Se non fosse che un assiduo collaboratore de “IL DIARIO online“, Maurizio Cecconi, l’ha ricordato con il tocco gentile come merita, pochi a Mogliano saprebbero chi è e che cosa ha fatto Giorgio Crovato. O, forse, qualcuno si sarà ricordato che aveva un fratello gemello, Maurizio Crovato, che è stato per molti anni vicedirettore del Gazzettino.
Sono entrata in rapporto con Giorgio Crovato due anni fa, nella primavera del 2024, quando stavo completando la stesura del mio volume sulla storia della biblioteca popolare circolante di Mogliano Veneto. Fondata in epoca post-unitaria, la ricostruzione socio-politica del periodo mi spinse a cercare notizie sui garibaldini veneti, tra i quali mi onoro di includere il mio bisnonno Pietro Gallo. Avendo avuto modo di interloquire informalmente sull’argomento con un parente della stirpe dei Gallo, era venuto fuori il caso curioso di omonimia esistente nella nostra famiglia. Pietro Gallo, infatti, era il nome non solo del mio avo garibaldino, ma anche di un altro Gallo, suo cugino e assai più famoso di lui, noto per essere stato uno dei fondatori della ginnastica moderna a Venezia.
Fu in quella occasione che mi venne segnalato lo studio di Giorgio Crovato e Alessandro Ricciardini, dal titolo “Costantino Reyer e Pietro Gallo. Le origini degli sport moderni a Venezia” (Marsilio 2016). Acquistai subito il volume: ben 400 pagine dove era raccontata, per la prima volta e con un’ampia documentazione anche fotografica, l’origine della ginnastica moderna a Venezia.
Introdotta nell’esercito sabaudo come componente innovativa della formazione militare, la ginnastica che oggi siamo abituati a considerare parte delle nostre attività quotidiane, prima di conoscere questa forma ed entrare a essere parte della società civile, rivolta a tutta la popolazione, uomini e donne, giovani e anziani, dovette affrontare un processo di progressiva smilitarizzazione.
Si trattò di una vera e propria rivoluzione, ascrivibile soprattutto a due nomi: Pietro Gallo e Costantino Reyer. Nelle parole di Crovato, essi “sono considerati tra i padri fondatori della ginnastica in Italia (…) precursori della diffusione dello sport nella società (…) i dioscuri che dalla serra di Torino trapiantarono a Venezia la pratica e la passione per la ginnastica e per lo sport”.
Dopo aver letto il libro, mi misi in comunicazione con Giorgio, lo storico veneziano, decisa a trovare ulteriori informazioni su Pietro Gallo ginnasiarca. Crovato fu molto gentile, amabile e disponibile, anche se tutte le sue conoscenze storiche, accumulate in anni di ricerche sull’argomento, erano contenute nel volume pubblicato.
Gli chiesi, allora, se esistessero eredi ancora in vita della famiglia di Pietro Gallo ed in quella circostanza dichiarò di avere ricevuto uno dei contributi più importanti da Maurizio Cecconi, al quale mi lega una inaspettata parentela di quarto grado, ma soprattutto, lo confesso, una straordinaria affinità elettiva.
Lo stesso sentimento mi prese anche nel colloquio telefonico intercorso con Giorgio Crovato: amore per la memoria e per il racconto, per la conversazione dipanata in modo piacevole, soprattutto la capacità di ricostruire fatti ed eventi della storia e delle tradizioni della città di Venezia. Per questo avevo deciso di coinvolgerlo nelle iniziative culturali dell’As.Pe.I , l’associazione pedagogica di cui faccio parte, per presentare il mio volume che avevo ultimato: Spazio B. Biblioteca e democrazia (Pensa Multimedia), dove vi è una parte che riguarda la famiglia Gallo, saldamente intrecciata con la storia risorgimentale del nostro Paese.
Giorgio mi offrì un assist prezioso per far circolare la storia dell’educazione fisica in Italia, praticamente ignorata, attraverso la bella ed articolatissima ricerca storica che egli aveva saputo sviluppare. Non sapevo fosse ammalato, né ebbi modo di intuirlo nelle comunicazioni e negli accordi intercorsi. Aveva, infatti, accolto di buono grado il mio invito non solo di presentare il volume, ma anche di contribuire con un suo scritto su Pietro Gallo al numero 198 di Pampaedia, la rivista dell’associazione, dedicato allo sport.
In quella occasione, leggendo il testo dal titolo Pietro Gallo (1841-1916) mi resi conto che non conosceva il particolare della storia dei Gallo e di Maurizio Cecconi su accennato. Non conosceva, come detto, l’esistenza nella nostra famiglia del caso di omonimia su citato: due cugini, praticamente coetanei, si chiamavano entrambi Pietro Gallo. Lui non lo sapeva, a Giorgio glielo ho raccontato io. Il legame di parentale tra i due rami Gallo si era inoltre consolidato attraverso il matrimonio di Ione – figlia di Pietro Gallo ginnasiarca – con Zoroastro, figlio di Pietro Gallo garibaldino e veterinario a Pieve di Soligo, dove è visibile la sua tomba.
Nel testo inviato per la rivista Pampaedia, Crovato aveva riportato la stessa nota del suo volume in cui affermava che tra i due giovani, pur chiamandosi entrambi Gallo, non vi fosse alcun rapporto di parentela. Quando gli feci notare l’errore storico, mi ringraziò con gratitudine ed umiltà, pregandomi di correggere il testo che aveva inviato. Si raccomandò, inoltre, che gli comunicassi per tempo la data della presentazione del mio volume.
Ma il suo viaggio terreno era terminato.
Caro Giorgio, ti accompagno con il ricordo nel tuo secondo viaggio.



