Ci sono storie che meritano di essere ascoltate dal vivo, condivise, vissute insieme: sabato 11 aprile alle ore 17.30, presso il Centro Civico, si terrà la presentazione del libro “Le Radici”, un viaggio tra memoria, identità e cammino, scritto dal cittadino marconese Marco Casoni.
Un momento aperto a tutti, per lasciarsi incuriosire, emozionare e, magari, tornare a casa con una nuova storia da portare con sé.
Marco Casoni vive a Marcon dal 1994, dopo una lunga esperienza imprenditoriale nel settore della moda, oramai conclusa, oggi è impegnato politicamente in qualità di consigliere comunale del Partito Democratico. Da sempre affianca all’impegno civico una ricerca personale, che negli ultimi anni ha trovato una forma compiuta nella scrittura.
Nasce così “Le Radici”, un’opera che intreccia memoria familiare, riflessione interiore e dimensione simbolica. Il libro si sviluppa come una corsa nella memoria: il protagonista, in movimento, incontra le figure che lo hanno preceduto, in un dialogo continuo tra passato e presente, tra ciò che siamo stati e ciò che siamo diventati.
Figura centrale del racconto è quella del fratello Massimiliano, presenza costante e guida, che accompagna il protagonista lungo questo itinerario interiore, contribuendo a dare ordine e significato agli incontri.
Le Radici si propone così come un’opera che non offre risposte immediate, ma invita a interrogarsi. Un libro che parla di appartenenza, di memoria e di identità, e che trova nella forma del cammino la sua espressione più autentica.
Scrivere un libro è un’impresa non da poco, che spesso è difficile portare a termine. Cosa ti ha spinto a scrivere un romanzo come questo?
“Scrivere Le Radici non è nato dal desiderio di fare un libro, ma da un bisogno più semplice e più difficile insieme: mettere mano al mio disordine.
C’erano domande che con il tempo non si erano sciolte, anzi si erano accumulate. Scrivere è stato il modo per affrontarle con rigore, senza aggirarle.
In questo percorso è stata molto forte anche un’assenza. Mio fratello. È a lui che il libro è dedicato. E, in qualche modo, è come se questo lavoro fosse anche un tentativo di ritrovare un dialogo interrotto, di rimettere in fila ciò che non ho avuto il tempo di dirgli.
Portarlo a termine non è stato semplice, ma non era qualcosa che potevo lasciare a metà. A un certo punto ho capito che dovevo arrivare fino in fondo.”
Dalla prefazione si percepisce un’assonanza con la Divina Commedia dantesca: elementi comuni sono il viaggio, l’incontro con personaggi passati e una guida al fianco del protagonista. Se così fosse, come mai hai scelto di ispirarti a quest’opera trecentesca?
“Il riferimento non è stato immediato. È arrivato più avanti, direi intorno alla terza stesura. In quel momento ho sentito il bisogno di dare maggiore profondità agli incontri con gli avi, che rischiavano di restare episodi isolati.
È lì che è entrata la figura di mio fratello. Il dialogo con lui ha cambiato il libro: non più solo incontri, ma un percorso accompagnato, dove ogni passaggio trova un contrappunto, una domanda, a volte anche una correzione.
Il richiamo a Dante e a Virgilio, se c’è, nasce da questo. Non come modello da imitare, ma come soluzione narrativa che ho scoperto lavorando. Avevo bisogno di una presenza che non spiegasse tutto, ma che aiutasse a orientare il senso del viaggio.
Più che un’ispirazione diretta, è stata una necessità interna al racconto. E solo dopo mi sono reso conto che quel meccanismo aveva una parentela con qualcosa che conosciamo bene.”
Fin da subito è chiaro che un elemento importante del romanzo è la spiritualità: che ruolo essa ha ricoperto e ricopre nel racconto e, più in generale, nella tua vita?
“Sin da giovane sono stato affascinato dal dualismo che si crea tra spirito e carne. Da persona iperattiva, ho sempre sentito molto forte questa tensione: da una parte l’azione, il movimento, la concretezza; dall’altra una dimensione più profonda, che chiede senso e che non si esaurisce nel fare.
Il punto, per me, non è mai stato scegliere tra le due, ma capire se e come possano stare insieme. È una ricerca che mi accompagna da sempre.
Nel libro questa tensione è presente, anche se non viene mai dichiarata in modo diretto. Sta nel movimento della corsa, quindi nel corpo, e allo stesso tempo negli incontri, che portano inevitabilmente su un piano più interiore. È lì che i due livelli si toccano.
Nella mia vita non ho trovato una sintesi definitiva. Ma ho imparato che è proprio in quel tentativo di tenere insieme le due dimensioni che si gioca qualcosa di importante. E forse anche il senso del libro sta dentro questa tensione.”



La bella presentazione mi ha incuriosito: spero poter esserci alla presentazione a Mestre