Primo De Lazzari e la Resistenza: un orgoglio Marconese

Primo De Lazzari

Anche quest’anno abbiamo festeggiato il 25 aprile, la festa di liberazione dal nazifascismo, e anche quest’anno non sono mancate le ridicole polemiche di chi fa ancora fatica a dirsi antifascista. 

Ma ormai una cosa è chiara: chi dice che il 25 aprile è divisivo, o vuole far parlare di sé o è semplicemente fascista, e questo sinceramente è un problema suo.

Oggi dunque non parleremo di loro ma di chi, al contrario, ha avuto il coraggio di sacrificare la propria vita o la propria giovinezza nella lotta partigiana di liberazione.

Ricordando le parole del Presidente della Repubblica Sandro Pertini, che in risposta ad un giovane ragazzo che protestava dinanzi a lui gli disse: “se oggi te hai il diritto di protestare contro il Presidente della Repubblica, che ti ascolta con tanta fraternità, lo devi anche a questi uomini dai capelli bianchi che si sono battuti e che sono morti per la loro libertà e la libertà di tutti voi”.

Anche Marcon può dirsi orgogliosa di aver avuto tra i suoi cittadini un giovane partigiano: Primo De Lazzari.

Nato a Venezia nel 1926, dunque già sotto il regime fascista, decide di entrare, appena diciassettenne, nella brigata Garibaldi “Erminio Ferretto” da partigiano.

Nome di battaglia: “il Bocia”.

Primo ricorda in un’intervista: “Arrivò l’8 settembre. Giunsero due staffette da Mestre che spingeranno noi giovani ad organizzare a Marcon e dintorni il primo nucleo, anzi il primo embrione di banda ribelle, con i militari sbandati. Intanto tornavano i soldati che erano sulla frontiera della Venezia Giulia, sfuggendo ai tedeschi in camion o buttandosi dal treno. I ferrovieri rallentavano prima di entrare nelle stazioni di Portogruaro, di San Donà di Piave dando modo ai soldati di saltare giù. I tedeschi, che li aspettavano nella stazione di Portogruaro, non li trovarono più, come avvenne a San Donà […]. Elio Fregonese, che diventerà uno dei miei comandanti a Treviso e Vittorio Veneto, ci raccomandò di lasciar perdere i viveri: “Bisogna recuperare le armi, non è vero che la guerra è finita”.

Dopo la Liberazione De Lazzari ha fatto parte della Direzione della Federazione Giovanile Comunista Italiana e fu segretario regionale della FGCI per il Veneto, oltre che componente della direzione nazionale al fianco di Berlinguer.

Morirà serenamente a Roma nel 2016.

Purtroppo come Primo molti altri partigiani ci stanno lasciando con il passare del tempo, la morte d’altronde è inevitabile. Ciò che però non è inevitabile è dimenticare la loro testimonianza e per cosa hanno combattuto. 

Loro magari non ci saranno più in questa vita terrena per raccontare ciò che hanno vissuto sulla loro pelle, ciò che hanno visto e subito, ma spetta a noi tramandare, con rispetto e gratitudine, il ricordo di questi eroi.

Primo De Lazzari è stato uno di questi eroi, anche se detestava questo titolo, uno degli uomini dai capelli bianchi ricordati dal Presidente Pertini, un ragazzo che ha consumato la propria giovinezza nella guerra partigiana per la libertà di tutti noi, un uomo che Marcon ricorda orgogliosamente come un suo cittadino.

Tommaso Syrtariotis
Studente di giurisprudenza presso UniPd Membro dei Giovani Democratici Marcon e dei Giovani Democratici Venezia Appassionato di politica, giornalismo, storia e molto altro.

1 COMMENT

  1. Treviso 25 aprile 2026 – Primo De Lazzari non è stato solo un testimone della nostra storia, ma un esempio cristallino di come il coraggio non abbia età: a soli 17 anni ha scelto la parte giusta con una maturità che oggi ci lascia senza parole.

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