Giovedì 23 aprile terzo appuntamento di “Lo Stato oscuro e la Legalità”. Protagonista della serata sarà Paolo Borrometi, giornalista e presidente e direttore della Scuola di formazione Politica Piersanti Mattarella, che dialogherà con Daniele Ceschin sul tema: Traditori: Come fango e depistaggio hanno segnato la storia italiana
Ci sono parole che, più di altre, raccontano un Paese. Una di queste è “mascariamento“: un termine siciliano che indica l’arte di infangare, delegittimare, confondere. È una strategia antica, ma in Italia ha assunto una forma quasi scientifica, diventando uno dei fili neri che attraversano la nostra storia repubblicana. Ed è proprio da qui che parte la serata dedicata a Traditori, il libro-inchiesta di Paolo Borrometi, uno dei giornalisti più esposti – e più coraggiosi – nel raccontare le zone d’ombra del potere criminale.
Un Paese che spesso non crede ai suoi giusti
Perché tante stragi, tanti delitti eccellenti, tante verità mancate? Perché in Italia chi cerca la verità viene spesso trasformato nel bersaglio? La storia recente è costellata di esempi che ancora bruciano: Giovanni Falcone, accusato di essersi messo da solo la bomba dell’Addaura, Paolo Borsellino, la cui agenda rossa scomparsa fu liquidata da qualcuno come un semplice “parasole”, Don Peppe Diana, ucciso dalla camorra e subito dipinto come un “camorrista”, Peppino Impastato, fatto passare per “terrorista” dopo essere stato assassinato da Cosa nostra.
La lista è lunga, dolorosa, e racconta un meccanismo preciso: quando la verità fa paura, si colpisce la credibilità di chi la cerca.
Un viaggio dentro gli ingranaggi del depistaggio
Nel suo libro, Borrometi ricostruisce un percorso che attraversa ottant’anni di storia italiana, dalle prime interferenze durante lo sbarco alleato in Sicilia nel 1943 fino alle più recenti operazioni contro la mafia. È un viaggio che tocca: Portella della Ginestra, la prima strage dell’Italia repubblicana, Via Fani, con i misteri che ancora avvolgono il sequestro Moro, Le bombe dell’Italicus e del Rapido 904, La strage della stazione di Bologna, Capaci e Via d’Amelio, con i depistaggi che hanno segnato per sempre la ricerca della verità, fino all’arresto di Matteo Messina Denaro, ultimo grande latitante di Cosa nostra.
Un mosaico di anomalie, buchi neri, piste deviate, silenzi istituzionali e tradimenti. Tradimenti non solo verso le vittime, ma verso l’intero Paese.
Paolo Borrometi: una vita spesa per raccontare ciò che altri vorrebbero nascondere
Nato a Ragusa nel 1983, Borrometi ha iniziato giovanissimo a indagare sulla criminalità organizzata. Ha collaborato con il Giornale di Sicilia, ha lavorato per Tv2000 e per l’Agenzia Agi, di cui è stato vicedirettore e condirettore. Nel 2013 ha fondato LaSpia.it, testata online di inchieste che ha svelato intrecci mafiosi e affari opachi nel territorio siciliano. È presidente e direttore della Scuola di formazione Politica Piersanti Mattarella e Presidente dell’associazione Articolo 21, che si batte per la libertà di espressione
Il prezzo pagato è stato altissimo: minacce, intimidazioni, un’aggressione nel 2014 che gli ha causato gravi lesioni. Da allora vive sotto scorta. Nel 2019 è stato il primo giornalista italiano ed europeo a ricevere il Premio internazionale Peter Mackler per il giornalismo etico e coraggioso.
Una serata per capire, ricordare, reagire
L’incontro con Paolo Borrometi è un invito a guardare in faccia la parte più oscura della nostra storia, a riconoscere i meccanismi del fango e del depistaggio, a non lasciarsi ingannare da chi lavora per confondere.
È un’occasione per restituire dignità a chi è stato infangato, per ricordare che la verità – anche quando è scomoda – è un bene pubblico, un bene comune, un bene da difendere.
E soprattutto, è un modo per ribadire che la ricerca della verità non è mai un atto solitario: è un impegno collettivo, che riguarda tutti.



