lunedì, 17 Agosto 2026
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INTELLIGENZA ARTIFICIALE – DATACENTER e NOI

In attesa che tutti i 100 ettari di suolo agricolo previsti nel nostro comune per gli impianti di fotovoltaico si attuino, non è detto che non se ne possano aggiungere altri per costruire i famosi DATA CENTER utili a far funzionare l’Intelligenza Artificiale, grazie alla quale diventeremo tutti più intelligenti nel prossimo, immediato, futuro.

Siamo talmente intelligenti a procedere in tal senso che qualche retrogrado reazionario, la solita ONU, pubblica qualche giorno fa, il 3 giugno 2026, uno studio titolato: Il costo ambientale dell’Intelligenza artificiale: carbonio, acqua e impatto sul suolo, (traggo la lunga citazione che segue da un articolo di Fabio Balocco riportato giorni fa dal sito Salviamo il Paesaggio) “Come denuncia il titolo dello studio, i ricercatori hanno analizzato tre diverse impronte ambientali: quella legata alle emissioni di CO, quella relativa al consumo di acqua (l’acqua necessaria a raffreddare le macchine dei data center) e quella associata al consumo di suolo (per costruire gli stessi data center).

Nel 2025, lo studio stima che i data center mondiali abbiano consumato 448 TWh di elettricità: l’equivalente di un paese che si situerebbe all’11° posto a livello globale per consumo di energia elettrica.

Questi consumi hanno generato un’impronta di carbonio pari a 189 milioni di tonnellate di COe un’impronta idrica di 4.500 miliardi di litri d’acqua, sufficienti a riempire 1,8 milioni di piscine olimpioniche. Secondo le stime del rapporto, entro il 2030 (mancano solo quattro anni) i data center legati alla diffusione dell’AI potrebbero arrivare a consumare circa 945 TWh di elettricità all’anno, una quantità paragonabile all’attuale fabbisogno energetico del Giappone. Nello stesso periodo, si potrebbero raggiungere i 9.300 miliardi di litri d’acqua all’anno consumati e si arriverebbe a ben 399 milioni di tonnellate di emissioni associate.

L’impronta sul suolo sarebbe superiore a 14.500 km², più dell’intera regione Campania. Se in compenso consideriamo che le politiche degli Stati dovrebbero andare in controtendenza e mirare al risparmio di energia, di acqua e di suolo ci accorgiamo di entrare dentro un enorme pasticcio di difficile risoluzione. Diciamo che gli effetti si cominciano già a sentire per quanto riguarda la realizzazione dei data center ed il conseguente consumo di suolo.

In Piemonte, a Caselle, in un prato dove doveva essere realizzato un enorme centro commerciale (progetto poi abbandonato), ora è probabile che venga edificato un data center hyperscale (di grandi dimensioni) di 150.000 mq, costituito da sei edifici alti trenta metri (a fianco delle piste dell’aeroporto…), e con un consumo presunto di 252 MW. E sempre e nel solo Piemonte sono state presentate più di settanta richieste di data center.”

Aggiungo un esempio che si sta concretizzando nella vicina Lombardia: in provincia di Cremona, a Pozzaglio, stanno cercando di stravolgere il Piano di Governo del Territorio (PGT che sarebbe il nostro PAT) destinando 200.000 mq di suolo a un Data Center passando sopra non solo a quanto previsto a livello comunale: il PGT si dovrebbe adeguare al Data Center e non il contrario, ma non tiene in considerazione alcuna il Piano nazionale di Ripristino, il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio etc. Vedremo come andrà a finire dopo che le associazioni presenti sul territorio stanno ricorrendo alla Regione, ai Ministeri e alla Soprintendenza.

Formidabile la nostra intelligenza!

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