Il 2027 si svolgeranno elezioni politiche in Italia, Francia, Spagna. Nel nostro Paese la fine della legislatura e, quindi, la data del voto sarà decisa dopo l’approvazione della nuova legge elettorale alla Camera. La legislatura in corso finirà nel mese di ottobre 2027 ma è possibile che la scadenza venga anticipata. Nella primavera 2027 si svolgeranno anche elezioni amministrative in 1300 città.
Le maggiori saranno Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna, Palermo, Verona, Messina, Padova, Parma. Il numero degli elettori varia dai 2,5 milioni di Roma ai 34 di Mortirone (Lecco). In questi ultimi mesi dell’anno voteranno anche gli elettori di Israele per il rinnovo del parlamento e degli USA per le elezioni di metà mandato, eventi che avranno ripercussioni anche a livello internazionale.
Persiste la situazione di crisi in Medio Oriente che determina rallentamenti nel traffico marittimo (petroliere e navi cargo) attraverso gli stretti di Bab el Mandeb e di Hormuz. Il prezzo dei carburanti è salito e di questo ce ne accorgiamo facilmente alla stazione di servizio. In salita anche il prezzo del gas naturale e l’inflazione (3,3%).
Il rapporto deficit-PIL resta al 3,1%. In questo quadro, si preannunciano le prime schermaglie elettorali. Temi di cui discutere ce ne sono: crescita economica, occupazione, retribuzioni più basse rispetto ai Paesi della UE, pressione fiscale (l’IRPEF la paga 1/3 dei contribuenti), assistenza sociosanitaria (i cittadini di 65 anni e oltre sono il 25% dei residenti), mutamento climatico, sicurezza, riarmo, migrazioni e, in ultimo, la bassa natalità. L’elenco potrebbe allungarsi ma mi sono limitato ai problemi principali.
La loro soluzione richiederà provvedimenti di lunga durata, strutturali e non misure a termine o bonus o una tantum. Dipenderà tutto dal governo che guadagnerà la maggioranza nel prossimo parlamento. Per ora aspettiamo di sapere come voteremo. Per dovere di cronaca, la legge elettorale è stata cambiata quattro volte dal 1993 al 2017 anno in cui fu varata la legge con cui è stato eletto nel 2022 il parlamento in carica. Una nuova legge affermano i proponenti dell’attuale maggioranza dovrebbe garantire la stabilità (qualcuno l’ha definita “stabilicum”) e la governabilità.
Ricordo a beneficio di chi l’avesse dimenticato che gli attuali senatori e deputati nonché il governo sono in carica dal mese di ottobre 2022 e che, in assenza di imprevedibili scossoni politici, dovrebbero restare al proprio posto per cinque anni. C’era bisogno di una nuova legge “stabilizzante”? Manzoni direbbe “ai posteri l’ardua sentenza”. Una legge elettorale determina la suddivisione dei seggi tra i rappresentanti dei gruppi politici e la maggioranza parlamentare non certo la qualità dell’azione di governo: potere legislativo (del Parlamento) ed esecutivo (del governo) sono distinti (a norma di Costituzione).
Attendiamo che gli aspiranti senatori e deputati illustrino i programmi politici per il prossimo quinquennio possibilmente al netto di retorica, insulti reciproci, dichiarazioni ad effetto magari smentite o corrette il giorno dopo con giustificazioni come: “sono stato frainteso oppure la mia affermazione è stata decontestualizzata”. Largo quindi ai dibattiti ma non alle risse verbali. La corsa al voto è iniziata e si intensificherà in tutti i media a disposizione.
Tanti candidati useranno di sicuro l’intelligenza artificiale per ottenere consensi da un elettorato che però sarà in gran parte occupato più nella gestione dei problemi quotidiani che a dare credito a promesse di tutti i tipi.
I votanti calano nel tempo. Guardiamo l’affluenza alle elezioni del parlamento. Dal 1948 al 1976 votò oltre il 90% degli aventi diritto, nel 1987 l’88,8%, l’86,3% nel 1994, il 72,9% nel 2018 e il 63,9% nel 2022. Il calo tra il 1994 e il 2022 è del 22,4%. Nel 2025 le elezioni regionali del Veneto portarono ai seggi il 44,6% degli elettori della nostra Regione. Fu un’elezione locale, d’accordo, ma la bassa affluenza ai seggi dovrebbe lasciare spazio a qualche interrogativo.
La scelta dei nostri parlamentari e amministratori locali è affare riservato ai soli “tifosi”? Quanto avremo voglia, senza badare a troppe chiacchere, di informarci nei prossimi mesi sui programmi delle coalizioni e dei singoli candidati? È bene anche ricordare che le elezioni politiche e amministrative sono valide qualunque sia il numero dei votanti.
Ricordo cosa afferma la nostra Costituzione in merito ai caratteri del voto. “Art. 48. Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico”. Ciascuno di noi elettori ha diritto di voto ma dovrebbe avvertire anche il dovere di esercitarlo.
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“Il rapporto deficit-PIL resta al 3,1%. In questo quadro, si preannunciano le prime schermaglie elettorali. Temi di cui discutere ce ne sono: crescita economica, occupazione, retribuzioni più basse rispetto ai Paesi della UE, pressione fiscale (l’IRPEF la paga 1/3 dei contribuenti), assistenza sociosanitaria (i cittadini di 65 anni e oltre sono il 25% dei residenti), mutamento climatico, sicurezza, riarmo, migrazioni e, in ultimo, la bassa natalità. L’elenco potrebbe allungarsi ma mi sono limitato ai problemi principali.”
Riprendo un pezzo delle tue considerazioni.
Leggo che citi (e liquidi) il cambiamento climatico come uno dei tanti temi all’ordine del giorno. Ecco io penso che l’antropocentrismo che accompagna il mito del Pil e della crescita sia la causa principale del cambiamento climatico e che le elezioni sulla base delle tue considerazioni non faranno che perpetuare investimenti che affossano il ripristino della natura, la conservazione di una risorsa non rinnovabile come il suolo e i suoi servizi ecosistemici a partire dalla retorica delle rinnovabili su suolo agricolo e non sui tetti e le superfici cementificate. Per coloro che sono disperatamente isolati e che la pensano come me non resta che astenersi perché non crede nella politica ci dia consapevolezza, conoscenza, etica.