Belluno, la provincia che fu Reich

Ottanta anni fa tornava all’Italia il territorio che Hitler aveva sottratto a Mussolini. Una storia dimenticata di resistenza e identità.


Il 1° gennaio 1946 Belluno tornava italiana. Perché per quasi due anni quella provincia veneta era stata qualcos’altro. Non era più italiana, non era stata della Repubblica di Salò. Era stata tedesca.

L’anomalia veneta

Mentre Venezia, Padova, Verona , Treviso Vicenza e Rovigo finivano sotto il controllo della Repubblica Sociale Italiana dopo l’8 settembre 1943, Belluno prendeva un’altra strada. Il 10 settembre, appena due giorni dopo l’armistizio, le truppe tedesche non si limitarono a occupare il territorio: lo sottoposero ad amministrazione diretta nazista. Insieme a Trento e Bolzano, Belluno fu staccata dall’RSI e aggregata nella Operationszone Alpenvorland, la Zona d’Operazioni delle Prealpi.

Non era un’occupazione militare temporanea. Era amministrazione diretta del Reich. Franz Hofer, Gauleiter del Tirolo-Vorarlberg, governava come Commissario Supremo. Tribunali tedeschi, poste tedesche, funzionari tedeschi. La burocrazia nazista sostituì quella italiana . L’obiettivo era chiaro: germanizzazione graduale, controllo del corridoio alpino, annessione definitiva a guerra vinta.

Belluno non fu una provincia della RSI. Fu un territorio sottratto all’Italia e inserito in un progetto espansionista tedesco che guardava al dopoguerra.

Perché la Resistenza fu diversa

La particolare intensità della lotta partigiana bellunese si spiega anche con questo. Quando a Belluno si combatteva contro i nazisti, non si combatteva solo il fascismo: si combatteva un’occupazione straniera su suolo italiano da secoli. La percezione era quella di un’aggressione esterna, di un territorio invaso e amministrato da una potenza straniera.

Diversa la situazione di Trento e soprattutto Bolzano, italiane solo dal 1918, segnate da profonde fratture identitarie che resero la Resistenza più complessa e meno diffusa, pur presente e coraggiosa. A Belluno l’identità italiana era consolidata. L’annessione tedesca fu vissuta come intollerabile.

La repressione fu feroce. La macchina bellica e burocratica nazista non faceva sconti: esecuzioni sommarie, rappresaglie, rastrellamenti condotti con la spietatezza tipica delle SS. Ma la Resistenza reggeva, alimentata anche da quel senso di liberazione nazionale che altrove, nel Nord occupato, era meno netto.

Il ritorno

La liberazione militare arrivò tra fine aprile e inizio maggio 1945, con l’insurrezione partigiana e l’avanzata alleata. I Comitati di Liberazione Nazionale presero il controllo, le ultime sacche naziste furono cacciate.

Ma il ripristino formale della sovranità italiana fu un processo più lungo. L’OZAV cessò con la sconfitta del Reich, ma ci vollero mesi perché l’amministrazione italiana tornasse pienamente operativa. Il 1° gennaio 1946 segnò il completamento di questo passaggio: Belluno, fu reintegrata nella piena sovranità dello Stato italiano.

Per Belluno non fu solo un atto burocratico. Fu la riconquista di un’identità territoriale e nazionale che per quasi due anni era stata negata. Una provincia declassata a pedina strategica sul confine alpino tornava a essere parte integrante dello stato e poi della Repubblica.

Una memoria da recuperare

Ottanta anni dopo, questa storia resta ai margini della memoria pubblica. L’OZAV (Alpenvorland) è una sigla che dice poco ai più, la specificità dell’esperienza bellunese viene spesso appiattita nella narrazione generale della Resistenza italiana. Eppure quella differenza c’era, ed era sostanziale.

Ricordare la restituzione di Belluno significa riconoscere che non tutte le province del Nord vissero la stessa occupazione. Che la lotta partigiana ebbe sfumature diverse, motivazioni diverse. Che in alcuni luoghi si combatté non solo per liberare l’Italia dal fascismo, ma per liberare un pezzo d’Italia dall’annessione straniera.

La provincia che tanto aveva sofferto le logiche di confine e le ambizioni geopolitiche dei regimi tornava, definitivamente, a casa.

Christian De Pellegrin
Vive a Belluno, ha 44 anni. Ex sindacalista, si interessa di politica, storia e temi legati al mondo del lavoro e alla vita delle comunità di montagna.

1 COMMENT

  1. E’ una storia che ignoravo, credo dimenticata anche da molti altri. Interessante, da approfondire; chissà se qualcuno è ancora vivo e memore , in grado di raccontarci quel periodo.

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