È in atto una crisi del commercio comunica Confesercenti. Nel 2024 sono stati chiusi oltre 61.000 negozi e ne sono stati aperti solo 23.000. Tra il 2011 e il 2025 hanno abbassato le serrande oltre 103.000 negozi di piccole dimensioni sotto i 150 mq. Fare la spesa nei negozi vicino casa, nei paesi ma anche in quartieri periferici di città medie e grandi sarà sempre più difficile. Il rischio di chiusura potrebbe riguardare (secondo Confcommercio) 114.000 attività entro il 2035. I negozi sfitti, nel 2025, sono 105.000.
I settori più colpiti sono: generi alimentari, giocattoli, ferramenta. Chiudono i negozi ma aumenta del 7,4% la superficie commerciale complessiva. In pratica, meno negozi ma più grandi. La concorrenza al commercio minuto proviene dai centri commerciali e dal cosiddetto e-commerce. Gli acquisti in rete sono passati dall’1,9% del 2011 al 13,7% del 2025.
Le cause della riduzione dei centri di vendita di vicinato sono varie: calo demografico, retribuzioni reali che diminuiscono (-7,5% dal 2021 al 2025. Nel periodo 1991-2023 il reddito medio è sceso del 3,4%), calo dei consumi (-1,4% rispetto al 2024), aumento dei prezzi al consumo (+1,5%), diffusione dei grandi centri di acquisti, e-commerce. Quanti commercianti di vicinato hanno abbassato le serrande per la mancanza di persone disposte a subentrare? Occorrono investimenti per incentivare il ricambio generazionale nel settore e combattere la desertificazione commerciale e umana nei quartieri e nei piccoli comuni.
Il commercio cambia volto. Il risultato è: riduzione dei luoghi d’incontro tra persone quindi rarefazione dei rapporti umani, riduzione dell’occupazione nel settore, riduzione delle entrate fiscali per fisco ed enti locali. Sono stati persi 5,234 miliardi di euro negli ultimi 10 anni. La perdita riguarda IRPEF (2,24 miliardi), TARI (660 milioni), IMU (910 milioni), addizionale comunale e regionale IRPEF (223 milioni), 510 milioni di altri tributi comunali. In genere, i grandi centri commerciali sono proprietà di società straniere che quindi versano tasse e imposte nel paese di provenienza. Gli enti locali dovranno mettere in conto la riduzione dei tributi a loro destinati quando scriveranno i propri bilanci.
La situazione diventa drammatica nei piccoli centri delle cosiddette aree interne ove 1.000 comuni sono privi di negozi di alimentari. A Mogliano Veneto il quadro complessivo del commercio locale verrà modificato dall’apertura di un centro commerciale nell’edificio ex-NIGI e per ora è imprevedibile quale sarà l’impatto sul commercio di vicinato. Tra pochi anni vedremo.
Per ulteriori informazioni visitate il sito della confcommercio.


