mercoledì, 14 Ottobre 2026
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Luigi De Bei: sessant’anni tra i libri, una passione da condividere

Sono venuto a conoscenza che Luigi De Bei, dopo sessant’anni di attività come libraio, durante i quali ha trattato anche volumi antichi e di pregio, ha deciso di concludere il suo percorso professionale. Per l’occasione ha organizzato una vendita straordinaria della sua raccolta, con sconti particolarmente interessanti.

Riceve a Preganziol, in via Marmolada 16, tutti i sabati dal 10 ottobre al 12 dicembre 2026, dalle 8 alle 19.

Conoscendolo, ho voluto intervistarlo per raccontare la passione che ha accompagnato il suo lavoro e offrire, a chi fosse interessato, l’occasione di avvicinarsi a un patrimonio di libri, arte e conoscenze costruito nel corso di una vita.

Dietro ogni volume ci sono un autore, una storia e, talvolta, anche il ricordo di chi lo ha cercato, scelto e custodito. È da qui che comincia la nostra conversazione.

Luigi, da dove nasce la tua passione per i libri?

È nata dalla lettura, dalla curiosità. Da adolescente il mio autore preferito era Edgar Allan Poe. La letteratura americana, e soprattutto lui, mi toccava molto. Da bambino, invece, ricordo il libro Cuore, come tanti della mia generazione.

Ma è difficile individuare un momento preciso in cui è scattata questa passione. Mi interessavano anche gli alfabeti del Medio Oriente, quello fenicio, per esempio.

Quindi ti affascinavano anche la scrittura, la grafia, il segno?

Il segno, sì, certo. La curiosità non riguardava soltanto quello che i libri raccontavano, ma anche gli alfabeti.

Che cosa rende prezioso un libro, al di là del prezzo?

Ci sono vari modi di rispondere. Contano i contenuti e, se c’è anche un valore estetico, tanto meglio. Poi c’è la rarità: alcune rarità raggiungono prezzi altissimi, altre molto meno. Essere raro, da solo, non basta. C’è anche il discorso dello stile.

Il tuo percorso è legato a Venezia.

Sono nato a Venezia e ho vissuto in diverse zone: San Nicolò dei Mendicoli, la Giudecca, l’Angelo Raffaele. Poi sono andato ad abitare a Rialto, nella parrocchia di San Silvestro, in calle del Sturion, che compare anche nella pianta di Jacopo de’ Barbari.

Come sei arrivato a fare il libraio?

Ho fatto mestieri diversi. Poi, frequentando una libreria, ho instaurato un buon rapporto con il direttore, che era di origine greca. Era un ambiente di incontri, frequentato anche da Tinto Brass. Con suo fratello Malo abbiamo tuttora dei rapporti: su sua richiesta, gli abbiamo procurato alcuni libri legati alla sua infanzia.

Dalla letteratura sei passato anche all’arte.

Sì, certo. Tra le letture ricordo anche Stendhal, Il rosso e il nero. Poi c’è stato l’interesse per l’arte. Nei libri d’arte, oltre alla descrizione, c’è il soggetto: quello che viene rappresentato.

C’è un incontro con un cliente che ti è rimasto particolarmente impresso?

Ricordo Guido Rossi. Lo conobbi quando lavoravo come commesso alla libreria Il Fontego, accanto al Fondaco dei Tedeschi. In seguito diventò anche un mio cliente. Era molto gentile, molto alla mano.

Nel corso del mio lavoro ho avuto contatti anche con professori universitari e ho frequentato le università di Udine e di Padova. Tra questi ricordo Alessandro Ballarin, docente a Padova e autore di opere d’arte in più volumi.

Ti è mai capitato di non voler vendere un libro perché ti ci eri affezionato?

Sì, questa sensazione c’è. Però alla fine prevale l’aspetto commerciale: è anche il lavoro del libraio. E poi, nella visione del libraio, il libro è fatto per essere divulgato.

Quindi separarsene significa anche permettergli di continuare il suo percorso.

Sì. Il libro è dove deve essere.

Che cosa ti hanno insegnato i libri?

Qualche volta fanno luce su cose alle quali non avresti mai pensato. Un pensatore dell’antichità, del Medioevo o dei nostri giorni può suggerirti qualcosa, aggiungere una dimensione al tuo modo di vedere.

Come vivi la decisione di concludere l’attività?

Per la verità, per me la fine sarebbe quella finale, vera e propria. Io sono andato in pensione. Cresciamo e poi invecchiamo: fa parte della biologia.

C’è anche il pensiero dei libri da lasciare ai posteri. Mio figlio, per esempio, ha le sue idee.

È anche per questo che ho voluto fare questa intervista: creare un incontro tra te e le persone che potrebbero trovare, tra i tuoi volumi, qualcosa di importante per loro.

Sì, fare da tramite.

Chi desidera vedere i libri può venire il sabato?

Sì. È mia moglie a organizzare queste aperture. Io sono più introverso.

Grazie, Luigi, per aver condiviso con noi questi ricordi.

Sono io che ti ringrazio dell’opportunità.

Per visitare la raccolta e poter acquistare: Preganziol, via Marmolada 16. Tutti i sabati dal 10 ottobre al 12 dicembre 2026, dalle ore 8 alle 19.

Per informazioni:
Luigi De Bei: 349 42 96 664
Signora Marie: 345 28 35 107


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Benito Madonia
Canto, suono, dipingo, mi piace scrivere, ma soprattutto sono motivato dall’amore. Ho bisogno di innamorarmi per smuovere una curiosità che mi porta a conoscere e sperimentare il nuovo. Soprattutto mi piace incontrare l’Umanità e scoprire il mistero che si nasconde nelle relazioni umane, non sempre spiegabili con la ragione. Ogni mezzo utile e funzionale per comprendere l’Essere umano mi affascina.

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