Che il cambiamento climatico non colpisca tutti allo stesso modo è ormai consapevolezza abbastanza diffusa. Tristemente noto è il rapporto tra danno inferto e subito: inversamente proporzionale, nientemeno. Tuttavia, l’immaginario comune vede il problema come prerogativa dei grandi politici, dei colossi dell’industria globale e di altri “big” coinvolti in dinamiche geopolitiche su cui noi semplici cittadini abbiamo scarso, se non nullo, controllo.
Il presente articolo non ambisce a chiarire in che misura le cose stiano davvero così, né a denunciare come simili narrazioni su questo e altri temi giovino a chi è al potere, politico o economico che sia. Si tratta di punti importanti, che necessitano però di spazi e tempi ben più ampi per poter essere affrontati adeguatamente. Piuttosto, qui si vuole mettere in luce come una simile rappresentazione porti a escludere a priori una possibilità invece concreta: che un’azione a livello locale per la giustizia climatica abbia un impatto reale sulla vita delle persone e, nel nostro caso, degli abitanti moglianesi, soprattutto i più fragili.
Il ventun luglio scorso, in Consiglio Comunale, sono state discusse le proposte contenute nella mozione presentata dall’opposizione in tema di adattamento ai cambiamenti climatici.
Si chiedeva:
- una mappatura delle isole di calore;
- la depavimentazione e l’ombreggiamento di piazze e spazi pubblici;
- rifugi climatici negli edifici comunali;
- sistemi di raffrescamento nelle scuole che ne sono ancora prive.
Nessuna di queste proposte è stata accolta e sembra che gran parte dei punti sia già contenuta nel Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima, che Mogliano si è impegnata ad attuare.
Ci si augura che tale impegno formale si traduca al più presto in azioni concrete. Per ora, purtroppo, vediamo solo una nuova, grande piazza in porfido, senza un filo d’ombra e giusto qualche filo d’erba: nella norma rispetto al passato, inadeguata per il futuro che ci attende.
La questione più interessante, però, non è come mai l’equità sociale e la tutela della salute pubblica in ambito climatico non siano in cima alle priorità di una giunta che rappresenta, come è naturale che sia, gli interessi del proprio elettorato. Ricordiamo inoltre, a onor del vero, che alcune forme di azione per il clima sono oggetto di attenzione da parte dell’amministrazione: è il caso, ad esempio, delle comunità energetiche rinnovabili.
Il punto qui è un altro: perché, la sera in cui la mozione è stata discussa, nello spazio dedicato al pubblico erano presenti solo due o tre persone? Perché, poi, la faccenda è caduta nel dimenticatoio con tanta rapidità? Ricercare la spiegazione soltanto nel disinteresse dilagante nei confronti della politica fornirebbe un quadro incompleto. La verità è che gran parte di noi non immagina che in consiglio comunale si discutano questioni tanto rilevanti per la salute e anche per l’incolumità delle persone. Pensiamo che la differenza si faccia ai piani alti. Non sempre è così. Se gli studi che evidenziano lo stretto rapporto tra accessibilità del verde pubblico e salute psico-fisica sono innumerevoli, altrettante sono le scelte che un comune ha tutta l’autorità di prendere per lavorare in tal senso. Ci si potrebbe dilungare ma forse, in questo caso, non serve fare un’indigestione di dati: è sufficiente immedesimarsi in un cittadino fragile.
