lunedì, 17 Agosto 2026
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ZAPORIZHZHIA, FRA DRONI E CILIEGIE

Arrivo a Zaporizhzhya al mattino, con il treno, uno dei pochi che ancora collega la città a Dnipro e al resto del Paese. Gli attacchi russi con droni sono continui e prendono di mira proprio i treni, soprattutto i locomotori. Durante i miei viaggi in Ucraina, mi è capitato diverse volte di essere evacuato dal treno su cui viaggiavo. Si scende in aperta campagna e si aspetta che il drone che ti ronza sulla testa venga abbattuto o cada da qualche parte.

Questa volta sono a Zaporizhzhia per partecipare alla cerimonia organizzata dal Centro di Solidarietà dei Giornalisti in occasione della festa internazionale dei giornalisti il 6 giugno, invitato dalla presidentessa del Centro, Natalia Kuzmenko, giornalista emerita dell’Ucraina. È proprio nella sede del Centro che ho l’occasione di ascoltare, poche ore dopo il mo arrivo in città, Andri Kulikov, un famoso giornalista radiofonico ucraino che, nel suo discorso, mette in luce l’importanza della libertà di stampa anche in guerra. Se infatti i giornalisti evitano di raccontare la verità in una situazione come quella attuale in Ucraina, la gente perde fiducia e si rassegna; se ci sono rassegnazione e sfiducia, la guerra è praticamente persa. Meglio invece dire la verità, in maniera tale che le persone sappiano che possono continuare a nutrire fiducia verso coloro che diffondono le notizie e verso coloro che li difendono al fronte. Per fortuna in Ucraina, nonostante sia in vigore la legge marziale, c’è molta libertà, sia di parola sia di stampa. In questo senso, una grandissima importanza rivestono i giornali che vengono diffusi nelle zone prossime al fronte.

Sono giornali autofinanziati, solitamente settimanali, che vengono portati alle persone che abitano vicino alla linea del fronte dai volontari delle ONG, dagli stessi redattori e spesso anche distribuiti con macchine senza pilota, nel caso in cui sia troppo pericoloso andare direttamente sul posto. Proprio nella sede del Centro, ho avuto modo di leggere “La Voce dei Guljaipolje” (Guljaipolje è una città sulla line adel fronte), diretta da Tamara Bort e Tetjana Velika, e “Trudova Slava”, il giornale di Orihiv, città situata proprio sulla linea del fronte. La direttrice di “Trudova Slava”, Svitlana Karpenko, è una donna intelligente e coraggiosa e va personalmente a consegnare le copie del giornale al fronte, munita di casco e di giubbotto antiproiettile.

Droni

Finito l’incontro con i giornalisti, vado nella sede dell’associazione “Ja Marjupolj”, un’organizzazione presente in tutta l’ucraina che aiuta i profughi della città occupata dai russi nel 2022. A Zaporizhzhia ci sono molti cittadini di Mariupolj. Sia Violeta, una giurista che lavora per “ja Mariupolj”, sia il mio amico giornalista Viaceslav, hanno fiducia nell’esercito ucraino e sono convinti che Mariupolj tornerà a essere una città ucraina. Ci sono già piani sulla ricostruzione della città una volta che sarà di nuovo sotto il controllo di Kiev.

All’uscita dal centro, il ronzio ormai purtroppo noto di un drone di fabbricazione iraniana mi costringe ad alzare gli occhi al cielo. La sagoma nera di uno “Shahed” appare all’orizzonte e in pochi secondi lo vedo passare sulla mia testa. Non ne avevo mai visto uno volare così basso, in mezzo ai palazzi, riesco addirittura a vedere le eliche che vorticano sul retro del mostro nero. Mi avvio verso il teatro comunale dove voglio assistere a una rappresentazione e, come tutti, guardo continuamente verso il cielo. Il Male, in Ucraina, arriva dal cielo. All’improvviso, mentre aspetto a un semaforo che scatti il verde, sento, nonostante il rumore del traffico, un lieve fruscio di eliche. È sicuramente un drone, di quelli piccoli, i famigerati FPV. Lo vedo, mi sfiora la testa e va oltre.

