Semestre filtro: il frutto di una politica inadeguata

Doveva essere la risposta “razionale” al caos dei test di medicina, l’alternativa meritocratica al numero chiuso, il ponte tra scuola e università capace di selezionare i migliori senza l’arbitrarietà di una prova a crocette. Il semestre filtro si è invece rivelato per quello che molti temevano fin dall’inizio: una riforma fragile, improvvisata e profondamente iniqua. Un flop politico e accademico, i cui effetti stanno già producendo danni concreti su studenti, università e sistema sanitario.

La promessa era semplice: valutare gli aspiranti medici sul campo, attraverso mesi di studio e di esami universitari, premiando costanza e preparazione reale. La realtà è stata ben diversa. Il semestre filtro ha trasformato l’accesso a medicina in una competizione estenuante e opaca, dove migliaia di studenti hanno investito tempo, risorse economiche ed energie senza alcuna reale garanzia di equità o di trasparenza nei criteri di selezione.

Le conseguenze sono devastanti, anche sul piano umano. Studenti lasciati per mesi in una condizione di incertezza totale, sottoposti a una pressione competitiva estrema, spesso senza alcun supporto psicologico. Per molti, il semestre filtro si è tradotto in un vicolo cieco: tempo perso, crediti inutilizzabili altrove, scelte di vita rimandate o compromesse. Una selezione che non orienta, ma scarta.

E mentre la politica rivendica il “coraggio” della riforma, il sistema sanitario continua a fare i conti con una carenza cronica di medici. Il paradosso è evidente: si rende più tortuoso l’accesso alla formazione medica proprio mentre ospedali e territori sono allo stremo. Il semestre filtro non ha risolto il problema del numero programmato, lo ha solo mascherato, scaricandone i costi sugli studenti.

Ma alcuni studenti hanno deciso di reagire, e in occasione della festa politica di Atreju hanno contestato la ministra dell’università Bernini.

Indovinate un po’ qual è stata la risposta della ministra?

Esatto, il solito “siete dei poveri comunisti!”.

Questa volta però il gesto non ha ottenuto il risultato sperato: insultare dei ragazzi che contestano una ministra non in veste di rappresentanti politici, ma come studenti (che magari alle urne votano anche a destra), ha dimostrato un’insensibilità atroce.

La ministra, colta di sorpresa dalla contestazione, e senza risposte concrete alle domande degli studenti, ha scelto la strada più semplice: l’insulto, per distrarre l’attenzione e risultare simpatica al proprio pubblico.

Questo flop non è un incidente di percorso, ma il frutto di una politica inadeguata, incapace di ascoltare università, studenti e professionisti della sanità. Una politica che ha preferito una soluzione di facciata a una riforma strutturale seria, fondata su investimenti, programmazione e qualità della formazione.

Il semestre filtro doveva essere un’opportunità. È diventato un fallimento annunciato.

Tommaso Syrtariotis
Studente di giurisprudenza presso UniPd Membro dei Giovani Democratici Marcon e dei Giovani Democratici Venezia Appassionato di politica, giornalismo, storia e molto altro.

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