A una settimana dall’approvazione in Veneto della legge sul cosiddetto “fine vita”, Paolo Galeano, consigliere regionale con il Partito Democratico, mi ha portata dietro le quinte di questa storica decisione.
Con trentadue voti favorevoli, quattordici contrari e cinque astenuti, il due settembre scorso è stata approvata in Consiglio Regionale una legge che definisce chiaramente le modalità per l’attuazione del suicidio medicalmente assistito.
Non si tratta di una “legalizzazione”, dal momento che la Corte Costituzionale ne aveva già stabilito e ribadito la legittimità e i requisiti di accesso, più volte nel corso degli ultimi anni. Rappresenta, però, una regolamentazione necessaria e ripetutamente caldeggiata dalla Corte stessa.
Il Veneto è la prima regione di centrodestra a ottenere questo risultato, unendosi così a Toscana, Emilia-Romagna e Sardegna.
È la seconda volta che la proposta di legge di iniziativa popolare “Liberi subito” viene esaminata in Regione: era accaduto anche nel 2024, con il governatore Luca Zaia.
Paolo Galeano, in quanto consigliere, ha partecipato al lungo iter di confronti interni e incontri con esperti che ha condotto a questo importante traguardo e la scorsa settimana ha dedicato del tempo a raccontarmi il proprio punto di vista sulla questione, motivo per cui lo ringrazio molto.
Galeano arriva per la prima volta in Consiglio Regionale, dopo un lungo impegno politico che lo ha visto anche sindaco della città di Preganziol. Da sempre mette al centro l’ambiente e la salute dei cittadini, lottando contro il consumo selvaggio di suolo e per una sanità più equa e accessibile. Lo fa con un forte senso di responsabilità, senza cedere a compromessi per trarne vantaggio politico e, al contempo, senza ancorarsi alle proprie visioni divenendo incapace di dialogare: un modo di fare di cui c’è urgente bisogno.
Nel collaborare alla legge sul suicidio assistito, racconta, ha visto entrare in gioco aspetti molto diversi della propria esperienza: le sue radici cattoliche e la sua presenza politica di sinistra, il valore dato alla laicità politica e la sua comprensione, anche se non condivisione, delle istanze più conservatrici: fondamentale è stata la capacità di tenere insieme la complessità.
“È una questione di responsabilità nei confronti dei cittadini”, spiega, e ricorda che la Regione si è assunta il compito inevitabile di sopperire a una mancata risposta da parte dello Stato italiano all’esigenza di una legge che porti ordine nel vuoto normativo sul fine vita.
Specifica, inoltre, che, sebbene la normativa sia stata approvata da una regione di centrodestra, la sinistra ha giocato un ruolo cruciale nel raggiungimento di questo obiettivo, votando a favore in modo compatto.
Anche a proposito delle critiche prevedibilmente giunte dal mondo cattolico, il consigliere riporta al centro la responsabilità, sottolineando che il ruolo del legislatore, in casi come questo, è di trovare una sintesi che, nel rispetto delle varie sensibilità, garantisca ai cittadini sia la cura, sia la libertà. Riporta anche di aver ricevuto riscontri positivi da parte delle persone comuni vicine alla Chiesa e di aver trovato i pareri più avversi – degni comunque, ci tiene a ribadire, di ogni rispetto – da parte di chi occupa posizioni apicali.
A proposito, invece, dei dubbi sollevati da alcuni in merito alla salute mentale e all’eventualità che la legge non tenga conto della specificità di questo genere di situazioni, la posizione di Galeano è chiara: la legislazione ha i propri limiti che devono essere rispettati, rimandando a chi di dovere – in questo caso, il personale sanitario specializzato – il compito di esprimere le dovute valutazioni sui casi di propria competenza.
Infine, il consigliere si dichiara fiero dell’operato di tutto il Consiglio, che, afferma, ha saputo farsi carico del mandato cittadino, operando una sintesi tra la legge di iniziativa popolare, le opinioni degli esperti e le considerazioni di tutti i membri. Esprime ottimismo, inoltre, rispetto all’impatto che l’approvazione sta avendo nello stimolare l’interlocuzione sul tema in Piemonte e in diverse regioni del Centro.
Dialogo, sintesi e responsabilità sembrano essere, quindi, gli elementi chiave del compimento di questo importantissimo passo avanti.
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