Al Museo Ermitage a San Pietroburgo è stato completato il restauro di una grande opera di Tiziano: il San Sebastiano.
L’opera è oggi esposta in una particolare parte del Museo in una mostra tematica dotata di un significativo catalogo che svela i risultati straordinari della ricerca che i curatori, i conservatori ed i restauratori hanno compiuto.
La mostra si intitola: “Tiziano. L’ultimo capolavoro: ‘San Sebastiano’” ed è aperta al pubblico proprio a ridosso del 450° anniversario della morte del maestro (1576-2026).
Vengono finalmente alla luce i risultati di tre anni di delicatissimo restauro scientifico (iniziato nel 2023 e conclusosi sotto la guida del restauratore Sergej Kiselëv).
Rimuovendo i vecchi strati di vernice ingiallita e i successivi restauri storici alterati, gli scienziati dell’Ermitage hanno scoperto dettagli che ridefiniscono l’opera.
* Gli occhi azzurri: è la notizia che ha fatto più scalpore. Sotto la patina scura è emerso che San Sebastiano ha gli occhi azzurri/vivi, un dettaglio prima completamente invisibile.
* I capelli lunghi: si è scoperto che il Santo non ha i capelli corti come è sembrato per secoli, ma lunghe ciocche e boccoli che gli scendono fino alle spalle.
* Il pigmento segreto: gli esami di laboratorio della ricercatrice Kamilla Kalinina hanno rintracciato per la prima volta nella tavolozza di Tiziano la fluorite (un minerale violaceo) ed accanto al quadro sono esposti i campioni dei minerali grezzi usati dal pittore per ricavare i colori.
* I riflessi di luce: sulle gambe e sul braccio sinistro sono riemersi dei contorni rossi accesi, che i critici descrivono come “l’effetto del bagliore del tramonto” che illumina San Sebastiano.
* I capelli biondo-dorati hanno nuovi colori.
Oltre allo sguardo, la rimozione dello sporco stratificato ha ridato vita ai capelli del Santo, rivelando sfumature biondo-dorate e ciocche spesse tipiche della maestria finale del pittore veneziano.
Tutta la gamma cromatica dello sfondo, prima percepita come un blocco d’ombra indistinto, ha riacquistato sfumature di luce finora impercettibili.
*Il lavoro accurato di rimozione delle vernici non originali ha permesso di ripulire la superficie senza intaccare l’impasto.
Questo ha “liberato” i grumi di colore originali, confermando in modo definitivo come l’anziano Tiziano abbia usato le dita e la spatola per scolpire la carne e il corpo tormentato del martire direttamente sulla tela.
Successivamente troverete una serie di immagini particolarmente interessante.
Mi preme sottolineare il grande lavoro compiuto dai curatori scientifici, in particolare da Irina Artemieva, e dai restauratori con cui Ermitage Italia ha, anche nell’attuale situazione così difficile, continuato a tessere rapporti e collaborazioni.
Foto concesse dal “Museo Ermitage“







