mercoledì, 14 Ottobre 2026
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La giornata mondiale dei fiumi

Oggi, domenica 27 settembre, è la giornata mondiale dedicata ai fiumi. Anche noi partendo dal nostro piccolo Zero volevamo celebrarla, stavo quasi scrivendo commemorarla quasi fosse una giornata di lutto. Invece no, per una volta cerchiamo di usare queste ricorrenze non come date vuote ma come occasioni per fare un po’ di riflessioni idriche interessanti e veritiere.

La Giornata mondiale dei fiumi, celebrata ogni quarta domenica di settembre, nasce nel 2005 nell’ambito del decennio delle Nazioni Unite dedicato all’acqua, su iniziativa dell’ambientalista canadese Mark Angelo. L’obiettivo era riportare al centro dell’attenzione pubblica i fiumi, la loro biodiversità e il loro ruolo nella vita delle comunità.

Riportiamo appunto l’attenzione sullo Zero proprio partendo dai due fatti di cronaca che l’hanno visto protagonista in questi giorni. Un cittadino di Zero Branco ha denunciato il prelievo d’acqua fatto da molti agricoltori sprovvisti di ogni autorizzazione, mentre a Resana, più a monte, c’è stata una moria improvvisa di pesci dovuta a qualche scarico inquinante fatto da un allevamento del posto. Sono due episodi che ci danno la misura dello stress ambientale a cui sono sottoposti i nostri corsi d’acqua.

Ma apriamo lo sguardo all’intero Veneto. C’è un Veneto che si può leggere seguendo il filo dell’acqua. Comincia sulle Dolomiti e sulle Prealpi, dove nascono Piave, Brenta, Bacchiglione e Adige, attraversa la pianura, incontra città, campagne e aree industriali e arriva infine al grande sistema del Po e dell’Adriatico. Ma accanto ai grandi fiumi esiste una rete più discreta e altrettanto preziosa: quella dei fiumi di risorgiva, alimentati dalle acque sotterranee che riaffiorano nella pianura, come appunto lo Zero e il Dese qui a Mogliano.

La nuova parola d’ordine: dare spazio all’acqua. È forse questa la lezione più importante della Giornata mondiale dei fiumi. Per decenni la politica del territorio ha cercato soprattutto di contenere l’acqua: argini, briglie, canalizzazioni, opere di difesa. Oggi, senza rinunciare alla sicurezza, si cerca sempre più di dare spazio all’acqua. Significa creare aree dove il fiume possa espandersi durante le piene, recuperare zone umide, proteggere le risorgive, mantenere la vegetazione lungo le rive, ridurre l’artificializzazione degli alvei e migliorare la capacità del territorio di trattenere l’acqua quando piove e conservarla nei periodi asciutti.

Dal Piave al Brenta, dal Bacchiglione all’Adige, fino a Sile, Dese e Zero e al grande sistema del Po, il messaggio è dunque lo stesso: la sicurezza idraulica e la salute ecologica non sono più due obiettivi separati.

E l’inquinamento? In Veneto la fotografia è tutt’altro che uniforme. I monitoraggi di ARPAV indicano una situazione complessivamente migliore nei corsi d’acqua alpini e prealpini, mentre in diverse aree di pianura persistono problemi legati all’inquinamento. Nutrienti, fitofarmaci e sostanze perfluoroalchiliche, i famigerati PFAS, continuano a rappresentare una pressione sugli ecosistemi fluviali. Nel monitoraggio della qualità chimica del 2025, su 376 punti controllati il 65% ha raggiunto uno stato chimico buono, ma sono stati rilevati numerosi superamenti per fitofarmaci e PFAS.

Poi c’è il clima. Piave, Brenta, Adige e Bacchiglione non sono più soltanto nomi sulla carta geografica: sono indicatori molto concreti di ciò che sta cambiando. Le piogge intense possono trasformare rapidamente torrenti e fiumi in minacce per abitati e infrastrutture; nei periodi asciutti, invece, le portate diminuiscono e aumentano le pressioni sull’acqua destinata all’agricoltura e agli altri usi.

Che fare? Torniamo al nostro piccolo Zero, scusate è un’ossessione. Ormai il suo colore è il marron e questo è dovuto ad un inquinamento agricolo persistente, alla desertificazione delle risorgive (l’acqua arriva adesso dai canali irrigui della zona castellana) e alla diminuzione delle precipitazioni.

Quindi? Rinaturalizziamo la zona delle risorgive, ormai ci sono delle esperienze valide fatte per esempio nel vicentino da Mezzalira. Controlliamo e denunciamo ogni abuso ambientale con un numero verde apposito e creiamo un comitato per il fiume che vada al di là dei confini amministrativi. Un’altra mia ossessione: il fiume deve tornare ad essere un corridoio verde nella nostra trafficatissima pianura, basterebbero una decina di metri alberati ai lati.

Buona passeggiata, su un argine spero.


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Otello Bison
Otello Bison scrive a tempo pieno dividendosi tra narrativa e divulgazione storica. Collabora al “ILDIARIOONLINE.IT” su temi ambientali e locali.

1 COMMENT

  1. Come ben sai dal 2023, dopo aver segnalato al Sindaco nel 2022 le schiume sullo Zero, proponiamo una Carta del Dese e dello Zero a difesa dei due fiumi, iniziativa sostenuta da una manifestazione a cui avevi partecipato nell’ottobre 2023. Sarebbe il caso di sostenere quell’iniziativa ricordando al Sindaco gli impegni presi in quell’occasione. (Antenna 3 lo aveva ripreso e registrato).

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