martedì, 19 Maggio 2026
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Ciao Cristina, ciao

L’impressione è sin dall’inizio di non essere a un funerale ma, una via di mezzo tra un ricordo collettivo, una voglia di stare insieme ed una commozione nascosta dietro gli occhiali scuri. Le signore assomigliano troppo a Cristina, stesso modo di muoversi, di parlare. E gli uomini sembrano tutti Stefano, la stessa età, stesso modo di vestirsi. Solo con l’arrivo del feretro arriva anche il silenzio.

La cerimonia. Un amico, Ennio, parla a nome della famiglia e anche lui combatte contro l’emozione, contro una voce che a volte si incrina mentre alle sue spalle scorrono le immagini di Cristina, in bici, sorridente.

Cominciano le donne moglianesi contro le guerre e i genocidi, con i fiori di campo colorati che lei amava tanto, le amiche con cui aveva manifestato per Gaza nei presidi del venerdì a Mogliano. Nerina, Giuliana ed io a raccontare stranite e straniate di una persona, di un’amica che l’altro ieri era accanto a loro. L’incredulità verso quello che è successo, come è successo e perché è successo, affiora neanche tanto nascosta.

Tra le ragazze e i ragazzi di Officina, tra le magliette nere si vede il dolore di Margherita, la figlia, e qualcuno dice che il suo nome è quello del fiore più semplice e più bello. Gialle sono invece le magliette della Fiab.

Ecco le associazioni, sì, perché il mondo di Cristina era, è, sarà, quello dell’impegno verso chi ha meno, o contro le ingiustizie e contro il male assoluto, la guerra, la guerra fuori dal tendone gremito, fuori da Zerman. Scrivono quelli di Emergency con Cecilia Strada, quelli di Mediterranea con Luca Casarini, sussurrano per Officina due tose con gli occhi rigati dalle lacrime, e aumentano gli occhiali scuri tra chi ascolta.

In una testimonianza la brusca domanda sul biglietto lasciato da Cristina “Vi ho amato tanto, amo troppo la vita”. Quasi una doppia o tripla chiave per capire, quel “troppo” annullato tra le acque, le piante, il verde di un luogo “troppo” bello.

Poi c’è Fabiola, c’è il fratello, c’è Barbara, c’è Franca. Si rievocano i viaggi, i primi viaggi scomodi, l’odore del carbone a Praga, la Cappadocia senza turisti. Stefano scrive, ma non ce la fa e legge Ennio. Si parla del passato remoto, di Radio cooperativa, di una lontana Zelarino. Ma c’è il futuro prossimo, con la figlia e il figlio vicini, ci sono i loro “cuori frantumati” e un “Ti bacio con infiniti baci”.

Le file si rompono e attorno alla bara con i suoi scarponi sopra, tutti sembrano danzare con leggerezza, nei saluti, negli abbracci, nel ritrovarsi accompagnati da “Bella ciao”. E lei in mezzo. Finché.

Finché quattro signori vestiti di nero con i guanti bianchi non la portano via.

1 COMMENT

  1. Grazie Stefania.
    Avrei avuto anch’io qualcosa da aggiungere: il coinvolgimento di Cristina nei progetti di solidarietà della Rete Radié Resch, del “pane solidale”, delle vacanze invernali del gruppo famiglie, prima a Caoria, poi a Bieno in Trentino alle quali partecipò per diversi anni con Stefano ed i figli…
    Ma me ne sono stato buono, sgomento, senza una risposta come tanti altri dei presenti, ma consapevole di averle voluto bene.
    Beniamino

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