Domenica otto marzo sono andata, assieme al mio gruppo e ad altre associazioni che praticano come noi il Nordic Walking, a fare una camminata ad anello presso i due laghi di Revine, di origine glaciale, separati tra loro da una lingua di terra e circondati dalle sinuose colline del Prosecco. Si parte dal Parcheggio del Parco di Livilet.
Dopo aver superato una lunga passerella di legno alquanto traballante, per un breve tratto si costeggia il lago di San Giorgio, conosciuto anche come lago di Lago (il paesino che lo sovrasta) e si arriva al Lido che, specialmente d’estate, è popolato da turisti e bagnanti.
A questo punto, deviando sulla sinistra e percorrendo una stradetta di ciottoli in salita, si raggiunge il centro di Lago con le sue stradine strette, le case di pietra, i portoni di legno e fiori variopinti sui davanzali. Si continua a salire e si prosegue per l’antica Via Maestra fino al paesino di Santa Maria. Dopo averlo oltrepassato, la strada diventa sentiero nel bosco. Già prima di arrivare qui si avverte un sentore di primavera ammirando nei giardini dei paesini gli alberi di mimose in fiore, ma adesso, nel sottobosco, è un’esplosione di piante spontanee, tappeti di primule colorate, margheritine, violette.
Nei pressi ci sono i resti di un antico romitorio, posizione invidiabile per respirare serenità e pace. Si arriva a Revine e precisamente nel grande piazzale antistante alla Chiesa Arcipretale di San Matteo Apostolo che si dice risalga addirittura al Trecento. All’interno si possono trovare pregevoli dipinti e un organo ricostruito esattamente come era in origine. Dopo una breve sosta per rifocillarsi, scattare foto e visitare la chiesa, si riparte e, per stradine in discesa, si attraversa l’antico borgo anch’esso costituito da case di pietra grigia e porticati. Giunti in località Le Lame si può ammirare l’antico lavatoio, primo esempio della nostra lavatrice. Infatti, è costituito da quattro grandi vasche, la prima utilizzata per il prelavaggio, altre per il lavaggio vero e proprio, infine l’ultima serviva per il risciacquo. L’acqua veniva poi convogliata in una specie di piscina, situata di lato, ancora esistente. Questo luogo, oltre ad essere indispensabile per il lavaggio della biancheria era anche un punto di incontro per le donne dei paesi limitrofi che si trovavano per socializzare e scambiare notizie e pettegolezzi, un antesignano dei social dunque. Sempre scendendo dolcemente si arriva al il Lago di Santa Maria che è alimentato da sorgenti sotterranee a differenza del lago di Lago che riceve le sue acque da un affluente. La vista da questo punto è veramente notevole, si ha una bella panoramica del lago dalle acque tranquille, della riva opposta, delle colline. Si abbandona il lungo lago e, per sentieri e stradine in mezzo ai prati, si raggiunge il paese di Fratta, famoso, assieme a Colmaggiore, per dei bellissimi murales. Scene di vita contadina, negozi, feste, sono i temi principali di questi affreschi che si possono ammirare camminando per le stradine. Prima di arrivare alla fine del percorso è d’obbligo recarsi presso il Leone Alato di Marco Martalar, il leone più grande al mondo. Simbolo della identità veneta, è una scultura alta oltre sette metri e lunga dieci, costruita con tremila pezzi di radici ed alberi abbattuti dalla tempesta del Vaia, la criniera, invece, è stata realizzata con i tralci di vite provenienti dai vigneti delle colline circostanti. L’opera, che è stata voluta dall’Associazione per il Patrimonio delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, non vuole essere soltanto un’attrazione turistica, ma anche un simbolo di forza e resilienza.
Dopo aver oltrepassato un ponte sul canale Taiada, il percorso si conclude al Parco di Livelet da dove era iniziato. È una camminata di circa dieci chilometri e vale la pena effettuarla, specialmente in questa stagione.






