L’Italia nel mirino: Palermo, Ustica, Bologna

Miguel Gotor racconta l’omicidio di Piersanti Mattarella e le ombre della Repubblica.


Ci sono date che segnano una frattura nella storia di un Paese. Il 6 gennaio 1980 è una di queste. A Palermo il presidente della Regione siciliana Piersanti Mattarella viene assassinato davanti alla sua famiglia. Un delitto politico-mafioso che, a più di quarant’anni di distanza, continua a interrogare la coscienza civile italiana. È da questo nodo irrisolto che prende avvio il nuovo lavoro di Miguel Gotor, storico, editorialista e intellettuale tra i più autorevoli del panorama nazionale, protagonista della serata dedicata al suo libro L’omicidio di Piersanti Mattarella. L’Italia nel mirino: Palermo, Ustica, Bologna.

A dialogare con lui sarà Daniele Ceschin, storico e studioso del Novecento, che accompagnerà il pubblico in un confronto capace di intrecciare ricerca, memoria e attualità.

Nato a Roma nel 1971, Miguel Gotor è professore di Storia moderna all’Università di Roma Tor Vergata. La sua attività di ricerca si intreccia da anni con l’indagine sulle dinamiche politiche e culturali dell’Italia repubblicana, con particolare attenzione ai momenti di crisi e alle trame che hanno segnato la nostra democrazia. Editorialista di la Repubblica, già senatore e assessore alla Cultura di Roma, Gotor ha firmato opere che sono diventate punti di riferimento per la comprensione del Novecento italiano.

Il suo nuovo libro, pubblicato da Einaudi, rappresenta un ulteriore tassello di questo percorso: un’indagine rigorosa, documentata, ma anche avvincente nella sua capacità di intrecciare storia, politica e misteri irrisolti.

L’assassinio di Piersanti Mattarella non è un episodio isolato. È il punto di partenza di un viaggio attraverso le stratificazioni del potere italiano, in un anno – il 1980 – che vede esplodere tensioni, connivenze e conflitti sotterranei.

Gotor ricostruisce il contesto in cui il presidente siciliano, considerato l’erede politico di Aldo Moro, tenta di riformare la pubblica amministrazione regionale e di spezzare i legami tra politica e mafia. Una sfida che lo rende bersaglio di interessi convergenti e «ibridi connubi» tra neofascismo, massoneria, Cosa nostra e apparati deviati dello Stato.

Il libro mette in relazione questo omicidio con due tra le più drammatiche stragi della storia repubblicana:

  • Ustica (27 giugno 1980): l’abbattimento del DC-9 Itavia, ancora oggi avvolto da segreti militari e responsabilità internazionali.
  • Bologna (2 agosto 1980): l’attentato alla stazione, la più sanguinosa strage neofascista in Europa occidentale.

Tre eventi che, letti insieme, delineano un’Italia attraversata da tensioni geopolitiche globali: la decisione degli USA e della NATO di installare in Sicilia i missili Cruise, il confronto con la Libia di Gheddafi, la pressione dell’URSS, la guerra fredda che si fa caldissima nel Mediterraneo.

Gotor affronta questo intreccio con il rigore dello studioso e la capacità narrativa del saggista. Non cerca scorciatoie complottistiche né soluzioni facili: illumina documenti, ricostruisce contesti, mette in relazione fatti e responsabilità. Il risultato è un quadro che non pretende di chiudere il caso, ma di riaprire le domande, mostrando come molti dei nodi emersi nel 1980 continuino a incidere sulla vita pubblica italiana.

Il dialogo tra Gotor e Ceschin è un’occasione di confronto tra due studiosi che condividono l’attenzione per le fratture del Novecento italiano e ci permetterà di attraversare, con sguardo lucido e documentato, uno dei passaggi più oscuri della nostra storia recente, restituendo al pubblico la complessità di un Paese che, allora come oggi, si trova spesso nel mirino di forze interne ed esterne, un invito a guardare con lucidità alle zone d’ombra della Repubblica, per capire meglio il Paese che siamo diventati.

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