mercoledì, 21 Ottobre 2026
Home Approfondimenti I MOSTACCIOLI DI JACOPA

I MOSTACCIOLI DI JACOPA

Nell’anno in corso ricorre l’ottavo centenario della morte di S. Francesco d’Assisi. Nella notte tra il 3 e il 4 ottobre 1226, il Santo, nudo sulla nuda terra terminò la sua vita. Sul luogo ove morì fu costruita la Cappella del Transito posta accanto alla Porziuncola nella Basilica di S. Maria degli Angeli.

La biografia ufficiale del Santo fu scritta (1263) da Bonaventura da Bagnoregio (1217/21-1274) Ministro generale dell’Ordine dei Frati Minori che sostituì le vite (Prima et Secunda) scritte da Tommaso da Celano. Le biografie, popolari e mistiche, più note sul Santo di Assisi furono I Fioretti (opera anonima che riunisce episodi e leggende), l’Anonimo Perugino, la Leggenda dei tre compagni e lo Specchio della Perfezione. Il Santo proclamò il suo amore per tutto il creato e le sue creature nel “Cantico delle Creature” (1224-5) primo esempio di scritto in lingua volgare (volgare umbro) della Letteratura Italiana. Esistono anche due documenti autografi, brevi lettere indirizzate a Frate Leone conservate nel Sacro Convento di Assisi (la Chartula, ossia il foglietto) e nel Duomo di Spoleto. Sono espressioni di esortazione e di benedizione.

Nella Leggenda dei tre compagni e nello Specchio di Perfezione (Fonti Francescane 1438/1819) è riportato l’ultimo incontro del Frate con l’amica Jacopa de’ Settesoli. Il Santo la chiamava “Frate”, “Serva dell’Altissimo”, “Carissima”. Fu componente a pieno titolo della fraternità perché Francesco non pose distinzioni di genere nei suoi rapporti di amicizia con le donne con cui condivise la sua esperienza religiosa: Chiara e Jacopa. La pari dignità di uomo e donna fu ben presente nella vita e nelle azioni del Santo.

Sia Chiara, fondatrice del secondo ordine (le Clarisse), che Jacopa vissero secondo il Vangelo sull’esempio del Frate con la propria sensibilità femminile, libere di compiere scelte di vita diverse. I contatti con entrambe, scarsi sul piano umano, furono intensi e continui, è lecito pensarlo, su quello spirituale. La nobile romana fu accanto al Santo nell’ora del transito.

Raccontano le storie citate che il Santo prossimo alla morte dettò una lettera a lei pregandola di raggiungerla e di portargli un panno, due ceri per la sepoltura e dei mostaccioli che aveva gustato nel suo soggiorno romano (1210) quando la donna glieli aveva offerti perché era malato. Questi erano dolcetti preparati con mandorle, miele, zucchero e mosto e si riteneva avessero proprietà curative. Jacopa giunse alla Porziuncola prima che la lettera fosse spedita (fu una premonizione?) per salutare con un piccolo gesto d’amicizia il suo amico morente.

Chi era questa nobile romana? Jacopa de’ Normanni, nata a Roma nel 1190, sposò a 15 anni il nobile esponente della nobiltà Graziano Frangipane de’ Settesoli proprietario del Settizonio, monumento costruito da Settimio Severo vicino al Circo Massimo tra Palatino e Celio di cui oggi non c’è traccia perché divenuto cava a cielo aperto di materiali da costruzione e di territori tra Marino e Nemi.

Ebbe due figli; il marito morì quando lei aveva 20 anni. Fu amministratrice dei beni di famiglia. Nel 1210 il Frate giunse a Roma per chiedere udienza al Papa Innocenzo III e ottenere l’approvazione dell’Ordine che raccoglieva allora una dozzina di seguaci (i frati minori). La nobile, affascinata dalla predicazione evangelica del Frate, fece accogliere Lui e i suoi compagni nel convento benedettino di Ripa Grande e lo aiutò ad ottenere l’udienza con Papa Innocenzo III.

Il Pontefice dopo un iniziale scetticismo approvò oralmente la fondazione del nascente Ordine religioso. Le Fonti narrano che, per ricambiare, S. Francesco le regalò un agnellino che la donna tenne sempre con sé. Nel 1221, il Santo ispirato da Jacopa fondò l’ordine dei “Fratelli e sorelle della Penitenza” (il Terzo Ordine) che accoglie anche ora i laici disposti a vivere nel mondo secondo lo stile francescano. Dopo la morte dell’Assisiate, Jacopa tornò a Roma, lasciò l’amministrazione dei beni familiari al figlio Giovanni e si occupò di opere di carità. Nel 1231 ottenne dai benedettini la cessione dell’Ospedale di S. Biagio e lo trasformò nel monastero francescano di S. Francesco a Ripa grazie all’appoggio di Papa Gregorio IX. Scritto il testamento, si ritirò ad Assisi come Terziaria. Morì nel 1239 (circa) nella cittadina umbra e fu sepolta nella cripta della Basilica Inferiore di fronte alla tomba del Santo.

Sulla sua urna si legge: “Fr. Jacopa de Septemsoli- Hic jacit Jacopa sancta nobilisque romana (Fr. Jacopa dei Settesoli. Qui riposa Jacopa Santa e Nobile romana)”. Un ritratto della donna è visibile in un affresco del senese Simone Martini (1284-1344) nella Basilica inferiore. Il pittore ritrasse nell’aureola i sette soli simboli della famiglia. Nella vita del Santo, dopo l’abbandono dei beni terreni, l’amicizia con le donne fu esperienza di rapporto umano e spirituale vissuta seguendo il Vangelo senza interpretazioni o commenti personali (“sine glossa”). Vite condotte in parallelo ma in piena comunanza di propositi. L’amicizia con Jacopa si concluse con la visita al Frate morente e con il dono dei mostaccioli, umile e segno di Amore e cura: Jacopa fu una sorta di Frate infermiere. Nella notte tra il 3 e il 4 ottobre 1226, Francesco incontrò “sora nostra morte corporale”.

La figura del Santo è stata descritta in maniera talora leggendaria quasi favolistica: primo ecologista, poverello amante di digiuni e sofferenze, inventore del presepio, ambasciatore in terra straniera al fine di convertire gli infedeli (vedi visita al sultano Al Malik al Kamal nel 1219. Per la cronaca nessuno dei due si convertì ma ognuno rispettò la fede dell’altro). La sua vita, questo è ciò che conta, fu la dimostrazione di come si possa vivere il Vangelo senza aggiustamenti di comodo. Fu un alter Christus.


Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a 
iscriverti alla newsletter cliccando qui

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here