno, ha proposto di farci un parco, essendo concomitante con il fiume zero, con al suo interno piste ciclabili, pedonali e spazi verdi per le famiglie. Secondo lei, quale potrebbe essere il migliore utilizzo di questo spazio?
Costruire altre case per alimentare il mercato speculativo sicuramente no: Marcon ha bisogno di tutto fuorché di case private dai costi esorbitanti.
Un polmone verde ben venga, ma va inserito in una rete ecologica e di viabilità per poterlo raggiungere comodamente, riflettendo bene su cosa farci dentro.
Ovviamente tutto ciò richiede tempo, ma con un po’ di pazienza, creatività e uno sguardo lungimirante che va oltre il breve o brevissimo periodo, le soluzioni che trasformano uno spazio ora vuoto in uno spazio frequentato dalla popolazione, che insomma lo senta proprio, si possono certamente trovare.
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