Il sangue mi si gela nelle vene. Dopo pochi secondi, l’esplosione. Il drone ha colpito il parabrezza di un autobus urbano ed è poi esploso sull’asfalto. Per fortuna non ci sono né morti né feriti, solo un autobus da riparare. Non è ancora chiaro come i russi, che adesso si trovano a circa 30 km da Zaporizhzhia, mentre fino a pochi mesi fa erano a 20 km, riescano a controllare gli FPV. Con molta probabilità, lo Shahed che ho visto poco fa e che continua a girare sulla città, oltre alla normale carica di esplosivo, ha incorporata anche un’antenna che funge da ponte-radio e che permette di guidare i droni piccoli. In ogni caso, gli attacchi sono continui e ripetuti.

Droni e vita quotidiana

L’elenco degli attacchi russi negli 8 giorni che ho trascorso a Zaporizhzhia sarebbe lunghissimo. Ogni notte, e poi all’alba, e poi durante il giorno, arrivano gli Shahed. Uno di loro ha colpito una fermata dell’autobus in un quartiere sulla riva destra del fiume Dnjepr e ha ucciso due donne. Alcuni FPV hanno invece colpito autobus e kombi e causato danni e il ferimento di diverse persone. Nella provincia di Zaporizhzhia si segnalano circa 600 attacchi russi per notte con droni, missili e bombe avio guidate. A Zaporizhzhia, i droni sono un fenomeno a cui sono tutti abituati. Anche io, purtroppo, non ci faccio più caso. Nonostante ciò, la città vive: nelle scuole sono in corso gli esami finali, la Filarmonica diretta da Irena Konareva chiude la stagione con uno splendido concerto sinfonico che ha riempito la sala, il teatro comunale presenta ogni fine settimana un vasto repertorio di spettacoli di vario genere.

Pidven, Kosmos, i bambini e l’albero di ciliegie

Come sempre quando sono a Zaporizhzhia, vado nei quartieri della periferia sud della città, Kosmos e Pidvenj. Sono i più vicini al fronte e i più esposti agli attacchi di FPV. Grazie anche all’impegno dell’attivista Valeria Morozova, l’amministrazione comunale ha cominciato a sistemare reti anti drone nei larghi boulevard di Cosmos e Pidveni. Gli FPV rimangono così incastrati nelle reti e non esplodono. Gli autisti degli autobus e dei minibus, inoltre, sono adesso dotati di “chuika”, vale a dire di un rilevatore di droni. Se il rivelatore segnala un drone nelle vicinanze, l’autista ha tutto il tempo di evacuare l’autobus e i passeggeri possono così mettersi in salvo.

Nel quartiere di Cosmos, nell’ultima via della città, oltre la quale si estende solo la campagna e poco più in là il fronte, ci sono solo dei palazzi in stile socialista, dei garage e un distributore di benzina coperto da una rete anti drone. La via è costeggiata da alberi di vario tipo e, davanti a un palazzo con un parco giochi di fronte, c’è un bellissimo albero di ciliegie. I bambini del quartiere si arrampicano sul tronco per prendere i frutti rossi e ormai maturi. La mattina, quando non ho impegni e incontri, con l’autobus vado fino a Cosmos per unirmi ai bambini.

Con loro mi arrampico sull’albero e facciamo a gara a chi mangia più ciliegie. Poi scendiamo dall’abero e puliamo le mani sporche di rosso con un fazzoletto o strisciandole sul legno delle panchine. Da lontano si sentono i rumori del fronte, le esplosioni dei droni e quelle dell’artiglieria. Ma noi non possiamo prestare attenzione alla guerra, dobbiamo giocare nel parco davanti ai palazzi. Prima facciamo con l’acqua della bottiglia e con la terra una pallina tonda tonda, così liscia e lucida che sembra proprio il mondo. Poi aspettiamo il bambino del terzo piano che arriva puntuale con una bella palla di plastica gialla e cominciamo a giocare. Ogni tanto buttiamo uno sguardo al cielo per vedere se arriva qualche FPV, ma solo quando il pallone è lontano da noi, altrimenti siamo troppo impegnati a corrergli dietro e a cercare di fare gol.

Christian Eccher
Christian Eccher è nato a Basilea nel 1977. Si è laureato in Letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, dove ha anche conseguito il dottorato di ricerca con una tesi sulla letteratura degli italiani dell’Istria e di Fiume, dal 1945 a oggi. È professore di Lingua e cultura italiana all’Università di Novi Sad, in Serbia, e nel tempo libero si dedica al giornalismo. Si occupa principalmente di geopoetica e i suoi reportage sono raccolti nei libri Vento di Terra: Miniature geopoetiche, Esimdé e Kàrhozat. In Serbia è collaboratore assiduo della rivista di opposizione Danas

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