venerdì, 12 Giugno 2026
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UN FANTASMA SI AGGIRA TRA I TERRITORI ITALIANI

Stiamo assistendo a un fenomeno straordinario, un’intera società politico-amministrativa, cioè: Stato, Regioni, Province, Partiti, Sindacati, Associazioni delle diverse categorie produttive (Confindustria, Coldiretti, etc. etc.) a cui aggiungo i mezzi d’informazione, tutti costoro o quasi, non si sono accorti che bisogna applicare anche in Italia un Regolamento Europeo che si chiama: Nature Restoration Law, tradotto in italiano Piano Nazionale di Ripristino, PNR.

Questo regolamento in vigore dall’agosto 2024, in questi quasi due anni è stato preso in considerazione solo da ISPRA, dallo scorso autunno, su incarico dei ministeri dell’Ambiente e dell’Agricoltura, a seguito improvviso risveglio da una sonnolenza durata più di un anno.

Questo Regolamento è immediatamente esecutivo, a differenza delle Direttive che richiedono una serie di passaggi legislativi per essere adottate nei diversi Stati, e quindi ci si sarebbe aspettati fin da subito un’allerta generale da parte degli organismi statali, imprenditoriali, sindacali e via dicendo; niente di tutto ciò. Solo le associazioni ambientaliste si sono rese conto della straordinaria importanza di questa norma che prevede il recupero (estratti del Regolamento):

Articolo 1
Oggetto
1.Il presente regolamento stabilisce norme destinate a contribuire:

al recupero a lungo termine e duraturo della biodiversità e della resilienza degli ecosistemi in tutte le zone terrestri e marine degli Stati membri attraverso il ripristino degli ecosistemi degradati; Il presente regolamento istituisce un quadro nel cui ambito gli Stati membri attuano misure di ripristino efficaci basate sulla superficie allo scopo di coprire congiuntamente, in quanto obiettivo dell’Unione, nell’insieme delle zone e degli ecosistemi che rientrano nell’ambito di applicazione del presente regolamento, almeno il 20 % delle zone terrestri e almeno il 20 % delle zone marine entro il 2030, e tutti gli ecosistemi che necessitano di ripristino entro il 2050.

Articolo 4
Ripristino degli ecosistemi terrestri, costieri e di acqua dolce

1.Gli Stati membri mettono in atto le misure di ripristino necessarie per riportare in buono stato le zone dei tipi di habitat di cui all’allegato I che non lo sono. Tali misure di ripristino sono attuate: entro il 2030 su almeno il 30 % della superficie totale di tutti i tipi di habitat di cui all’allegato I che non è in buono stato, come quantificata nel piano nazionale di ripristino di cui all’articolo 15; …

Articolo 8
Ripristino degli ecosistemi urbani

1.Entro il 31 dicembre 2030 gli Stati membri provvedono affinché non si registri alcuna perdita netta della superficie nazionale totale degli spazi verdi urbani né di copertura della volta arborea urbana nelle zone di ecosistemi urbani determinate a norma dell’articolo 14, paragrafo 4, rispetto al 2024 …

Avete letto bene? Questo regolamento impone agli stati membri che non un solo metro quadro di verde e di copertura arborea vada perso negli spazi urbani rispetto alla situazione in atto all’agosto 2024! Ora provate a pensare tutto quello che avete visto crescere nella nostra e altre città in aree che non erano ancora occupate da infrastrutture ed edifici vari. Inoltre, è a vostra conoscenza che il Comune ove abitate abbia previsto una moratoria, in questi quasi due anni, per bloccare la sparizione del residuo suolo libero in area urbana e peri urbana?

Avete assistito al recupero delle aree degradate (ce ne sono), per esempio all’interno del Parco Regionale del Sile?

Siete a conoscenza che la Laguna di Venezia sia inibita al traffico commerciale e si sia finalmente deciso di collocare il porto fuori Laguna e nei pressi delle bocche da porto?

Tenete conto che un Regolamento Europeo prevale sulle norme nazionali, non solo, ma in questo caso si raccorda direttamente al nostro art. 9 della Costituzione, la legge madre italiana a cui si devono riferire, adeguare, tutte le norme adottate dal nostro Stato: La Repubblica …. tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni.

Ora, abbiamo fatto finta di niente, intendo Stato e gli altri sopraelencati, infatti si tratta di operare una vera e propria rivoluzione urbanistica, impegnare risorse per ridare alla natura aree degradate, monitorare nel corso delle diverse scadenze temporali, la prima nel 2030, se si sono realizzati o meno gli obiettivi.

Nel 2024 l’Italia votò contro al Parlamento Europeo, come quasi tutte le forze politiche di centro destra, e questo Regolamento passò solo per il “tradimento” di una deputata austriaca che col suo voto a favore fece passare la norma dichiarando, più o meno: -L’ho fatto per dare un futuro ai nostri discendenti …- Mai tradimento fu più apprezzato da noi che ancora ci illudiamo che in Europa la Natura abbia un valore importante.

Solo in questo ultimo periodo ci giungono notizie di vere e proprie ribellioni di categorie, sindaci e altro, cioè di chi fino ad ora ha fatto finta di niente.

Prepariamoci a pagare le multe per la non osservanza del Regolamento, ma soprattutto cominciamo a domandare ai nostri Sindaci se ne sono a conoscenza e, se si, come si stanno predisponendo: boicottano o aderiscono?

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