Immaginiamo di arrivare alla terza età senza godere di buona salute. La pensione ci consente appena di campare e il nostro vecchio appartamento al quarto piano non è né ben coibentato, tantomeno climatizzato. I nostri figli sono distanti e noi abbiamo urgenza di svolgere una commissione. Aspettiamo che trascorrano le ore più calde e, dopo esserci adeguatamente idratati, usciamo di casa e ci dirigiamo verso il centro. L’aria sembra liquida, tanto è densa e il sole picchia forte. Facciamo quel che dobbiamo ma, sulla via del ritorno, le forze ci abbandonano. Con le gambe tremanti riusciamo a raggiungere una panchina di fortuna, sotto gli alberi, in prossimità di una pizzeria e di un negozio di giocattoli. E’ occupata, proprio come le altre intorno, ma una ragazza gentile ci cede il posto. Recuperato un po’ di fiato, il pensiero va subito ai nostri conoscenti: quanti, al posto nostro, sarebbero riusciti a trovare riparo e quanti, invece, avrebbero rischiato di dover essere soccorsi? Vicino a noi, il caso vuole che due persone discutano proprio dell’ipotesi di introdurre più spazi verdi in città. Entrambe, a quanto pare, lo trovano superfluo: Mogliano ha un rapporto tra abitanti e verde pubblico molto alto e chi si vuole rinfrescare può scegliere tra numerosi, splendidi parchi. I due, poi, si incamminano verso il bar per consumare il loro consueto aperitivo. Quando aprono la porta, una corrente d’aria fresca pervade la zona: è talmente forte che perfino noi, dall’altro lato della strada, tiriamo per un attimo un sospiro di sollievo. Ricordiamo l’acqua con ghiaccio gustata lì dentro giusto l’altro giorno, ma sappiamo di non potercela concedere di nuovo. Tuttavia, ci sentiamo rinvigoriti abbastanza da valutare davvero se fare una passeggiata al parco di villa Longobardi. Poi, l’aria liquida ci riporta alla realtà: non è il caso di allungare tanto il tragitto verso casa.
Quanto sarebbe semplice la soluzione a un’ingiustizia come questa, se solo lo si volesse, se solo tutti sapessimo di averla a portata di mano?
Immaginiamo, poi, di frequentare le medie e di vivere con la nostra famiglia in una palazzina a cinque minuti dalla scuola. E’ maggio e la stanchezza in classe non risparmia nessuno. Eppure, noi e il nostro vicino di banco, seduti a non più di mezzo metro di distanza, viviamo due realtà completamente diverse. Se è vero che stamattina nessuno dei due ascolterà la lezione di storia – saremo troppo occupati a fabbricare ventagli e a indirizzare la nostra fragile attenzione verso l’unico stimolo ancora in grado di trattenerla, il nostro amato cellulare – poi, però, torneremo a casa ed ecco che prenderemo strade ben distinte. Il nostro compagno di banco si preparerà per l’interrogazione in una stanza dedicata, con venti gradi appena e un tutor specializzato. Noi aiuteremo mamma a badare ai nostri fratellini e poi proveremo a studiare in cucina, incollati al ventilatore, cercando invano di ignorare la confusione intorno a noi. Ricorderemo le parole della nostra insegnante di storia ed educazione civica: “La scuola pubblica è una conquista nella lotta alle disuguaglianze”. Per l’ennesima volta, vorremmo poter rivivere quel momento per risponderle che fino a quando la scuola non darà spazi adatti a imparare anche a chi, come noi, fuori non ce li ha, in questa lotta non potrà che perdere.
Poi, un giorno, diventeremo grandi e scopriremo che non serve scomodare i piani alti per ottenere un condizionatore, ma anche che in pochi hanno idea della differenza che può fare.
Sono solo storie, queste, ma il loro scopo non è strappare qualche lacrima, bensì trasmettere un concetto tanto semplice quanto ignorato: la giustizia climatica non passa solo per Bruxelles. Ogni volta che possiamo piantare un albero ma non ne capiamo l’importanza, ogni volta che in una stanza fredda come un frigorifero si discute svogliati dell’eventualità di climatizzare una scuola, ogni volta che un progetto che guarda al futuro, come quello di un rifugio climatico, ci suscita il riso, tanto è distante dalla nostra idea di normalità, qualcuno ne fa le spese. L’eco risuona forte dai grandi palazzi del potere, ma non sempre ciò che conta fa rumore: a volte, si nasconde nel quieto mormorio di chi discute l’urbanistica di una semplice cittadina di provincia.



Brava Katia, tu sei parte di ARCA e meno male che qualche giovane crede sia obbligatorio impegnarsi nella difesa dell’Ambiente. Noi del Comitato cave e di Salviamo il Paesaggio, in massima parte non giovani, continuiamo a credere in quest’obbligo e spero che altre orecchie e altri occhi ascoltino e leggano questi proponimenti. Ciao