«Questa lettera è per te», disse la donna sconosciuta con voce tremante e si allontanò a passi veloci.
Alba aprì la busta. In alto c’era scritto: “Ciao, Suono.”
Sorrise. Quel ragazzo era scomparso da alcuni mesi, così come era apparso magicamente nella sua vita.
Non la lesse subito. Voleva assaporare ogni parola nella solitudine della stanza. Ricordò il primo messaggio su Messenger, con lo stesso titolo di quella lettera: “Ciao, Suono!”
Il profilo era falso, creato proprio quel giorno. Ma quando lui le scrisse di nuovo:
«Mi piacerebbe tantissimo che questa mia poesia fosse interpretata da te»,
Alba sentì un brivido. La poesia era bella. La malinconia dell’autore si fuse con la sua. Le parole uscirono ad alta voce, senza pensarci.
«Chi sei?» gli chiese.
«Un tuo fan, incantato dalla tua voce», arrivò la risposta.
Alba esitò.
«Non voglio parlare con profili falsi. Potresti farmi del male», rispose dopo un po’.
«No, Suono. Mai!» scrisse lui. «Se dovesse uscire da me una parola sbagliata, bloccami all’istante.»
«Io non mi chiamo Suono. Io sono Alba.»
«Per me sei Suono», disse lui, «perché la tua voce è melodia. Le tue interpretazioni mi incantano.»
Non riuscì a resistere alla passione per la poesia. Iniziò ad annotare il testo, analizzò le emozioni dell’autore e sentì la sintonia con le proprie. La sua voce scorreva come un torrente di montagna in un giorno di pioggia, a volte calma, a volte potente, capace di travolgere con il suo impeto.
Senza riascoltare la registrazione, la inviò. Era immersa nella natura, dove alberi, uccelli e il profumo dei fiori la chiamavano dolcemente. La sua poesia era sublime.
Il messaggio successivo arrivò subito:
«Puoi rileggere questa strofa un po’ più forte? Non imprigionare la voce.»
Alba sorrise: «Dannazione, mi sta dando lezioni di lettura!» pensò. Tuttavia, lo fece.
«Leggila tutta, senza interruzioni», scrisse poi.
«Perché non la leggi tu?» rispose Alba, infastidita dalla richiesta poco delicata.
«Perché io non ho la tua voce. Dio ti ha donato qualcosa di prezioso.»
Alba provò a immaginarlo: giovane o vecchio, bello o brutto? Ma la risposta non arrivava. Solo la voce della poesia stava creando un altro mondo; un legame magico tra due anime lontane.
Per molto tempo Alba continuò a leggere le sue poesie. Ogni parola, ogni verso, era come una luce nascosta che penetrava nella sua anima. La sua voce interpretativa dava vita alle sue parole e così, tra il silenzio e le righe scritte, nacque un rapporto insostituibile. Una relazione che non aveva bisogno di volti, di contatti, di sguardi.
Lui restava un mistero. Non lo aveva mai sentito, non lo aveva mai visto. Ma ogni verso, ogni suono della sua voce, la legava a lui più di qualsiasi parola potesse dire. Era un legame fragile e potente, come un fiore che cresce tra le rocce, come un fiume sotterraneo che trova la strada verso il mare.
E dentro di lei nacque un bisogno che non poteva negare: il desiderio di incontrarlo, di vedere il volto dietro la poesia, di sentire che non era solo versi e parole, ma anche un corpo, un respiro, un’esistenza reale.
«Voglio incontrarti», gli scrisse.
«Ho bisogno che tu diventi voce, volto, corpo… che esca dall’ombra delle parole.»
Aveva appena terminato la lettura dell’ennesima poesia che lui le aveva inviato.
Ora non aveva più bisogno di indicazioni. Si era trasformata non solo nella voce, ma anche nell’anima delle sue poesie.
Le sue parole respiravano attraverso di lei.
Quando le aveva scritto per la prima volta, non aveva mai pensato che si sarebbero incontrati. Tantomeno che sarebbe stata proprio lei a chiedere quell’incontro.
Lui esitò un istante, sospeso tra la risposta e il silenzio.
«No, Suono», scrisse infine.
«Voglio restare in questa dimensione. Oscillare tra il reale e il virtuale, e che tu mi veda solo con gli occhi della fantasia.»
«Non mi basta», rispose lei.
«Conosco la tua mente, ma non il tuo volto. Conosco la tua anima, ma non la tua voce.»
«Tu conosci la parte migliore di me», scrisse lui. «L’essenza. Quella che non invecchia, che resiste alle malattie, al tempo.»
«Stai facendo il misterioso?» ribatté lei ridendo, accompagnando il messaggio con un’emoji giocosa.
Non tornarono più su quell’argomento. Lei capì che era inutile insistere; non gli avrebbe fatto cambiare idea.
Continuò a leggere le sue poesie, a inviargliele con la voce che tremava per l’emozione, a ricevere i complimenti che le arrivavano come carezze.
E ogni volta che lui la chiamava “Suono”, lei si immaginava distesa sulle linee del pentagramma, come un dolce “La” che accarezza l’orecchio e svanisce lentamente nell’aria.
Finché, un giorno, i suoi messaggi cessarono.
Lui scomparve, così come era arrivato: all’improvviso, senza rumore, come una magia che si spegne senza lasciare traccia.
Gli scrisse. Non ricevette risposta.
«Le persone sono strane», pensò.
«Vanno e vengono senza preavviso, senza spiegazioni. Forse se ne vanno quando hanno concluso la loro missione nella nostra vita. Quando non hanno più nulla da dare…
Ma da lui mi aspettavo un addio.»
Per giorni controllò Messenger.
Ogni volta che arrivava un messaggio, il cuore le batteva forte, ma quando vedeva che non era lui, la tristezza le pesava sul petto.
Le aveva lasciato un vuoto insostituibile.
Domande senza risposta.
Silenzio che faceva male.
Fino al giorno in cui quella donna sconosciuta le apparve davanti e le porse la lettera.
“Ciao, Suono.”
Il percorso verso casa lo fece quasi di corsa. E in un fiato lesse ciò che non avrebbe mai voluto leggere:
«quando leggerai questa lettera, io non ci sarò più. Sono andato là dove spero di trovare la pace eterna. Mi sono stancato di lottare con la morte. Alla fine, mi sono arreso, perché mi cullasse tra le sue braccia.
Ho combattuto a lungo. Anche quando la voce mi ha abbandonato. Anche quando le corde, che i medici mi hanno tolto, mi hanno portato via ciò che ero.
Ho combattuto anche quando la forza mi lasciava lentamente. E tu, con la tua parola, sei diventata la mia forza. Mi hai riempito le giornate. Non mi hai lasciato morire nella solitudine.
Ora me ne sono andato, ma sono in pace con me stesso. Perciò non rattristarti.
Quando sentirai la mia mancanza, leggi le mie poesie. Lì dove tu dai loro l’anima, vive anche la mia anima.
E quando la tua voce tremerà per l’emozione, quando il cuore ti batterà forte, sappi che uno di quei battiti sono io.
Ti voglio bene e ti auguro il meglio di questo mondo!
Addio, Suono mio!»
TU PER ME SEI SUONO
Con cadenza settimanale presenteremo una serie di racconti tratti dalla raccolta "Amori impossibili" di Erida Petriti: storie di legami intensi, spesso incompiuti o realizzati a metà, e della sofferenza che lasciano dietro di sé. Storie diverse tra loro, ma che le accomuna il filo sottile dell’incompiutezza.


